Anno 3 - Giorno 361
Mercoledì, 10 marzo 2010
Benvenuto, Visitatore.
Attualmente sul Pianeta:
 2791 visitatori e 559 utenti online

Ultime discussioni

Real Madrid fatto fuore dal Lione :shock:

Home Biblioteca Dal libro dei ricordi L'anno che è passato
L'anno che è passato PDF Stampa E-mail
Venerdì 01 Gennaio 2010 08:57
  Scritto da LupoDentrooo   

L’anno che è passato incominciò nel migliore dei modi, con una notizia “intima e riservata”, direbbe la bambina di “Io speriamo che me la cavo”, portataci il Primo Gennaio da Geremia, Lupone61: “Ho saputo che sono stati pagati gli stipendi a tutto il 30.9.2008 con scadenza al 31.12.2008….Qundi è scongiurato, almeno per ora, la possibilità di ricevere altri punti di penalizzazione. Ogni tanto da questa società arriva anche una buona notizia! Ora, avanti con il rafforzamento della squadra e speriamo che questo 2009 ci porti la prima salvezza (sul campo) in B del 21° secolo!”.

Meno di 12 secondi ed Aldair urlò: “W Lupone61”, aggiungendo anche che “Chi dà buone notizie il primo dell'anno dà buone notizie tutto l'anno”. Il Geremia foriero di buone nuove lo stiamo ancora aspettando, 365 giorni dopo. Ma non è colpa sua, ovviamente.

Il 5 gennaio ci fu l’amichevole con la Paganese dello “Special One dei poveri”, tale Eziolino, ma più che della partita quel giorno si parlò della mancata presenza di Pellicori; assenza che venne interpretata come conferma della sua imminente partenza. L’ufficialità la si ebbe da lì a poco, prima l’annuncio sul sito ufficiale del Grosseto e poi su quello dell’Avellino: scambio Pellicori-Sforzini. Un doppio colpo della nostra dirigenza: partì un calciatore che tanto aveva dato il campionato scorso e ancor di più aveva rotto in questo successivo ed arrivò un attaccante forte e, soprattutto, motivato. Felice Pellicori, felici tutti noi.

“E cosa vuoi di più dalla vita?”, pensammo allora. Avremmo recuperato, finalmente, De Zerbi, avremmo avuto, altrettanto finalmente, un attaccante e non più un fantasma. “Una punta di riserva”, risposi io e risposero in tanti. “Aubameyang basta e avanza”, disse Pugliese e dissero altri, per la serie ‘o sparagno nunn'è mai guadagno.

Qualche giorno dopo a lasciare l’Avellino fu il Dott. Lanni. Il 7 gennaio l’annuncio ufficiale. Ne fummo dispiaciuti: con il dottore, quel giorno, andarono via anche quelle indimenticabili esultanze, tipiche di un un tifoso grandissimo e mai cresciuto.

Il 10 gennaio quel che avevamo immaginato ci apparve realtà: 4 a 3 sul Modena, splendido De Zerbi, autore di due grandissimi goal, e “presentazione” di Sforzini con tutto il repertorio del centravanti completo, rete compresa. Potevamo credere più che mai ad un 2009 che finalmente ci risparmiasse ciò che i suoi colleghi più giovani ci avevano puntualmente consegnato.

La domenica successiva ci fu la conferma di una squadra che mostrava il coraggio, la fame e la sfrontatezza del suo allenatore, quel Campilongo arrivato a sostituire Incocciati: grande prestazione e pareggio per 1 a 1 sul difficile campo dell’Empoli. Ancora in goal, e che goal, Sforzini su assist di Roberto De Zerbi.

Ma fu nella seconda consecutiva trasferta, il 24 gennaio, a Livorno, che realizzammo che mai come questa volta avremmo potuto salvarci. In casa di una grande, una prova bellissima dell’Avellino ed al fischio finale tanto rammarico si impossessò di noi: al 91mo, su un capolavoro di De Zerbi, Koman sprecò l’incredibile occasione per tornare a casa coi tre punti. “Sognavamo l’America”, per dirla con parole altrui.

