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Sarebbe bello se, in questa recita collettiva, io fossi il Tom Cruise dell'Ultimo Samurai, sarebbe bello se, pensando al nostro amato lupo, avessi già adesso la forza per pronunciare queste parole: "Io vi dirò come è vissuto". Purtroppo, sono solo un tifoso che soffre, stanco, impaurito, di quella paura di chi si sente solo e non sa cosa farà domani, e con tanta rabbia in corpo. In questa notte bruciata dalle tante sigarette che sto divorando e bagnata dalla lacrime che, tanto cercate, finalmente escono, consegnarmi al passato, ai ricordi, è cosa che non riesco a sopportare ancora. Troppo atroce, troppo crudele il tuffarmi nel libro di ciò che ho vissuto e perduto da appena poche ore. In questa notte che non passa mai, mentre attendo che il sonno venga a risparmiarmi qualche attimo di sofferenza, mi è assai più facile consegnarmi alla rabbia e dirvi come è morto il lupo. E l’ironia, perdonatela, è l’arma migliore, forse l'unica, per dare alla rabbia, alla collera, alla sofferenza, un percorso non pericoloso. Perché nessuno dimentichi! Tra poker, mosca cieca e giochi di guerra. Così è morto il lupo Mentre i tifosi soffrivano, si consumavano nella snervante attesa di qualcosa che potesse restituire loro quel LUPO tanto amato, chi di dovere, chi avrebbe dovuto e potuto far sì che non scomparisse l'U.S.Avellino1912, passava il tempo a giocare: poker, mosca cieca e giochi di guerra. L'assessore Biazzo, che aveva alle spalle il sindaco Galasso, senza scoprire mai le carte, si era dato al poker e, quando comunicava il punto, chiedeva di essere creduto sulla parola. Ad inizio di partita, interrogato, dichiarava: "Bene così...servito"; l'equivalente del "sto bene"...a sette e mezzo, insomma. Per chi non lo sapesse, a poker tradizionale si gioca con cinque carte e se quelle che hai in mano sono cinque carte utili, come Biazzo sosteneva, non si chiede e non si accetta di cambiarne alcuna. Ad inizio di avventura, ormai tanto tempo fa, cinque imprenditori irpini in mano all'assessore e tutti a pensare: “Questo ha in mano una scala, magari non sarà proprio reale, sarà na scalella minima, ma po' bastà". Oddio, non tutti, diciamo solo i complici, i fessi e tanti ingenui, perché in molti, invece, cominciavano a cantare, in riferimento alla cordata irpina: “Faccela vedé…faccela toccà…faccela vedé…faccela toccà”. Altro giro e Biazzo, al mazziere che gli chiedeva quante carte volesse, rispondeva: "la metà". Attimi di perplessità: quant'è la metà di cinque? Neanche il tempo di prendere ed usare la calcolatrice, così da vedere se la metà di cinque potesse mai fare tre oppure due e Biazzo comunicava di avere in mano una coppia: due gli imprenditori a disposizione. Bisogna sapersi accontentare nella vita: c’è chi ha partorito sette spose per sette fratelli e chi, come Biazzo, due piani per due imprenditori. "E ce la vuoi far vedere questa coppia?" chiedevano tutti. Ma l'assessore, che alla Rai faceva il giornalista, mica il varietà, chiedeva di essere creduto sulla parola. "Parola", nel poker, è il termine con il quale si cede la mossa al giocatore successivo, riservandosi di intervenire quando sarà nuovamente il proprio turno, ma il turno di Biazzo sembrava non arrivare mai e così, interrogato e chiamato a scoprire la proprie carte, ripeteva all'infinito: "parola"...anzi..."parole"..."parole"..."parole". Per quei pochi che non lo sapessero, al poker, gli inglesi usano il plurale e l'assessore, cittadino del mondo, l'inglese lo conosceva bene. Infine, notizia del penultimo giro, del penultimo piatto, Biazzo faceva sapere di avere in mano un tris...ma non di assi, diciamo un asso e due scartine. Per poi giungere, il giorno in cui si scoprono le carte, di nuovo alla coppia in mano, ma una delle due carte l’aveva pure perduta e quella ancora a disposizione, la carta da giocare, in realtà, soffrendo di solitudine, non aveva voluto saperne più manco essa. Insomma, l’Assessore, a quel punto, dinanzi alle telecamere, il giorno del giudizio, abbandonava il poker e si consegnava al cinema. Parlava del film della sua vita e degli ultimi giorni trascorsi, immagini