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Io ho letto cose, con questi occhi, io ho ascoltato cose, con queste recchie...e, per evitare che vadano perdute, io ho raccontato cose con questo papiello. Ah, se ad Avellino si frequentasse l'officina della memoria, quante di queste cose, giustificate col ruolo di "Cani da guardia del contadino", non dovremmo più patire. LupoDentrooo
C'era una volta, tanto tempo fa, in una campagna sperza della provincia di Avellino, un giovane figlio, unico, di contadini. Dopo anni di sacrifici, trascorsi tra il duro lavoro della terra ed il gravoso impegno sui libri di scuola, era giunto il momento in cui avrebbe dovuto lasciare la sua casa, i suoi cari, le vacche, le galline, i campi a cui aveva dato tanto e da cui tantissimo aveva avuto. Ancora due giorni coi suoi vecchiarielli e poi un treno lo avrebbe portato nella terra di Bossi. Turista? No, emigrante: si era da poco laureato ed ora si accingeva a recarsi, per lavoro, in una grande città lombarda, dove avrebbe iniziato a mettere a frutto quanto appreso dai suoi studi universitari.
Contento lo era davvero visto che finalmente avrebbe fatto ciò che da bambino aveva sognato, ma nel suo cuore c'era anche altro: malinconia e preoccupazione. La malinconia figlia dell'allontanarsi dal suo mondo e la preoccupazione che deriva dal sapere che i suoi anziani genitori, benché ancora forti ed attivi contadini, senza di lui, sarebbero rimasti soli in quella masseria isolata.
Gioia, malinconia e preoccupazione erano tutte nel suo cuore ed, inevitabilmente, sul suo volto. Scontato che Antonio, il suo caro amico, venuto a salutarlo prima che partisse, se ne accorgesse: -Peppe, che c'è? Mi sembri strano- gli chiese. -C'è che sono preoccupato. I vecchiarielli miei rimarranno soli e questo non mi fa stare tranquillo. Non tanto per ciò che potrebbe accadere durante il giorno, perché papà è pur sempre forte e se qualcuno si avvicinasse con cattive intenzioni dovrebbe fare i conti con il ribbotto, quanto per la notte: non vorrei che qualcuno lo sorprendesse nel sonno.-.
-E vabbuò...ma a questo si può porre facile rimedio: prendi un cane da guardia.-.
Peppe, che proprio non aveva pensato a questo, sembrò interessato e volle approfondire: -Antò, scusami, ma io parto tra due giorni, mi dici dove trovo un cane da guardia in così poco tempo? Ma, soprattutto, visto che non sarebbe un cane cresciuto con i vecchi, chi mi assicura che sia affidabile?-.
Antonio, col sorriso di chi sta per svelare una cosa banale, rispose: -Vai a prenderlo in un allevamento. Ce ne sono alcuni dove è possibile trovare cani di tutti i tipi, addestrati da grandi professionisti, garantiti ed affidabili. Tu vai in uno di questi e chiedi un cane da guardia. Però, non comprare un cane da guardia generico, visto che ti trovi a fare la spesa, appizza qualcosa di soldi in più e prendi proprio quello che a te serve: giusto qualche mese fa, in tv, ho ascoltato un esperto avellinese che vantava le qualità del "cane da guardia del contadino", da elogiare ed applaudire, secondo lui. Ecco, questo è il cane che serve a te.-.
-Hai fatto bene ad avvisarmi, io neanche sapevo che ci fossero queste specializzazioni. Antò, visto che ne capisci, perché domani non mi accompagni tu?-.
-E mi fa piacere assai – rispose l'amico – domattina passo a prenderti e andiamo assieme. Intanto, chiederò a mio padre l'indirizzo esatto del migliore allevamento.-.
Giunse l'indomani e Peppe ed Antonio arrivarono in uno dei più grandi e famosi allevamenti. Cani di tutti i tipi, personale specializzato e gentile.
Dopo qualche minuto di attesa, i due amici vennero avvicinati dal direttore responsabile dell'allevamento: -Buon giorno, cosa possiamo fare per voi?-.
-Buon giorno a voi. Avrei bisogno di un "cane da guardia del contadino". Mi raccomando, siccome deve aiutare due anziani, che sia sveglio ed affidabile.-.
-State tranquillo, abbiamo proprio quello che serve a voi: i nostri cani sono garantiti, facciamo questo da oltre tre generazioni, abbiamo i migliori addestratori ed, inoltre, noi offriamo la formula "soddisfatti o rimborsati". Ma ditemi una cosa: a voi serve proprio "da guardia del contadino?"-.
-Certo, poichè deve stare in campagna e visto che i miei genitori sono contadini. In realtà, deve essere bravo soprattutto a fare la guardia di notte, per evitare che i due vecchiarielli vengano sorpresi nel sonno.-.