Le partite successive, a cominciare dalla sconfitta casalinga con la Triestina, ci riportarono tutti coi piedi per terra: se salvezza sarebbe stata l’avremmo ottenuta faticando e sputando sangue fino all’ultimo secondo dell’ultima gara. Il timbro a questa nostra dimensione lo mise la 24ma giornata: sonora sconfitta patita a Cittadella, 4 a 0 e tutti a casa. Era il 9 febbraio. In seguito registrammo pareggi, sconfitte, la vittoria col Vicenza ed un clamoroso furto subito contro il Mantova: Locatelli e l’arbitro, quel giorno, 9 marzo, scrissero una brutta pagina di sport.

Il 5 aprile, col 3 a 0 rifilato all’Ancona, opera di una convincente prova collettiva e soprattutto del duo delle meraviglie De Zerbi-Sforzini (due reti il primo, una il secondo), si chiuse il nostro campionato, esattamente il giorno nel quale ci appariva nuovamente in discesa il cammino che avrebbe dovuto portarci alla salvezza. Quella vittoria ci ridiede entusiasmo per qualche ora, il tempo di registrare due brutte notizie, commentate così da Aldair "Tutte (ma proprio tutte) le nostre chances salvezza affidate ai gemelli del gol ed entrambi fuori. Eccheccazz!!!!" e così da LupoDan "Ormai 'a jatta nera quanno ci vere si fa 'na rattata". Si trattava degli infortuni di Sforzini e di De Zerbi; non li avremmo visti più giocare, al loro posto Aubameyang e Visconti. Per la serie 'o cane mozzeca 'o stracciato.

Il prosieguo fu semplicemente un aggrapparsi alla speranza folle del tifoso; in realtà, lo pensavo allora, lo penso oggi, il 5 aprile finì il nostro campionato, pur non mancando qualche momento in cui sembrò comparire una “lenza” di sole. Assai tiepida, certo, ma il cuore del tifoso si scalda con poco.

Il 23 maggio ci lasciò per sempre Arcangelo Iapicca, l’indimenticato presidente che portò l’Avellino in serie A. Come erano lontani quegli anni, collocati un angolo del mio cuore, un cuore pieno della sofferenza per l’ennesima retrocessione e della preoccupazione per il futuro che, sentivo, sarebbe stato nero come mai. Ero convinto, non solo io evidentemente, che l’Ill.mo A. D. Signor Massimo Pugliese, che nel frattempo aveva completamente abbandonato squadra e tecnico al loro destino, di lì a poco avrebbe aperto il cassetto e ricacciato fuori quei comunicati e l’intenzione manifestata l’anno precedente e accantonata solo perché Franza “gli aveva rubato l’idea”, regalando a lui ed a noi nuovamente la serie B.

Attendemmo poco: il 31 maggio, con la sconfitta casalinga contro l’Empoli si chiuse il campionato ed il 2 giugno il postino biancoverde bussò alla porta dei tifosi e consegnò l’attesa e temuta missiva:
“Al termine della stagione calcistica, comunico ufficialmente l’intenzione che questa proprietà già l’anno scorso aveva maturato e che non aveva poi posto in essere, nella speranza che altri imprenditori manifestassero la volontà di rilevare il club.
Tale intenzione, visti gli impegni legati alle importanti e complesse iniziative imprenditoriali avviate, non può più essere accantonata.

Per questi motivi:
a) La U.S. Avellino, se ancora controllata dall’attuale proprietà, non iscriverà la squadra al prossimo campionato di Lega Pro.
E poi…bla….bla…bla…bla…bla”
.