in bianco e nero, parlava di carcerati che tifavano, di notti passate a cercare, di porte sbattute in faccia, di cene non consumate, di ferie saltate e di schede telefoniche “appizzate”. Lui non lo diceva, lo aveva omesso dall'elenco delle tante cose fatte in quei lunghi giorni, perché non amava esagerare, ma in tanti gli riconoscevano anche un'altra grande fatica: scrivere su face book, leggere e rispondere a tanti, ma proprio tanti, per rispetto dei tifosi, della città e della verità. Intanto, in tutto questo tempo, gli altri protagonisti, gli altri eroi avevano giocato a nascondino. Il primo a nascondersi era stato Preziosi, immediatamente dopo il risultato elettorale, e nessuno era riuscito più a trovarlo; seguito a ruota da quattro del suo stesso schieramento: il Presidente della Provincia, il Presidente del Coni Regionale, l'ex Presidente dell'Avellino ed il tifoso biancoverde. Ma, mentre del primo si erano perse completamente le tracce, qualcuno narra di averlo visto su qualche montagna sperduta alla ricerca di un'altra idea geniale, qualche altro assicura di averlo visto nei dintorni di Aversa alla ricerca di un tizio che lo aiutasse a capire perché la storia di "1/4-1/4 ed 1/4" avesse fatto ridere tutti, gli altri quattro della compagnia del buon Sibilia, ogni tanto comparivano e facevano sapere che si stavano dannando l’anima per cercare Macalli, un altro che si era nascosto, in ospedale, dicono. Ed, in ogni caso, toccava al sindaco, secondo questi quattro, giocare coi tifosi e con Pugliese. E il sindaco non si sottraeva, da uomo coerente, da uomo di parola: aveva detto che avrebbe iniziato a giocare dal giorno dopo il risultato elettorale e così faceva. Si nascondava dietro Biazzo: trovarlo non era facile, ci stava e non ci stava..stava qua...stava là...stava a Norcia...forse a L'Aquila, qualche volta in qualche bar di tifosi. Ma la sua grandezza, in questa vicenda, stava nel parlare poco: uomo di azione e non di facili passerelle, aveva lasciato la ribalta all'assessore; non senza, però, rassicurare tutti sul fatto di essere assai fiducioso e non senza aver garantito che "entro domani...o dentro o fuori e saprete la verità". Che bella la parola "domani"...che bella. Pensate che su questo termine, un grande della risata, costruì uno sketch; lo ricordate? "Ma tu avevi detto che mi pagavi domani"..."appunto, domani". E così si giungeva all'ultimo giorno, quando di “domani” non ce ne stavano più. Non si nascondeva, non giocava più e veniva allo scoperto. Dopo aver dato l'annuncio ufficiale della morte del LUPO, consegnava al fido Biazzo il compito di relazionare su come si fosse arrivati a tanto. Biazzo, quello che giocava a poker , un po’ teso, ma per questo, va compreso, iniziava ad “arrevogliarsi” nelle carte, mancava poco che ripetesse la scenetta del famoso 1/4-1/4 ed 1/4. Allora, il primo cittadino, (ì che ciorta: certi tifosi, che pure avevano promesso che “chiunque sarà il sindaco, non lo lasceremo in pace”, l’unico momento di fastidio -inteso, sia chiaro, come pressione civile o richiesta di chiarimenti veri, del tipo “Mo’ basta, ora ci fai sapere i fatti”-, dicevamo, l’unico fastidio che gli avevamo dato era stato uno striscione annaz’a casa, laddove ad una certa Rosetta, a Napoli, i tifosi, certi tifosi, l'avevano messa in croce), ebbene, ad un certo punto, il Sindaco toglieva la parola a Biazzo, girava verso sé i microfoni, con il movimento della sedia diceva all'assessore "fatti più in là", si sistemava al centro e raccontava: "allora, allora, chiaramoci...il discorso vero è questo: la non disponibilità di imprenditori a mettere mano alla tasca, è inutile girare intorno alle cose". A questo punto, Biazzo, si alzava e se ne andava. I cinque, i 2,5, il poker, il tris, la coppia, i piani A e B studiati, gli imprenditori pronti all'esborso di otto o nove milioni, più quelli necessari a fare la squadra, quando ormai si era alla stretta finale ( “Mi hanno chiesto il massimo riserbo ed io non posso tradire la loro fiducia, posso solo dire che a breve si arriverà alla stretta finale”..."L’operazione – conclude l’assessore uscente – potrebbe aggirarsi intorno agli