-E lo volevate dire? Mannaggia 'a capa vostra! Allora a voi serve un "cane da guardia del contadino-formula night".-.
Antonio, che non aveva mai sentito parlare di tale formula, chiese: -Scusate ma qual è sta formula? Io non l'ho mai sentita; pure l'altra sera, in televisione, c'era uno che parlava di cani ed ha detto che erano "cani da guardia del contadino"...e basta.-.
-Azz...qual è? E questi sono i guai della televisione di oggi: ormai parlano tutti, anche i fessi, finanche chi non sa nulla, si spaccia per esperto. Ma esperto di che? ...poi danno informazioni sbagliate e così succedono i guai. In realtà, è indispensabile distinguere in: "formula day", "formula night" e formula "night and day". Quelli "formula night", fin da piccoli, vengono addestrati a dormire il giorno ed a restare svegli la notte; inoltre, sviluppano una vista particolare.-.
-Scusate, allora quelli "formula night and day" non dormono mai?-.
-Sì...vabbuò...come fanno a non dormire mai? I cani specializzati nella formula "night and day" vengono venduti a coppia e fanno servizio assieme, con turni di 4 ore: uno monta e l'altro smonta. Inoltre, se si vuole fare informazione corretta e si vuole fornire l'acquirente di ciò di cui realmente abbisogna, occorre distinguere anche il diverso modo di abbaiare dei cani. E' chiaro che quelli della "formula day" abbaiano in modo acuto, intenso, alto ma breve, dovendo coprire i tanti rumori del giorno; in questo caso, essendo chiesto un grande sforzo istantaneo, non si può pretendere anche che abbaino per ore. D'altra parte, poiché il padrone è sveglio, ciò non è necessario. Mentre, quelli della "formula night", dovendo vincere il sonno del padrone, abbiano in modo meno acuto ma più incessante, sono addestrati a farlo ininterrottamente, anche per ore, almeno fino a che non si sveglierà il padrone.-.
Peppe capì di essersi affidato a veri specialisti, mica sarchiaponi che si spacciano per tali e questo lo tranquillizzò assai, immaginando che il cane, uscito da quelle mani, avrebbe davvero fatto la guardia al meglio e, pertanto, il bene del contadino; in questo caso, suo padre. Gli venne allora una idea, ma volle il conforto dell'esperto: -Scusate, ma se io prendo due cani al posto di uno, abbaiano entrambi, in caso di pericolo, oppure uno abbaia e l'altro dorme e viceversa? Il fatto è che la masseria è grande ed i miei genitori anziani, vorrei avere la certezza assoluta che si sveglino per tempo, quello necessario e sufficiente a prendere il ribbotto, così da mettere in fuga i malviventi.-.
Il responsabile dell'allevamento rispose: -Ovvio che, come dice la pubblicità, "two dogs is meglio che one". In questo caso vi faccio anche uno sconto particolare.-
Accordatisi sul prezzo, ai due amici venne consegnato il buono per ritirare i cani, non senza aver prima indicato loro il settore dell'allevamento dove avrebbero dovuto recarsi. Così fecero. C'erano davvero tantissimi cani e c'era il responsabile del settore al quale, consegnato il buono, fu chiesto di aiutarli nella scelta.
-Prendete questi due, sono amici, stanno insieme da una vita, vanno d'accordo su tutto, come abbaia uno...così abbaia l'altro e sono complementari: avete mai giocato a bocce? Sì?!? Allora non avete difficoltà a capire se vi dico che questi due cani sono una coppia perfetta: uno azzecca e l'altro trucca, come suol dirsi. Questo qua si chiama Santo, perché davvero basta promettergli un osso e fa miracoli; quest'altro invece ha lontane origini tedesche e, per questo, si chiama Otto...le palle te le fa così…quando inizia ad abbaiare. -.
-A proposito di abbaiare -disse Peppe- ma siamo sicuri che abbaino veramente come Dio comanda? Non si potrebbe sentirli un poco, giusto per avere una idea?-.
-No, a quest’ora no...se abbaiano, poi, istintivamente, inizieranno a farlo tutti gli altri cani. Nun sia mai!...ma state tranquillo!-.
-Vabbuò, l'importante è che mi garantiate che abbaino.-.
-Azz...abbaiano?!? Questi parlano.-.
-Sì...mo' parlano pure...e jamm bell...ja', ma ci avete presi per due stupidi?.-.
-Ma perché il responsabile dell'allevamento non ve l'ha detto? Questo mica è solo un allevamento, qui da noi c'è una delle migliori scuole di addestramento. Questi so' cani che hanno studiato veramente.-.
-Sì, ho capito che hanno studiato...ma che hanno studiato?...-
-Tutto...anche lingue. Qui vengono a tenere dei corsi i migliori professori dell'Centro Cinofilo Orientale di Napoli. Fidatevi: prima abbaiano, richiamano l'attenzione del padrone e poi, quando questi si avvicina, spiegano perfettamente ciò che è stato. Basta solo che si chieda, appunto: “Che è stato?”-.
