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Due gare, due sconfitte, zero punti in classifica. Due avversarie forti, due ottimi prestazioni, tanta sfortuna, già qualche torto arbitrale subito, una partita disputata a porte chiuse, la conferma di avere elementi di grosso valore. Considerando come siamo giunti a questo inizio di campionato, considerando le non poche cose positive, ci sarebbe da trarre consolanti elementi per il futuro. Da qualche altra parte, ne sono certo, sarebbe avvenuto.
Ma noi non riusciamo a liberarci dai fantasmi del passato e la paura che la "maledizione della serie B" possa colpire ancora ci toglie la serenità ed esaspera le cose che non vanno. Ne proietta l'ombra sulla lavagna delle nostre menti e le ingigantisce: ci appaiono mostri enormi ed invincibili.
Ripenso alla serie B di Natasha e di Casillo, quella delle sconfitte in serie, della vittoria giunta solo a febbraio. Un inferno senza fine. Un fuoco che bruciava tutto e tutti. Eppure, dovetti attendere il fischio finale di Bergamo per convincermi a dire: "è finita". Nel libro di quell'anno, ci furono anche momenti bellissimi. Al termine di Avellino-Pescara, appena fuori dai cancelli, ero felice come un bimbo che esce dalle pagini di una favola ed ero stanco come un vecchio che ne aveva vissute tante. Anche per le vicende e gli scontri durissimi presenti sul forum ed a cui non ero, di certo, sfuggito io. Misi assieme le due cose, la favola e l'immagine del vecchio, e scrissi questo racconto. Anzi, questa favola. Poi, mi allontanai dal forum per un breve periodo: io, che non avevo amato Natasha ed avevo detestato Casillo, mi ero consumato nel lottare il disfattismo da quattro soldi, spacciato per diritto-dovere di critica.
Una partita incredibile (Nonno Peppe e le favole di LupoDentrooo)
Nel 2024, una sola cosa riusciva a staccare quei bambini dai loro videogiochi: un vecchietto di 66 anni, nonno Peppe. Quando raccontava loro le "Favole di LupoDentrooo", quei bambini restavano immobili per ore. Anche quel pomeriggio i due diavoletti stavano divorando l'ultima novità dell'elettronica. Quando la mamma disse: "bambini, c’è Nonno Peppe", saltarono come grilli, travolsero tutto e tutti e corsero incontro al vecchietto tanto amato.
"Nonno...nonno...dai, raccontaci una favola di LupoDentrooo". E il nonno, che non aspettava altro, si mise sulla poltrona, prese la più piccola sulle ginocchia e cominciò a narrare, dopo aver passato al maschietto la sua sciarpa.
L'inizio era sempre lo stesso, tanto che i bambini, dopo la prima parola, dopo il classico "c’era una volta...", continuavano a due voci: "...tanto tempo fa, un grande tifoso di una piccola grande squadra: il suo nome era LupoDentrooo e la squadra era l’Avellino".
Il nonno aspettava che i bambini completassero la frase e poi riprendeva a parlare. -Questa è la favola di una partita incredibile. Dovete sapere che LupoDentrooo quella sera si era recato ad Avellino molte ore prima: doveva vedere alcuni amici. Con loro aveva consumato l’attesa ed un aperitivo. L'appuntamento era in un bar tappezzato di ricordi biancoverdi, LupoDentrooo li guardava con occhi felici, parlava e guardava l'orologio. Poi era corso allo stadio, dove altre amici l'aspettavano. Aveva portato loro dei regali e ne aveva ricevuti altri: il primo era un libro sulla sua amata squadra e l'altro fu il rivedere un calciatore che nel passato aveva tanto amato: Franco Colomba. Poi era entrato nello stadio, quella partita era sicuro di vincerla-.
"Nonno...questa non è una novità: lo dice sempre", disse la più piccola.
"Sì, è vero! Ma questa volta LupoDentrooo l'aveva ripetuto anche sull'uno a uno ed anche quando la squadra era rimasta in dieci. Ascolta la favola e capirai che stavolta è diverso"...e riprese a raccontare. -Dovete sapere che, dopo essere andati in vantaggio, e dopo il clamoroso errore di Puleo ed il pareggio del Pescara, l'Avellino era rimasto in dieci, inoltre, sul finire del primo tempo, Capparella aveva preso una traversa con un tiro bellissimo. In tutti quegli anni, al Partenio, LupoDentrooo ne aveva viste di tutti i colori ma quella sera, i suoi occhi avevano assistito a qualcosa di magico. I pescaresi arrivavano davanti alla porta, tiravano e la palla non entrava: non una, non due, ma tre, quattro, cinque volte; neanche a porta vuota segnavano, benchè fossimo rimasti in nove. Continuate a seguire e saprete il perchè-
"Nonno dicci il perché, non tenerci sulle spine".
