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Peppiniello sorrise e disse: -"Nonno, ma allora vinceremo di sicuro? Perché le favole hanno tutte un lieto fine"-. -Certo...e se no che favola è? Ma la favola di cui parlo io non finisce questa sera né mercoledì prossimo. Peppiniè, se stasera...e poi mercoledì...dovesse andare male, saremo tristi e ci vorrà qualche giorno, forse parecchi, per mandare via questa tristezza. Di certo non butteremo questa sciarpa. Forse la useremo per asciugare qualche lacrima. Ma non finisce qui. La favola di cui parlo io è quella che continua, quella che ci porterà su un'altra panchina, di un'altra città, in un'altra serata, attendendo un'altra partita. Io sarò più vecchio e tu sarai un giovanotto e quella volta sarai tu che sarai passato a prendere il nonno a casa. Vuoi sapere se vinceremo? Peppiniè, non lo so. So che non vorrei perdere ma, soprattutto, so che non ho paura di perdere.Perchè in ogni caso non sarà sconfitta la nostra passione. Un tifoso solo questo deve sapere, solo questo deve volere. E poi...sarà quel che sarà...E se invece della panchina di Perugia o di Bologna o di Milano, sarà quella di Teramo o quella di Giulianova o quella di Cittadella a farci compagnia, sarà bello lo stesso esserci. Chi non capisce questo non ha capito nulla: dell'essere tifoso e dell'Avellino"-.
Così si concludeva, ne "Il vecchio e il bambino", il dialogo fra Peppiniello e suo nonno, pochi istanti prima che entrassero nello stadio di Perugia, poco più di un anno fa. Loro due, gli ottomila tifosi presenti, i tantissimi rimasti a casa, un anno dopo, si tengono ancora per mano, mentre vanno incontro ad un nuovo capitolo di una favola bellissima: l'Avellino. LupoDentrooo
Peppiniello era contento assai, quella mattina. Ma non perché, il giorno prima, avendo completato le interrogazioni, avesse "chiuso i libri": questo era sicuramente un buon motivo, ma non sufficiente a spiegare il fatto che si fosse alzato, lui, il dormiglione, presto assai. Quel giorno sarebbe venuto Nonno Peppe e lo avrebbe portato a Perugia, per lo scontro salvezza contro l'Albinoleffe.
L'idea era nata, assolutamente, in modo non voluto. Il giorno prima, il bambino aveva telefonato al nonno per dirgli che, avendo teminato la scuola, avrebbe voluto, la settimana seguente, andare a trascorrere, come ogni anno, un po' di tempo da lui. Chi dei due fosse il più felice, al solo pensare di stare insieme, non è facile capire nè dire. -"Certo...e lo chiedi pure?”- rispose Nonno Peppe.
-"Facciamo così: io domani andrò a Perugia, per la partita; domenica, ritornando, passerò a prenderti e verrai a casa del nonno. Peppiniè, che regalo vuoi per la promozione?"-.
-"Portami con te a Perugia, voglio venire alla partita anche io. Ti prego, nonno accontentami"-.
Era l'ultimo regalo a cui avrebbe mai pensato quel vecchio, perciò rimase qualche attimo senza parole. Il suo silenzio venne coperto dal piccolo che, come un martello, continuava a urlare: -"nonno...ti prego...nonno...nonno...nonno...ti prego...dì di sì..."-.
e dalla voce della mamma che, chiara, arrivava alla cornetta: -"Peppiniè, non mettere niente in mezzo. Lo sai che non ti faccio andare..."-.
Il piccolo neanche l'aveva sentita sua madre, ma il nonno sì e chiese di parlare con sua figlia: -"Domattina vengo a prendere Peppiniello e lo porto con me a Perugia. Per le undici sarò lì"-.
-"Ho detto no, è piccolo, è pericoloso, ci possono essere scontri coi tifosi avversari, in questo tipo di gare. Lo prendi al ritorno"-.
-"Pericoloso? Ma se l’Albinoleffe neanche li tiene i tifosi?!? Guarda che è più pericoloso quando lo mandi all'Azione cattolica"-.
Padre e figlia continuavano a parlare e Peppiniello continuava a strattonare la madre, ripetendo all'infinito: -"Fammi andare...fammi andare...fammi andare...tanto io scappo col nonno e vado lo stesso..."-.
E come avrebbe potuto non arrendersi quella donna? Tra il figlio di qua ed il padre di là, si sentiva come accerchiata dagli indiani. Ed agli indiani, dopo un po', si arrese. -"Te lo dico sempre che me lo stai rovinando"- e accompagnò la frase con un sospiro di rassegnazione.
-"Lo rovini tu e tuo marito a furia di tenerlo in casa. Buttalo miez 'a via e fallo crescere lupo. Passamelo"-.
Non ce ne fu bisogno: Peppiniello aveva già strappato la cornetta dalle mani della mamma. -"Peppiniè, fatti trovare pronto. Massimo alle undici sarò a casa tua"- le parole del nonno.