Peppe non volle vedere altro né altro volle sapere, prese i due cani e tornò a casa.
Finalmente, tranquillo a sufficienza per quanto concerne la sicurezza dei genitori, poté dedicarsi a sistemare le sue cose. Il giorno seguente era pronto a partire. Salutò affettuosamente i suoi genitori, diede un ultimo sguardo ai suoi campi, alle vacche, alle galline, ai due cani, Santo ed Otto, ed andò via. Le ultime sue parole, rivolte a suo padre e sua madre, furono: -Vi chiamerò domani sera e vi chiamerò tutte le sere. Abbiate cura di voi.-.
La prima telefona arrivò puntuale, la sera dopo: -Papà, come stai? Tutto bene?-
-Diciamo di sì...-.
-Come...diciamo di sì?!?...che è successo, state bene?-. -No, tranquillo, stiamo bene. Solo che stanotte quei due cani non ci hanno fatto chiudere occhio. Ieri sera, dopo una giornata durissima, eravamo andati a letto, il tempo di addormentarci ed hanno iniziato ad abbaiare come forsennati. Ho preso il ribbotto, sono corso nella stalla ed era tutto a posto, sono corso nel pollaio ed era tutto a posto, i mezzi agricoli erano lì…e me ne sono tornato a letto. Il tempo di riaddormentarmi ed hanno iniziato ad abbaiare come e più di prima. Ho ripreso il ribbotto, sono risceso, ho rifatto tutto il giro, per controllare...ed era ancora tutto a posto. Sono quindi andato a letto e per la terza volta, appena mi sono riaddormentato, hanno ripreso ad abbaiare. Allora, mi sono avvicinato a loro ed ho detto: “ma che è stato?”.
Stì duje 'mbranzesati, in coro, con le stesse parole hanno detto: "Guarda che in molte masserie, proprio in questi giorni, c'è stata una retata: a Torino, a Reggio Calabria, A Milano, a Firenze, ad Arezzo e, grazie a una fonte partenope, siamo sicuri che arriveranno anche qui. E' nostro dovere avvisare per tempo". Figlio mio, mentre pensavo "ma guarda a sti duje sciemi per quale motivo mi hanno allarmato l'intera nottata. Ma è possibile che sia bastata una voce napoletana per far fare loro un concerto tutta la notte e mettermi in bocca 'a n'u puorco...il vicinato? E' arrivata l'alba; così, mi sono fatto la merenna e me ne sono andato in campagna. Ma ora sono distrutto. Io e tua madre desideriamo solo andare a dormire.-.
Peppe, dall'altra parte del telefono, benché perplesso, anche amareggiato, sapendo quanto fosse importante per i contadini il dormire, provò a rassicurare l'anziano padre: -Papà, hai ragione, immagino come sarai stanco, ma cerca di capire i due cani: quelli hanno pensato di fare bene. Vabbuò, l'importante è che stiate bene, ci sentiamo domani sera.-.
Puntale, con il calar del sole, l'indomani giunse la telefonata di Peppe a suo padre: -Papà, come state? Tutto bene?-.
-Diciamo di sì...-.
-Ancora?!? Che altro è successo?-.
-E che è successo?!? Figlio mio: altra nottata in bianco. Ancora questi due cani. Appena io e tua madre ci siamo messi a letto, hanno iniziato ad abbaiare come indemoniati. Sono zumpato dal letto, ho preso il ribbotto, sono corso nella stalla ed era tutto a posto, sono corso nel pollaio ed era tutto a posto, i mezzi agricoli erano lì…e me ne sono tornato a letto. Il tempo di riaddormentarmi ed hanno iniziato ad abbaiare come e più di prima. Ho ripreso il ribbotto, sono risceso, ho rifatto tutto il giro, per controllare...ed era ancora tutto a posto. Sono quindi andato a letto e per la terza volta, appena mi sono riaddormentato, hanno ripreso ad abbaiare. Allora, mi sono avvicinato a loro ed ho detto: "ma che è stato?".
Stì duje 'mbranzesati, in coro, con le stesse parole, hanno detto: "Noi facciamo il dovere nostro, ci mettiamo a posto con la coscienza, avvisiamo tua moglie, fin da adesso, che le vacche che quest’anno hai messo nella stalla fanno proprio schifo. Latte non ne faranno ed a stento vi salverete dalla fame e dalla miseria. Poi non dite che non l'avevamo detto? Preferiamo urlare per tempo e svegliare tua moglie, piuttosto che tacere. Meglio perdere una notte di sonno adesso che non dormire più, a fine anno, per i morsi della fame".
Peppì, ma hanno strillato tanto ed in modo tanto convincente che mammà, affacciatasi alla finestra, ha iniziato ad urlare: "Gennarììì, dove sono le vacche buone?". E c’è voluto il Pateterno per calmare la situazione: tua madre stava facendo venire la rivoluzione-.