Cominciò così quella tarantella pugliesiana che sarebbe durata fino al 9 luglio quando l’Ill.mo A. D Massimo Pugliese confermò con un comunicato la decisione di chiudere quella che per lui era una puteca e per noi un libro scritto e letto in anni di amore e passione veri. Venne il 10 luglio, il giorno in cui Pugliese, non senza complici, uccise il lupo e noi. Avevamo urlato “Fate presto”, ci avevano risposto con le slide di una comica fondazione, presentate in una non meno comica conferenza stampa e con cordate certe ("noi siamo seri, preferiamo lavorare in silenzio e non fare campagna elettorale") fatte di cinque imprenditori e poi della metà e poi di uno che era andato a Napoli a cercare soci l’ultima sera utile. Non mancarono neanche “scuuuup biscardiani” (il giorno di Fantoni e chi lo dimentica). La lunga notte del 10 luglio la trascorsi a scrivere la storia di quei quaranta giorni, terminava così: “E fu così che, tra poker, mosca cieca, e giochi di guerra, questi ed altre comparse incappucciate hanno ucciso il lupo ed una storia lunga quasi un secolo. Io non li perdonerò mai. MAI!”

Quaranta giorni, una storia stracciata e poi il senso di vuoto, la paura, la solitudine del tifoso, lo sbandamento, la disperazione. C’era tutto e non le lacrime, però. Per quelle avrei dovuto attendere alcuni giorni, purtroppo: il desiderare che le lacrime bagnino il proprio viso è la certificazione di quanto forte sia il dolore che sta stritolando un uomo.

Dolore che esplose rabbioso il 16 luglio. Quel giorno LupoDan, il più grande cantore della nostra storia ci consegnò “The wolf”, 2’ e 57’’ di struggente passione, di malinconia e di speranza. Dopo un po' guardai quel filmato, sentii freddo e poi urlai sul forum: “Arrestatelo…per il male che ci ha fatto, arrestatelo”. A Daniele i tifosi dell’Avellino devono tanto, io devo anche di più: qualche giorno dopo mi giunse un suo regalo ed un pvt, grazie a lui iniziai a capire ed a credere nel fatto che almeno la speranza che LupoDentrooo potesse ancora vivere la dovevo a me stesso. Mi aggrappai a quella speranza e faticosamente provai a scuotermi.

Si cominciò a parlare di "Lodo dei Poveri", di cordate. Comparvero i Nusco, i Casale, i Taccone, qualche altro e si rifece vivo anche l’Ill.mo A. D. Massimo Pugliese: nun sia mai fossimo riusciti a cancellarlo dalla mente. A conferma delle voci, il 23 luglio, il sito ufficiale annunciò che
“Nella mattinata odierna l’U.S. Avellino ha provveduto a depositare presso la FIGC e la Lega Nazionale Dilettanti richiesta per l’iscrizione al prossimo campionato di Serie D”. Nello stesso comunicato ci informava che ora avanzava una risposta:
“Alla nostra richiesta seguirà la risposta da parte della FIGC e della Lega Nazionale Dilettanti, probabilmente dopo aver interpellato il Sindaco di Avellino”.

E la risposta giunse: “Cumpà…ci vogliono i soldi, mica caramelle. Devi pagare questo…questo…questo e questo… ”.

Come la prese Massimo Pugliese? Ce lo fece sapere con il comunicato del 3 agosto:
“Resto esterrefatto della richiesta pervenutaci dalla F.I.G.C…”

Esterrefatto! L’uomo delle meraviglie si meravigliava, era sbalordito, stupito, trasecolava. Ma esterrefatto è anche sinonimo di atterrito, spaventato. Credo che l’abbia usato in questo senso il termine in questione: quando doveva cacciare i soldi si metteva sempre paura.

Il 10 agosto, qualche minuto dopo le 19, anticipata di poche ore dalla presentazione del tecnico D’Arrigo, giunse la comunicazione ufficiale della determinazione della Federazione: il calcio ad Avellino ripartiva dalla cosiddetta “Cordata Taccone”. Avellino.12 il suo nome. Non esisteva nulla e c’era tutto da fare. Due giorni dopo iniziammo a conoscere i primi nomi ed i primo volti: Inserra, Romano, Lonardo, De Rosa, De Angelis, De Simone e Viscido, questi i primi sette calciatori di una squadra tutta da costruire e tutta da scoprire.