Il piccolo andò a letto presto, coltivando l'illusione di rendere più breve l'attesa. In realtà, aveva tardato ad addormentarsi, si era svegliato più di una volta, fino a che, giunto alle sei e qualcosa, aveva deciso di andare incontro al giorno ed al nonno, riguardando, per la millesima volta, il dvd della finale play off: quello della vittoria sul Napoli, la squadra del cuore di suo padre.
Svegliò tutti e, per suo padre, fu risveglio amaro. Più che il volume alto, ed a quell’ora, per giunta, a tormentare il padre era, infatti, il doversi svegliare al suono della colonna sonora di un film odiato: "Angolo di Millesi, il pallone filtra...Biancolino...reeeteeeeeeeee"... e poi: "alla battuta si porta Moretti, rincorsa, tiro...reteeeeeee...2 a 0".
Insomma, hai voglia a mettere la testa sotto il cuscino se alla voce del telecronista si aggiunge Peppiniello che allucca ancora di più. Così come hai voglia a fare il padre moderno e comprensivo, se sei costretto ad aprire gli occhi a quell'ora, per qualcosa che trafigge le orecchie, ma anche quella vecchia ferita, un anno dopo, ancora aperta. Non c'è niente da fare: sbotti. -"Addà passà nu guaio 'o nonno! Ma possibile che non sono ancora le sette e già dobbiamo svegliarci? Peppiniè...abbassa il volume o ti rompo la televisione in testa!"-, disse il papà.
La mamma lo guardò, gli dedicò un sorriso e solo tre parole: -"non passa...eh?!?"-.
-"Ma che non passa...e non passa? Ho diritto di dormire...sì o no? Porca miseria!"-.
Per evitare casini, la donna si alzò per andare da suo figlio e fargli abbassare il volume. Ma prima si volle togliere lo sfizio di dire al marito: -"Volevo vedere se Peppiniello avesse tifato Napoli"-.
Andò dal bambino, si avvicinò al televisore, abbassò il volume e chiese: -"Ma non potevi rimanere a letto un altro po'? Il nonno ha detto che arriva alle undici"-.
-"Non è vero. Il nonno ha detto che sarebbe arrivato massimo alle undici. Sono sicuro che alle dieci sta qua: il nonno dice sempre che allo stadio si deve arrivare presto e si devono calcolare tutti gli imprevisti"-.
-"Vabbè, intanto lavati, vestiti e fa' colazione"-.
Nel vedere quel piccolo lupo indossare la maglietta di Biancolino, regalatagli dal nonno, sistemare la bandiera, le fu facile rivedere quei momenti delle tante domeniche della sua infanzia, quando suo padre, preparandosi per andare allo stadio, metteva in tasca l'abbonamento ed al collo la vecchia sciarpa dell'Avellino. Così come le fu naturale ripetere le parole di sempre: "speriamo che il ritorno lo veda felice".
Peppiniello stavolta si era sbagliato. Il nonno giunse che erano da poco passate le nove e trenta. -"Nonno...nonno...il nonno sta già qua"- urlò il piccolo, avendo visto il nonno, dalla finestra, mentre scendeva dalla macchina e gli corse incontro con uno scatto che ricordava quello di Juary.
-"Ti preparo un caffè, siediti"- disse sua figlia.
-"No, partiamo subito e poi già ne ho presi due. Dai Peppiniè, saluta la mamma chè è tardi"-.
-"Tardi? Ma quanto ci vuole per arrivare a Perugia, ma che ci andate a piedi? Ma la partita non è di sera? Io pensavo che restassi a pranzo da noi e poi sareste partiti"-.
-"Così la giornata non passa mai. Partiamo subito, arriviamo a Perugia per l'ora di pranzo, riposiamo in albergo, poi andiamo a fare un giro attorno allo stadio, ce ne andiamo un po' per la città e poi aspettiamo i primi tifosi che arrivano. Jà non farmi perdere tempo. Peppiniè saluta mamma e andiamo"-.
Partirono. Nell'auto non ci si poteva muovere, tanto si stava stretti: il vecchio, il bambino, la sciarpa, la bandiera e una speranza grande...immensa.
Cantavano su le note de "IL Gladiatore Biancoverde", lanciavano i cori della Curva Sud e Peppiniello, ogni tanto, sventolava, fuori dal finestrino, orgoglioso, la vecchia sciarpa del nonno.
E poi, come deciso, dopo aver riposato, andarono a vedere lo stadio.
-"Nonno, il Partenio è più bello"- disse il nipote.
Nonno Peppe nascose la collera e sorrise, per poi lasciarsi andare al silenzio ed ai pensieri. Quelli di sempre. In pochi istanti immaginò tutta la gara. Quando l'arbitrò ebbe fischiato la fine, il vecchio si inginocchiò, portò il suo volto all'altezza di quello di Peppiniello e disse: -“Lo faremo bello noi, lo pitteremo dei nostri colori e con gli occhi del cuore trasformeremo questa curva nella nostra curva sud. Ecco, guarda, questo è il parcheggio dinanzi alla Montevergine. Girati, alza la testa, guarda lassù: ecco quella è la nostra montagna e là c'è la nostra Madonna. Hai visto...Peppiniè...stà là: la Madonna di Montevergine è venuta pure Lei"-.