Il povero Peppiniello cercò di apparare: -Papà, l'importante è che mammà sembra aver capito. Vedrai che domani sera i cani faranno i cani e non i 'nzammapopolo. Vabbè, ti richiamo domani sera-.
E sera fu, telefonata avvenne e solito disco cominciò a suonare. -Papà, avete riposato questa notte? Tutto bene?-.
-Al cimitero! Soltanto là...riposeremo io e tua madre con questi cani maledetti-.
-Ancora?!? Che altro è successo?-.
-E che è successo?!? Figlio mio: altra nottata in bianco. Ancora questi due cani. Appena io e tua madre ci siamo messi a letto, hanno iniziato ad abbaiare come indemoniati. Sono zumpato dal letto, ho preso il ribbotto, sono corso nella stalla ed era tutto a posto, sono corso nel pollaio ed era tutto a posto, i mezzi agricoli erano lì...e me ne sono tornato a letto. Il tempo di riaddormentarmi ed hanno iniziato ad abbaiare come e più di prima. Ho ripreso il ribbotto, sono risceso, ho rifatto tutto il giro, per controllare...ed era ancora tutto a posto. Sono quindi andato a letto e per la terza volta, appena mi sono riaddormentato, hanno ripreso ad abbaiare. Allora, mi sono avvicinato a loro ed ho detto: "ma che è stato?".
"Guarda che appena sei andato a letto, le vacche hanno iniziato una riunione nella stalla; abbiamo sentito che si lamentano perché non dai loro il fieno e che, per protesta, non faranno il latte, nei prossimi giorni. E' meglio che queste cose si sappiano per tempo...vir che 'a fa'". Peppe, ma tu capisci? Questi mi svegliano la notte, fanno tutto questo casino per cose assurde, quando io proprio prima di andare a letto avevo riempito la mangiatoia delle vacche? Ma, dimmi la verità: questi due cani...li hai presi per fare la guardia o per romperm 'o cazz'? -.
-Papà, ma forse sì è trattato di un equivoco, non può essere una cosa del genere, non esiste proprio che dei cani da guardia del contadino, invece di fare quello che loro compete, si mettano ad ascoltare e riportare chiacchiere da bar...scusa...da stalla. Facciamo così, dammi due minuti, chiamo all’allevamento e chiedo spiegazioni. Ti richiamo tra poco.-.
Peppe parlò con il direttore dell'allevamento che lo mise in contatto direttamente col capo degli addestratori. Questi, sentito quanto lamentato dal giovane figlio di contadini, lo rassicurò: -Stia tranquillo, si tratta sicuramente di un difetto di ambientamento. Raramente, ma accade, qualche cane, nei primi tre giorni, soffre l'adattamento al nuovo ambiente di lavoro ma, dopo le prime 72 ore, passa tutto e tutto si risolve. Rassicuri pure suo padre: stanotte riposerà tranquillo.-.
Cosa che Peppe fece immediatamente ed il vecchio contadino, distrutto ma fiducioso, dopo aver sistemato le ultime cose se ne andò a letto.
Altra nottata, altra telefonata del figlio lontano ed altra incredibile storia.
Rispondendo a telefono, il vecchio tuonò: -Basta...mo' basta. Figlio mio, altra nottata senza dormire, io e tua madre tra poco sbattiamo a terra. Ancora questi due cani. Appena ci siamo messi a letto, appena chiuso gli occhi, hanno iniziato ad abbaiare più delle prime due notti. Sono zumpato dal letto, ho preso il ribbotto, sono corso nella stalla ed era tutto a posto, sono corso nel pollaio ed era tutto a posto, i mezzi agricoli erano lì...e me ne sono tornato a letto. Il tempo di riaddormentarmi ed hanno iniziato ad abbaiare nuovamente, anche più forte. Ho ripreso il ribbotto, sono risceso, ho rifatto tutto il giro, per controllare…ed era ancora tutto a posto. Sono quindi andato a letto e per la terza volta, appena mi sono riaddormentato, hanno ripreso ad abbaiare. Allora, mi sono avvicinato a loro ed ho detto: "ma che è stato?".
Stì duje 'mbranzesati, in coro, con le stesse parole hanno detto: "Il motore del pozzo nunn'è bbuono e pure il lucchetto alla porta della stalla nunn'è bbuono, non ascoltare qualche fesso, cambiali immediatamente, prima che accada l'irreparabile, che esploda il motore e che se ne scappino le vacche". Uè...Pe'...mi devi credere: se non era per tua madre che mi fermava in tempo, li stavo sparando col ribbotto.-.
Il figlio, incredulo, si raccomandò al padre: -Pà, ormai hai capito che questi due cani nun so' bbuoni. Vattene a letto stasera e, qualsiasi cosa accada, non ti muovere, mettiti dei tappi nelle orecchie e dormi o davvero questi due cani ti mandano al camposanto.-.