-LupoDentrooo, senza che nessuno se ne accorgesse, aveva lasciato la tribuna e si era messo davanti alla porta difesa da Cecere. Quando i pescaresi stavano per tirare si avvicinava loro e diceva: "a Pescara, qualche anno fa, ho avuto grossi problemi alle mani, durante i rigori col Gualdo e per diversi giorni non ho potuto tenere neanche un cucchiaio in mano. Ma ora sono guarite, e se segni, te chiavo certi cuppini ‘nfacc"...ed il pescarese, spaventato, tirava alle stelle-.
Il maschietto disse: "Nonno, ma non hai sempre detto che LupoDentrooo non era un tipo violento?".
e nonno Peppe rispose: "certo piccolo mio, certo. Ma quello mica glieli dava davvero i cuppini ‘nfacc? Era solo un trucchetto usato per aiutare la squadra, visto che i calciatori erano in inferiorità numerica e tremavano dalla paura, visto che Zeman aveva sbagliato le sostituzioni e visto che gli altri tifosi erano intenti ad urlare mercenari e Casillo figlio di puttana".
"Nonno-disse la femminuccia-hai detto una parolaccia!!! Se ti sente le mamma..."
Nonno Peppe, le fece una carezza, e disse: "Non ti preoccupare. Sapessi quante parolacce ha sentito la mamma quando era piccola: tutte le volte che il nonno vedeva le partite dell'Avellino ne diceva tante, ma proprio tante".
Dopo aver accompagnato la frase con un sorriso, il nonno riprese a raccontare. -Ad un certo punto, i tifosi del Pescara iniziarono a chiedersi come fosse possibile tutto questo. Quale strana magia ci fosse in quella palla che non voleva saperne di entrare. Pensarono di tutto e pensarono anche al calcio scommesse-
Peppiniello, il preferito del nonno, non serve spiegarvi il perché, a questo punto chiese: " Cos'è il calcio scommesse?".
Ed il nonno rispose: "E' come quando tu imbrogli a scuola, quando non sai fare un problema, te lo fai fare dal nonno, poi vai dalla maestra e dici che l'hai fatto tu. Ecco: il calcio scommesse è un imbroglio".
Poi riprese a raccontare la favola. -Ad un certo punto della partita, LupoDentrooo si ricordò di Peppe di Pescara e decise di farlo andare al manicomio. Non solo aiutò l’Avellino a non subire goal ma pensò addirittura di farlo vincere-.
"Nonno, ma hai detto che erano in nove, come facevano a vincere?".
"Ascolta...e capirai", rispose il vecchietto.
-Lupodentrooo andò da Kutzov e gli disse: "tu non lo sai, ma in tribuna c'è Braida, è venuto a vederti giocare, cercano un attaccante per il prossimo anno. Se ti dai da fare, se corri come un demonio, se vai anche a difendere e se segni un goal, lui proporrà a Galliani di farti rimanere al Milan. Poi, io parlo col Cavaliere, siccome ci sono le elezioni, gli dico che se ti lascerà al Milan voterò per il suo partito e farò anche votare. Gli dirò: Cavaliè, voto io, mia moglie, la mia prima figlia, mio padre, due sorelle con i propri mariti, 4 nipoti, un suocero ed una suocera, la sorella di mia moglie, il fratello e la sua consorte, qualche amico fraterno e, in più, promuoverò anche qualche ragazzo che non merita e lo farò votare per voi. Insomma un bel pugno di voti. Vedrai quello è molto sensibile ed accetta. Ma tu devi convincere, prima di tutti, Braida. Dai segna un goal".
La bimba allora disse: "nonno, ma hai imbrogliato! Questo è calcio scommesse".
"No, piccola mia, questo è voto di scambio...è n'ata cosa!".
"E che cos'è il voto di scambio?".
Peppiniello le diede una gomitata nel fianco ed urlò: "Uffà...e fatti i fatti tuoi!!!...ma ce vuò fa sape' comme finisce 'a partita...si o no?".
Nonno Peppe continuò il racconto: -A sentire il Milan, Kutuzov si dannò l'anima: raccolse il lancio di un compagno, stoppò la palla, andò incontro all'avversario, qualche passo verso l'area, lo disorientò con una finta, spostò leggermente la palla e fece partire un tiro che si insaccò nella porta del Pescara. Tutto il pubblicò urlò goooooool, la panchina saltò incredula, Altamura abbracciò Visone, i calciatori si abbracciavano e LupoDentrooo urlò a Cecere: "vieni pur' tu...vieni pur' tu...curre...curre guagliò”. Ed infatti Cecere attraversò tutto il campo per andare ad abbracciare Kutuzov, mentre i tifosi del Pescara si guardavano attoniti-.
"Nonno, disse la bambina, ma Kutuzov è lo stesso che aveva punito i picciaiuoli?".
Peppiniello la corresse: "Pisciaiuoli...si dice pisciaiuoli. Si è proprio lui: quello delle supposte".