"E' verooo"- esclamò il bambino, per poi aggiungere - "Ma come ha fatto a venire?"-.
-"Si è inventata la scusa che Santa Rita non stava tanto bene, che non vedeva San Francesco da tanto tempo e che c’era un convegno dei Santi dell'Umbria, a cui era stata invitata. Così ha convinto Dio a darle il permesso di chiudere un po' prima il Santuario ed anche stavolta sarà accanto ai suoi devoti ed alla sua squadra. Peppiniè, bello r'o nonno, quando uno vuole veramente una cosa la fa-.
Mentre, qua e là, aumentavano sempre più le macchie biancoverdi, il piccolo, indicando la classifica sul giornale, disse al nonno: -"Nonno, guarda qua: mannaggia...bastavano due punti in più e ci saremmo salvati direttamente"-.
-"Ascolta: il rammarico è giusto averlo. Anche io, da domenica e per un paio di giorni, ho pensato la stessa cosa. Più rivedevo il film di certe partite e più il rammarico cresceva. Ma, sai...ho imparato che il rammarico non va mai coltivato più del giusto o diventa rimpianto. Peppiniè, ricorda sempre ciò che ti dico adesso: la vita non è una pellicola di un film e non si può pensare di modificarne qualche fotogramma, quello che piace meno, lasciando scorrere la storia tale e quale o assicurandosi un finale più bello. Nella vita, se cambi anche un solo attimo...cambi tutta la storia e non sai mai se quella che verrà sarà migliore o peggiore di ciò che è. Mi basta sapere che io sono contento assai di stare qui, ora, su questa panchina: io e te e questa sciarpa che amo tanto. Ricorda: vive di rimpianti colui che non capisce che la vita offre sempre una occasione in più. Noi ora l'abbiamo e questo è ciò che conta. Solo chi ha paura di affrontare ciò che impone questa occasione, questa sera e poi mercoledì, si rifugia nel rimpianto di ciò che non è stato. Se andrà male non sarà perché quel giorno, quella gara è andata in un certo modo. No! Sarà perché qui ed ora avremo fatto male. Peppiniè, sei spaventato di essere qui ed ora? Io no, per questo non ho rimpianti. Ma non fraintendere quando dico che non ho paura: non penso che sarà una passeggiata né che vinceremo di sicuro. Voglio solo dire che non ho paura di affrontare l'occasione che la vita offre, qui ed ora, a me...a te...a noi!. Sai, Peppiniè, devi imparare ad avere rispetto di ogni avversario, apprezzarne sempre il valore, non fare lo squarcione...MAI. Ma non fare neanche come quelli che, ogni volta, pare che l'Avellino debba incontrare il Real Madrid...l'avversario è sempre favorito per qualcosa e noi difficilmente ce la faremo. Peppiniè, nun te metter 'a paura o è meglio che saliamo in macchina e ce ne torniamo a casa!”-.
Peppiniello ascoltava il nonno ogni volta come se scoprisse un tesoro: -"Ho capito. Grazie nonno, non lo dimenticherò. Neanche io ho paura, ora. Nonno, mi racconti una favola di LupoDentrooo, mentre aspettiamo?-.
-"No, stavolta non ti racconterò nulla; stavolta, la favola la vivi in prima persona"-.
Peppiniello sorrise e disse: -"Nonno, ma allora vinceremo di sicuro? Perché le favole hanno tutte un lieto fine"-.
-"Certo...e se no che favola è? Ma la favola di cui parlo io non finisce questa sera né mercoledì prossimo. Peppiniè, se stasera...e poi mercoledì...dovesse andare male, saremo tristi e ci vorrà qualche giorno, forse parecchi, per mandare via questa tristezza. Di certo non butteremo questa sciarpa. Forse la useremo per asciugare qualche lacrima. Ma non finisce qui. La favola di cui parlo io è quella che continua, quella che ci porterà su un'altra panchina, di un'altra città, in un'altra serata, attendendo un'altra partita. Io sarò più vecchio e tu sarai un giovanotto e quella volta sarai tu che sarai passato a prendere il nonno a casa. Vuoi sapere se vinceremo? Peppiniè, non lo so. So che non vorrei perdere ma, soprattutto, so che non ho paura di perdere. Perchè in ogni caso non sarà sconfitta la nostra passione. Un tifoso solo questo deve sapere, solo questo deve volere. E poi...sarà quel che sarà...E se invece della panchina di Perugia o di Bologna o di Milano, sarà quella di Teramo o quella di Giulianova o quella di Cittadella a farci compagnia, sarà bello lo stesso esserci. Chi non capisce questo non ha capito nulla: dell'essere tifoso e dell'Avellino"-.
Quelle macchie biancoverdi, nel frattempo, avevano coperto tutta la zona circostante. Era ora. I due si alzarono e si avviarono. Nonno Peppe, ricordò le prime parole di una canzone di Guccini: Un vecchio e un bambino si preser per mano e andarono insieme incontro alla sera...
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