E venne la sera del quinto giorno e con essa la solita telefonato di Peppe al padre. Questa volta, però, a rispondere fu sua madre, cosa che allarmò non poco il giovane figlio del contadino: -Mammà, che è successo? Come mai non ha risposto papà?-.
E la donna raccontò: -Figlio mio, anche stanotte la solita tarantella coi cani, cosicchè papà oggi proprio non ce l'ha fatta ad andare nei campi, benché ci fosse tanto da arare, ed è andato a dormire, sfinito. Ma ora è sera, vedrai che inizieranno ad abbaiare i due cani e sarà costretto a svegliarsi. Se vuoi ti faccio richiamare.-.
-Mamma -sospirò Peppe- ma avevo detto a Papà di mettersi i tappi nelle orecchie e di non alzarsi, qualsiasi cosa fosse accaduta.-.
-Infatti, figlio mio, così ha fatto. Solo che io, che a differenza sua le altre notti ero bene o male rimasta a letto, sentendo i cani abbaiare ho temuto che stavolta davvero ci fosse qualcuno, così mi sono fatta coraggio e sono scesa, mentre tuo padre proprio non ce la faceva più. Ho guardato nella stalla, nel pollaio, dove sono sistemati i mezzi agricoli...niente: tutto a posto. Tornata a letto, stavo per addormentarmi ed i cani hanno iniziato nuovamente. Sono riscesa, mi sono avvicinata a loro ed ho chiesto: "Che è stato?"
I due cani, convinti e convincenti, hanno detto in coro: "Guarda che tuo marito domani venderà tutte le vacche e poi si andrà a consumare i soldi chi puttane. Anzi, invece di andare a dormire, va' nella stalla e guardati i fatti tuoi: è nostro dovere avvisarti che ha già venduto quella che faceva più latte".
Lo so, Peppe, avrei dovuto riflettere ma, stupida, stanca per le notti precedenti, ci sono cascata, sono corsa in casa ed ho buttato tuo padre dal letto, mentre gli urlavo di tutto. Quel povero Cristo, appena il tempo di riprendersi, di capire e cento volte ha negato di avere venduto la vacca migliore; per poi giurarmi che nessuna di esse avrebbe mai lasciato la stalla. Ma, intanto, i cani continuavano: "nunn'o ra' retta...questo ti prende in giro, a costo di apparire ciò che non siamo, ti mettiamo in guardia, se no che cani da guardia del contadino saremmo mai?...e vedrai, sì che vedrai, se abbiamo ragggione noi o quelli che dormono c'a zizza mocca. Insomma, come si dice dalle nostre parti : all'addore sient' l'u sfrìo".
Figlio mio, stava per accadere una tragedia: tuo padre è corso a prendere il ribbotto e voleva uccidere me ed i cani. Non so chi lo abbia fermato, forse la Madonna di Montevergine. Quando è tornata finalmente la calma, era ormai già l'alba...ed un'altra nottata in bianco, la peggiore, era calata sulla nostra casa-.
Peppe, per la prima volta in vita sua, stava per mancare di rispetto alla propria madre dandole della deficiente; pur con tutte le attenuanti possibili, l'idea che ella avesse potuto credere ad una storia tanto assurda, e dato ancora credito ai due cani, per giunta, come dimostrato, ampiamente poco affidabili, lo aveva fatto innervosire e non poco. Ma seppe trattenersi e, con l’amore ed il rispetto di sempre, le diede consigli col cuore e la invitò ad andare a letto. La consueta promessa di risentirsi telefonicamente, la sera successiva, pose fine alla loro amara chiacchierata.
Ma, per riprenderla, l'indomani non si dovette attendere che calasse il sole e non fu lui a chiamare i genitori. Subito dopo pranzo, il giovane figlio di contadini venne raggiunto dalla telefonata della madre che, stravolta, lo implorò di porre fine allo strazio: -Bello ì mammà, curri ccà e vir' che 'a fa'- per poi urlare, con la stessa drammatica intensità della Concetta di "Natale in casa Cupiello"- Nun cià facc' cchiù...Peppiniè...nun cià facc' cchiù...-
Cosa c'è di più angosciante, per un figlio, del grido di disperazione della propria madre? Cosa mai, più del sentirla urlare con un sussurro di voce il proprio dolore, può portare un figlio a perdere la testa? Eppure quel giovane, cresciuto nella durezza della terra e nella bellezza di valori antichi, seppe trovare la forza per non peggiorare le cose. Cercò di capire: -Mamma, ti prego, fa' un bel respiro profondo e raccontami ciò che è stato-
-Avendo appena terminato di pranzare, tuo padre aveva pensato di approfittare per andare a riposare almeno un po'. "E' l'unico modo per chiudere gli occhi, almeno fino a che c'è il sole i due cani dovrebbero non torturarci". Gli ho detto di avviarsi e che lo avrei raggiunto di lì a poco: il tempo di fare la cucina. Tu non ci crederai, lo so: appena tuo padre si è messo a letto, i cani hanno iniziato come tutte le sere, peggio delle altre volte. Fossi stata anche io a letto, giuro che non mi sarei alzata, ma ero lì ed anche per farli tacere mi sono avvicinata ad essi. "Ma che altro volete? Non vi basta quello che già avete combinato? Mo' pure il giorno vi mettete ad abbaiare? Che è stato?"