Intanto, un altro ragioniere, non più Macalli, ma Tavecchio, commissario straordinario, aveva stabilito i gironi ed inserito l’Avellino in quello con le squadre siciliane e calabresi: nel girone I, con altre due campane, la Viribus Unitis ed il Sapri. Poi Acicatena, Mazara, Adrano, Modica…ed io pensai: “Grazie Pugliese, grazie ancora. Che Iddiò ti possa ripagare degnamente”.

Il 14 agosto i calendari: debutto in trasferta, a Sambiase, il 6 settembre. Ormai ero pienamente dentro questa nuova avventura, mi restava ancora da scoprire che tifoso sarei stato e quanto della mia passionalità e del mio modo di vivere il tifo da eterno bambino sarebbero sopravvissuti al “dramma” del 10 luglio.

La risposta la ebbi il 23 agosto. Partita di Coppa Italia, serie D, contro la seconda squadra di Benevento. Rimisi piede al Partenio, il posto di sempre. Pochi istanti di gioco, l’arbitro non fischiò un fallo a nostro favore, scattai di corsa lungo le scale ed urlai: “Curnùùùùù è punizioneeeeeee”. Che bello: ero sempre io, lo stesso tifoso di sempre, le emozioni di sempre, la gioia e la sofferenza di sempre ed anche i capelli sudati come sempre, al termine della partita. Il Papillon dei tifosi: “Maledetti bastardi, sono ancora vivo”.

Prima e dopo il 23 agosto: festa di matrimonio e funerale.

Il 20 agosto, anticipatomi da Gino, poi da una telefonata di Puleo ed infine confermato dal sito ufficiale, il ritorno del calciatore degli ultimi anni della storia dell’U.S. Avellino che più ho apprezzato ed amato: Biancolino tornava a vestire la maglia biancoverde. “Il pitone è qui” urlarono i tantissimi tifosi presenti al Roca di San Tommaso e furono baci, abbracci e foto. Il 25 agosto la rottura, l’addio, “il tradimento”, le feroci accuse ed il funerale di certi sentimenti.

A ripagarmi della collera e della delusione patite, dopo giorni di interminabile attesa, provvide il 3 settembre: mancavano pochi minuti alle 20 quando Simone Puleo mi annunciò il suo arrivo per l’indomani. Il giorno dopo ero ad attenderlo all’aeroporto di Capodichino, in quel luogo che a luglio mi aveva visto consumare una delle ultime illusioni.

Il 6 settembre la prima giornata di questo campionato per noi sconosciuto. Pareggio per 1 a 1 a Sambiase.

La prima vittoria giunta soltanto alla ottava giornata, il 25 ottobre, con un rotondo 4 a 0 al Modica.

Il 22 novembre, secondo tradizione del calcio, ma di Avellino ancor di più, a pagare per la deficitaria classifica, ben al di là di quanto anche il più cauto o pessimista dei tifosi avesse mai potuto immaginare, è il tecnico D'Arrigo, esonerato e sostituito da Marra. Sasà è giovane, è un debuttante, avrà da crescere, ma è una persona seria e desiderosa di legare il suo nome ad un'altra impresa in biancoverde. Spero che gli sia data la possibilità di un lavoro nel tempo.

Il resto è storia recente di una storia giovane e tutta da costruire. Abbiamo appena cominciato a farlo, in questa seconda parte dell’anno che è passato non senza averci prima consegnato l’ultimo dispiacere: la morte di Edio Alvino, la voce storica di domeniche lontanissime nel tempo ma non nei ricordi.

Un giorno anche l’anno che è passato sarà un ricordo, lontano eppure sempre vivo. Un ricordo che continuerà a fare male. Parecchio. Una volta ho scritto: “Gran parte della nostra vita non è l’Avellino, eppure l’Avellino è molto della nostra vita. Di cadute questa nostra squadra ce ne ha regalate tante, ci siamo sempre rialzati, abbiamo saputo leccarci le ferite, accettare le cicatrici, attendere che il tempo le chiudesse e, poi, abbiamo imparato a considerarle parte imprescindibile della nostra anima biancoverde”.

Quel giorno io voglio esserci.

Buon anno al lupo, buon anno a voi!

Ultimo aggiornamento ( Venerdì 01 Gennaio 2010 09:14 )