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Oggi è sabato. Manca solo l’aprire il cassetto per tirare fuori l’abbonamento e, per il resto, rifaccio esattamente quel che compio tutte le volte che vado alla partita. Gesti che si ripetono, gesti fatti con lo stesso amore, gesti di un tifoso. Solo una cosa è diversa: l’orologio mi dice che è il momento di andare esattamente nell’istante in cui, normalmente, segna il tempo del mio arrivo al Partenio. Il ritardo non è dettato dal disinteresse, ho deciso giorni fa e per esserci ho dovuto risolvere vari problemi: non sarei mancato per nulla al mondo. In realtà, è che la collera è un bagaglio assai difficile da sollevare, ben più pesante della speranza che mi è compagna tutte le volte che vado allo stadio. E’ tutto così triste. In macchina, a farmi compagnia, non c’è il solito cd, “Il gladiatore biancoverde”, sostituito da ciò che da qualche giorno sto ascoltando: Fiorella Mannoia. E’ la sua voce a cullare la mia malinconia, mentre mi chiedo “che sarà?”. Che sarà oggi? E domani? E domani l’altro? Piccola grande squadra mia, amante mia, che sarà di noi? Non ho risposte e canto anche io assieme alla Mannoia: sono sogni e cicatrici sono lacrime e radici le parole che nascondo dentro me scorrono e si confondono in fondo all'anima fin dentro l'anima vita vita che vita sarai che saremo che sarà di noi in questo tempo che non basta mai vita vita che vita sarai chiudo gli occhi e non so dove mi porterai dove mi porterai. Parcheggio al solito posto. Guardo lo stadio. Stavolta non ho fretta di entrare, non ho ad aspettarmi un prato verde su cui immaginare la partita che sarà, non dovrò prendermi in giro dicendomi che me ne starò calmo: più calmo di così sarei solo da morto. Volti noti, volti nuovi. Io ed miei amici: gente a cui questa squadra cambia le giornate. Ieppariello mi avvicina, mi intervista. Sono teso, mi accorgo che faccio fatica a parlare: è dura doverlo fare con la rabbia di tifoso da tenere a bada e l’emozione che una telecamera, a cui non sono abituato, incute. Scrivere è più facile, indubbiamente. Ho parlato di passione e l’ho fatto a modo mio: con l’anima. Ci muoviamo. Attraversiamo le strade urlando il nostro amore ferito. Siamo in tanti, anche di più di quanti ve ne siano al Partenio, in certe gare e sempre più spesso. La gente ai lati delle strade applaude ed uguali applausi li noto, quando alzo la testa , provenire dai balconi di molti palazzi. Mi sembra di rivivere le stesse immagini di quei vecchi filmati, in banco e nero, delle strade delle città italiane attraversate dai soldati americani, il giorno della liberazione. Ma Pugliese è ancora lì? Certo! Ma noi, oggi, abbiamo liberato il nostro essere tifosi da una coltre di apatia, di abitudine al peggio, di rassegnazione all’inevitabile e dal pericolo che la dilagante indifferenza colpisse anche noi e ci portasse ben presto a dire: “basta”. Noi oggi non dovevamo “costringere” Pugliese a cedere, non dovevamo indicare nuovi proprietari né le condizioni per quantificare e determinare l’ipotetica cessione; noi dovevamo fare qualcosa di molto più importante, dovevamo impedire a noi stessi di diventare come Pugliese: lui carnefice della società e noi becchini che giorno per giorno seppelliscono se stessi e le proprie sciarpe. Una mamma, una carrozzina, un bambino vestito di verde è l’ultima immagine, bellissima, che ci portiamo via. Franco, Paolo, Carla lasciano la piazza per mettersi in viaggio ed andare a Mantova, io accompagno Donato e salgo in macchina, senza più rabbia, senza più collera. La tensione è andata via ed anche la paura che, come tanti, anche a me, anche a noi, possa accadere ciò che la sofferenza ha determinato in tanti, troppi. Accendo una sigaretta, la macchina si avvia; ancora la musica, ancora Mannoia a farmi compagnia: Per noi che non gridiamo mai che non cerchiamo eroi che siamo in mezzo alla tempesta ritornerà per noi l'azzurro e la magia il lampo di un'idea la voglia di non dire basta sognando ancora un po' il buio scioglierò che tu ci creda o no Pugliè, che tu ci creda o no, la nostra passione sopravviverà a te ed alla tua solitudine. Oggi ne ho la certezza. _________
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