Il più 'mbranzesato dei due ha cominciato: "Ma che ommo tieni accanto? Stamattina, mentre tu eri in casa, è arrivato uno da Genoa e si voleva accattare la vacca migliore, quella che fa più latte di tutti; pur di averla subito ha offerto a tuo marito una cifra incredibile, addirittura due milioni e mezzo di euro ed un vitello greco. Poi è arrivato anche altra gente, da Modena, da Vicenza ed ognuno aveva la sua vacca da acquistare, pagandola non bene ma benissimo. Jà, giudica tu un uomo che rinuncia a tutto questo bene ì Dio. Ti rendi conto che avrebbe sistemato tanti cazzarielli r'a casa con questi soldi? Una persona seria, un padre di famiglia con la testa sul collo, avrebbe venduto le vacche richieste, avrebbe accattato qualche vitello e programmato una stalla moderna. Poi avrebbe comprato un altro cauraro, chè quello sul fuoco è nero come la pece, avrebbe dato a te i soldi per comprare un paio di tovaglie nuove ed un vestito elegante per la festa del paese. Infine, siccome i soldi erano davvero tanti, avrebbe potuto mandare anche qualcosa a quel povero figlio perché, dove sta ora, 'a vita è cara. Ecco, chi hai sposato: un irresponsabile che non programma il futuro della famiglia e della azienda".
Peppiniè, non ci ho visto più ed ho urlato, come una vasciaiola: "ma cumm'è, voi la notte scorsa, avete fatto tutto quel casino assicurando che aveva già venduto la vacca migliore e che oggi anche le altre avrebbero trovato nuovi padroni, mi avete spinta a buttare dal letto ed insultare quel povero mio marito, avete esasperato quell'uomo al punto che stava per sparare a me ed a voi...ed ora...io che mi ero avvicinata convinta di sentirvi chiedere scusa, per quanto inventato sulla vendita delle vacche e per la tragedia che stavate procurando, devo ascoltarvi dire l'esatto opposto? Cose da pazzi! Mo' basta, mo' chiamo mio figlio e ve la vedete con lui. Voi siete la rovina di questa casa...altro che cani da guardia del contadino". Peppiniè, siamo distrutti...nun cià facc' cchiù...Peppiniè...nun cià facc cchiù-
Peppe stava vivendo un incubo, la cui drammatica portata era accentuata dal senso di colpa, essendo lui che aveva portato in casa la causa di tutto, e dal senso di impotenza: avrebbe voluto prendere il treno, magari l’aereo mo’ mo’, per tornare a casa e liberare i genitori da chi li costringeva a tanta sofferenza. Ma non poteva, non poteva assolutamente: era la prima settimana di lavoro e chiedere già dei giorni di permesso equivaleva a farsi licenziare. Non sapeva cosa dire, si lasciò andare alla supplica più sincera: -Mamma, ti scongiuro: ‘nzerratevi nella camera da letto e, se anche abbaiassero senza tregua, non vi muovete. Ladri non ne verranno…e poi meglio i ladri che finire al manicomio o al cimitero. Voi siete anziani, ci rimanete secchi. Stasera no, ma domani, fine settimana, io correrò giù e porterò via i cani. -
-Fallo figlio mio...fallo...o tuo padre davvero li ucciderà questa volta. E so' sempre creature ì Dio...e Dio ci punirebbe.-
-Tranquilla, mamma. Domani sera ti chiamerò e mi farete sapere: o i cani avranno messo la testa 'a ffa' bbene o prenderò il treno e correrò a risolvere.-
Il giovane figlio, non volle attendere la sera: troppa la preoccupazione. Nella pausa per il pranzo, chiamò i suoi genitori. Rispose il padre: -è meglio che non ti racconti nulla e poi non tengo neanche la forza. Ti dico solo che la disperazione è stata tanta che stavolta ho sparato...peccato che non li abbia colpiti.-
-Papà, ma che stai dicendo? Ma i tappi nelle orecchie li avevate messi? La testa sotto i cuscini? Ed allora se anche avessero abbaiato ancora e lanciato allarmi, come avreste mai potuto sentirli? E se anche fosse giunto a voi, comunque, il loro abbaiare, vi avevo detto di lasciar perdere e di non scendere a vedere cosa mai stesse avvenendo? Ma allora, i cani so' sciemi...ma voi neanche scarziat'!-
-E come non lo abbiamo fatto? Ma, dopo aver tanto abbaiato invano, stanotte hanno fatto di più: hanno spezzato le catene e sono venuti loro, da noi: rint'o core r'a notte, nel pieno del sonno, hanno iniziato a saltare e picchiare violentemente sulla porta, per poco non la buttavano giù. Come facevamo a continuare a dormire o anche a restare a letto? Abbiamo pensato: "stavolta davvero saranno arrivati i ladri e loro, cani da guardia del contadino, dopo aver abbaiato tanto, come impeccabili carabinieri ligi al dovere, hanno voluto fare anche di più". Ci siamo alzati di scatto, siamo corsi ad aprire ed io ho chiesto: "che è stato?".