otto/nove milioni di euro. Senza dimenticare però che c’è una squadra da allestire ed un campionato da affrontare”- Irpiniaoggi.it), mai esistiti. Sì, vabbuò, questo lo pensate voi, Biazzo non solo rimaneva là, ma riprendeva a giocare a Poker: "Parola"..., anzi, sempre all'inglese, "Parole"...."Parole"...Parole", fino a che uno gli urlava: "Tornatene a Napoli". Ma, tale invito, arrivando dal fondo della sala, veniva recepito male dall’Assessore che, per dimostrare che avesse fatto di tutto, anche di più, rispondeva: “E che ci vado a fare? Abbiamo fatto pure questo: ho mandato a Napoli, proprio ieri sera, l’ultimo imprenditore rimasto di una cordata i cui nomi erano coperti da segreto istruttorio; è andato a cercare rinforzi ed è tornato a mani vuote”. Il resto della conferenza stampa è materiale per Verdone. Specchio fedele di ciò che la politica riesce a produrre oggi ad Avellino. A nascondino avevano giocato anche certi tifosi, in queste lunghe settimane: nessuno li aveva visti, nessuno li aveva sentiti, a parte una volta costretti dagli eventi e da altra iniziativa ed a parte il giorno prima, quando, non avendo nulla di meglio da fare, proprio il giorno in cui, in teoria, E SOLO IN TEORIA, sia chiaro, ci sarebbe potuto essere un ripensamento da parte del grande Amministratore Unico, sono andati a fare la guerra a Pugliese. Tempismo eccezionale. Pugliese, l'amministratore unico, quello che o parla, parla, parla...o perde 'a lengua, avete capito vero?, Pugliese, dunque, in questa storia finale, aveva fatto più di tutti: aveva giocato a poker, aveva giocato a nascondino e si era dato anche ai giochi di guerra. Ma mica si divertiva a fare la guerra a quei pochi del condominio o del vicinato? No: la guerra al mondo intero. D'altra parte, spesso lo si è sentito dire: "Ce l'hanno tutti con me". (oddio, qualche volta si era ‘mbriacato coi numeri ed aveva detto che solo lo 0,5% ce l’aveva con lui) Pugliese, quello che qualcuno chiama Attila, per la nota vicenda del filo d'erba che non cresce dove passa lui (chiedere nei dintorni di Marcianise, per esempio), quello che qualche altro chiama Saddam, perché è sempre pronto alla madre di tutte le battaglie, almeno con la vocca (perché, lo dicono i fatti, appena c’è da mostrare le palle scompare sempre); in realtà, è solo uno che amava chiudersi nel suo quartier generale per giocare con i comunicati, attraverso i quali annunciava la guerra e la distruzione, tramite querela, di chi osava anche solo criticare. Da qualche tempo, almeno dallo scorso anno, aveva alzato il tiro e minacciato di distruggere l'Avellino e per sempre. Insomma: la fine del mondo. In questo tempo lo si era visto trasformarsi sempre più spesso in Al Pacino - made in Frigento, e, come Scarface, urlare: "Volete la guerra, eh? Volete la guerra? E allora facciamo la guerra"...e poi…”li schiaccio questi scarafaggi...li schiaccio"… ed ancora... "Avanti! Coraggio! E allora? Adesso vi basta? Eh? Brutti finocchi bastardi! Volete eliminarmi? Vi ci vuole tutto l'esercito per eliminarmi! Avete sentito? Io vi spedisco tutti quanti all' inferno!". Che grande attore l’Amministratore Unico, capace di essere l’Al Pacino spietato ed un minuto dopo lo si vedeva vestire i panni del Cristo dei miracoli o del perdono o della misericordia. Davvero spettacolare quando vestiva i panni del tifoso ed, indimenticabile, da meritarsi l’Oscar, è quando aveva recitato la parte nel film “Codice d’onore” e, cambiato battuta, aveva detto: “I tifosi devono stare tranquilli, fino a che l’Avellino sarà nelle mani della famiglia Pugliese non fallirà mai”. Ma il ruolo in cui era veramente se stesso, quello dove non ha bisogno di recitare, era quando, dopo aver distrutto tutto, lo si sentiva dire, come Jack Nicholson, nelle vesti di Frank Costello, nel film “Departed- Il bene e il male”: “non si piange sugli italiani versati”….e figuratevi sui tifosi dell’Avellino, aggiungo io. E fu così che, tra poker, mosca cieca, e giochi di guerra, questi ed altre comparse incappucciate, hanno ucciso il lupo ed una storia lunga quasi un secolo. Io non li perdonerò mai. MAI!
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