A domanda risponde...Otto, il più feroce dei due, il cane tutto d'un pezzo: "Questa è il periodo più importante di tutto l'anno, guai a commettere errori adesso. Era da un po' che osservavamo questa porta. Bisogna cambiarla assolutamente. Noi parliamo per il bene vostro: sta porta nunn'è bbona. Tu tieni una porta vecchia, in disuso da otto mesi, ma quella rimane sempre un porta migliore e più funzionale alla difesa. Jà, cambia questa porta e piglia quella vecchia. Ricordati: chi lascia la porta vecchia per la nuova, sa quello che perde e non sa quello che trova. E tu, te lo dico prima, poi non dire che non vi avevamo avvertiti, se rimani con questa porta ti troverai con una mano avanti ed un'altra dietro. E, poi, come sempre, mi dirai che avevo ragggione".
Peppì, non c'ho visto più...e stavo facendo un duplice omicidio. In ogni caso, neanche stanotte ci hanno fatto dormire.-.
Il figlio ebbe uno scatto di rabbia: -Papà, io ora corro alla stazione e prendo il primo treno. Non fate guai ed aspettate me.-.
Durante le ore del viaggio per tornare a casa, Peppe accumulò altra rabbia e pensò che al primo che avesse provato a giustificare in qualche modo i due cani lo avrebbe sputato in faccia. Porci...cani e porci. Fosse stato anche il suo carissimo amico Antonio. A proposito di Antonio: Peppe lo aveva avvisato del suo arrivo ed ora era alla stazione ad attenderlo.
In auto, mentre tornavano a casa, gli raccontò tutto quello che si erano firati di fare quei due cani. Antonio si sentì in parte responsabile dell'accaduto e non potè che convenire sulla necessità di riportarli all'allevamento. Cosa che avvenne nel tempo necessario.
Vedendo i due amici ed i due cani, il direttore responsabile, sorpreso, chiese: -E che ci fate voi qua?-.
Peppe fece a stento terminare la domanda: -No, prima che chiediate voi, sono io che ho da farvi una domanda: ma qual è il compito dei cani da guardia, siano essi del contadino, del fravecatore o della casa del dottore? Ja’...ricitm vuje.-.
-E' ovvio: aiutare il padrone, i suoi familiari e tutti quelli che gli vogliono bene a difendersi dai nemici e da quanti vogliono fare loro del male colpendoli direttamente o portando via loro quanto è frutto di sacrificio e lavoro. Quanto più il padrone è in difficoltà, magari ubriaco, tanto più devono essere a guardia della proprietà, cosicché, se non è il padrone attuale, siano i cari a godere del bene prezioso e nessuno, per invidia, cattiveria, malvagità o altro possa distruggere il tutto. Altro compito preciso del cane da guardia è il saper distinguere il pericolo vero da quello falso, così che non abbia ad abbaiare invano quando poi veramente esiste il nemico, perché ovviamente non più credibile e non più creduto.-.
-Quindi se fanno di tutto per mettere in difficoltà il contadino e, così facendo, lo distruggono, finendo per mandare alla malora anche la terra, fanno bene o fanno male?-.
-Malissimo.-.
-Bene -disse Peppe- allora pigliatevi sti duje sciemi che nun servono a niente...se non a dare fastidio ed a creare problemi su problemi. Problemi su problemi. Non solo non hanno mai aiutato, ma hanno fatto di tutto per mandare al camposanto il contadino. Se vi raccontassi tutte le puttanate che hanno fatto e detto...mamma...ma'. L'ultima volta che hanno rotto le palle è stata quando pretendevano che mio padre cambiasse la porta nuova per la porta vecchia. Altra puttanata colossale-.
Il direttore si mise le mani in testa: -Io stento a crederlo. Ma come è possibile? I nostri cani escono dal nostro allevamento solo quando sono perfettamente in grado di svolgere le mansioni richieste. Mai accaduto che qualcuno si sia lamentato, in anni ed anni di attività.-.
Seguirono alcuni interminabili istanti di silenzio, riempiti dalla sua incredulità. Poi, improvviso, un sospetto: si avvicinò al primo cane, Santo, sollevò la medaglietta attaccata al collare e la prima smorfia accompagnò un "ahhh" di sconforto. Ma non disse nulla; volendo conferma, si avvicinò ad Otto, guardò anche la sua medaglietta e stavolta non potè fare a meno di dire: -Cavolo, come è potuto accadere? Ecco spiegato il tutto...mannaggia 'a capa vostra-
Peppe allora disse ad Antonio: -Qua pure va a finire che la colpa è del contadino-
-Non del contadino, ovviamente, ma del figlio del contadino...sì. Vi spiego: l'altro giorno, quando vi ho consegnato il buono per ritirare i due cani, vi dissi di andare nel quinto reparto a destra e voi, invece, siete finiti nel quinto reparto a sinistra. Insomma, avete ritirato i cani sbagliati: questi non sono "cani da guardia del contadino formula night", questi so' cani 'ì pecore. Si tratta di cani che vengono addestrati a seguire passivamente il proprio pastore, lui avanti e loro dietro, con lo scopo di portarsi dietro le pecore. Il loro mondo è il gregge, le pecore le uniche che li seguono ed al di fuori di questo non servono a nulla-.
-Ahhh! Si, ma se io ho sbagliato reparto è anche vero che chi mi ha consegnato i cani era tenuto a leggere quanto scritto sul buono di consegna. Siamo seri: la leggerezza è stata vostra ed io ed i miei genitori ne abbiamo pagato le pene.-.
-Vabbè, inutile discutere, ormai il guaio è stato fatto e cerchiamo di riparare: ora li sostituiamo.-.
-No...no...basta, prendetevi i cani e ridatemi i soldi. Ho deciso di farne a meno, va a finire che me ne date due peggiori di questi.-.
Antonio, che aveva assistito senza parlare, cercò di convincere l'amico: -Peppe, riflettici bene: mica puoi lasciare i tuoi anziani genitori soli ed indifesi in campagna?-.
-Assolutamente no -rispose Peppe- solo che, stavolta, prendo un bel lupo e sto veramente tranquillo.-.
-Ottima scelta -disse il direttore responsabile- vi possiamo servire: abbiamo degli ottimi cani lupo.-.
-No...no...niente cani: solo lupi. Voi forse davvero non avete idea di cosa sia diventata oggi la mia terra , troppo diversa da quella di un tempo. Assai! Oggi, più che mai, ci vogliono i lupi se si vuole difendere ciò che è caro, altro che cani. Lo so, non è facile trovarne ma, vi assicuro, ci sono ancora. Nonostante tutto quello che l'ha stravolta, la mia terra resta ancora e pur sempre "terra di lupi"; la consapevolezza di non essere più in tantissimi non li porta ad arrendersi, anzi...li rende solo più feroci e determinati a difendere ciò che amano. Vabbuò...direttò...vi saluto, pigliatevi ì cani e controllate meglio le medagliette che portano al collo: leggete bbuono, secondo me, questi non sono neanche cani ì pecore...a me sembrano solo due chihuahua. Siete mai entrato in una casa dove c'è questo tipo di cane? Entrateci e scoprirete che niente fanno, a niente servono...ma rumpn' o cazzo.-.
Peppe si allontanò, arrivò alla macchina, aprì il cofano e ritornò dal direttore dell'allevamento, portandosi dietro un terzo cane, anzi una cagnolina: -Fatemi un favore, tenetevi pure questa. Altro capolavoro che nun serve a niente -
Il direttore, dopo tutto il casino che i suoi cani avevano portato in quella casa, non seppe dire di no: -Va bene, n'u cane ì cchiù...uno in meno...e poi qualcosa semp'a mett'a ffa'.-.
Mentre Peppe se ne stava andando, Otto iniziò ad abbaiare forte. Il direttore chiese: "Che è stato?"
Ed Otto rispose: -Volevo dire a quello che sta andando via, che conosco due che si vogliono accattare la sua masseria, dicono che hanno tanti soldi, la rimetteranno a nuovo e ne faranno la Reggia di Caserta, accatteranno le migliori vacche, hanno intenzione di portare la produzione di percoche tra le prima quattro in italia, per poi sbarcarle in europa per il 2012, riempiranno la campagna che circonda la loro casa di cavalli biancoverdi, ciucciarielli a forma di lupi, e le galline, ovviamente marchiate con lo stemma di famiglia, faranno le uova di cristallo Swarovski. Inoltre..."-
-Inoltre che?!? -lo bloccò il direttore- Ma allora sì scemo 'o ver' ? Pasquale...Pasqualeeeee, attacc' a st'ì cane e mi raccomando, così che non vadano consegnati ad altri e così che non perdiamo tutta la buona fama costruitaci in anni di lavoro, scrivi, grande e chiaro, sulle loro medagliette: "difettati!"-
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