Proprio mentre pronunciava la parola supposte, si trovò ad entrare la mamma che, preoccupata, chiese: "A chi fa male la gola? Chi vuole le supposte?"
Ed il bambino rispose: "mamma, stiamo tutti bene...sono i pisciaiuoli che stanno ancora male".
La mamma capì, si rivolse a nonno Peppe e disse: "tu me li rovini: questi un giorno saranno più malati di te. Ma è una vita che parli dell'Avellino, neanche ti arrendi, sei vecchio e parli ancora di LupoDentrooo? Ma racconta loro una bella favola di cappuccetto rosso!".
I bambini la guardarono e la piccola disse: "mamma, cappuccetto rosso se l'è mangiata il lupo" e Peppiniello, il preferito del nonno, alla parola lupo, iniziò a roteare la sciarpa e cominciò ad urlare: -lu-pi alè...lu-pi alè...lu-pi alè-"
La mamma andò via, dopo aver allargato le braccia, come a dire: "me lo ha rovinato, questo è più pazzo del nonno".
Ed il nonno riprese la favola. -Mentre tutti pensavano di aver visto l'incredibile, LupoDentrooo si ricordò che tante volte la squadra si era fatta rimontare; figurarsi ora che erano in nove. Ma, soprattutto, si ricordò di tutti quelli che per tanti mesi l'avevano deriso per il fatto che continuasse ad andare allo stadio ed a seguire l'Avellino. Allora decise di esagerare, decise di schiattarli 'ncuorpo. Decise che dopo la partita con la Salernitana e dopo il sei a zero col Verona, questi, gli assenti, perdessero anche una partita che sarebbe passata alla storia: in nove, sul due a uno, in appena un minuto, bisognava fare un altro goal. Così andò da Tisci e gli disse: "Piscitiello ne sta dicendo di tutti i colori su di te, ti sta facendo una chiavica, hai l'occasione per farlo stare zitto per sempre. Io, ora, convinco Capparella a fare una grande azione, tu devi avere fede e fiato, accompagnalo e poi, quando ricevi il pallone, tira: uccidi il portiere...e ucciderai Piscitiello".
Come in tutte le favole, le cose impossibili si realizzano: Capparella travolse gli avversari, li seminò, arrivò sul limite dell'area, rallentò, si girò e passò a Tisci...Tisci tirò...e gooooooollllllllll...goooollllll...gooolllll. Ed uno stadio deserto si riempì di calore e di passione, mentre i tifosi impazzirono di gioia e i pescaresi di collera.
A questo punto, LupoDentrooo decise che poteva lasciare il terreno di gioco e tornare in tribuna e ritornò a fare l’unica cosa che aveva sempre voluto fare: il tifoso. E chiese quanto mancasse...e imprecò contro Moretti e contro tutti quelli che non tornavano e urlò "LUPI LUPI"...e quando il Pescara fece il secondo goal, pensò: "fa che devo tornare a scendere?"... e chiese ancora quanto mancasse...e gli fu risposto da un suo amico...e dopo un po' chiese di nuovo quanto mancasse e gli fu detto "dieci minuti"... e lui si incazzò: "ma pure prima avevi detto dieci minuti; eccheccazzo!!!" e l'amico gli rispose che aveva detto dodici minuti...e poi il recupero...e poi il fischio dell’arbitro...e poi...l’apoteosi...e poi era sfinito, quasi si piegava sulle ginocchia.
All'uscita si fermò a parlare con gli amici dell'incredibile accaduto, di quello che avevano visto quella sera, avrebbe voluto restare lì a parlare una notte intera, soprattutto gli sarebbe piaciuto far capire a quei bambini, i figli di Angelo, quanto fortunati fossero stati loro. Ma dovette andare via. Così, li salutò e si mise in macchina.
Prima di riprendere la strada di casa, ritornò da loro, abbassò i finestrini dell'auto ed, a tutto volume, fece ascoltare la musica del Gladiatore, la sua nuova scaramanzia, mai come questa volta appropriata, degna colonna sonora per un film che aveva visto protagonisti, davvero, nove gliadiatori, anzi dieci...con lui. E tornò a casa-.
La piccola lo abbracciò e gli disse: "Ancora nonno...ancora: racconta un'altra favola, ti prego".
Nonno Peppe, la fece scendere dalle ginocchia, accarezzò Peppiniello e disse: "No, bambini miei, ora devo andare. Il nonno è stanco ha bisogno di riposo, questo è stato un anno molto duro: ha sofferto molto e lottato tanto, contro tutto e contro molti...e tante amarezze...e poi, ora, anche tante polemiche, e troppe volte è stato coinvolto, forse anche per colpa sua, allora è meglio che vada per un po' via...che si riposi, che riacquisti un po' di serenità. Poi ritornerà, perché vi vuole bene e lo sapete".
Quando ormai già era in strada, sentì la voce di Peppiniello: "nonno, la sciarpa...l'avevi dimenticata".
La prese, la portò al collo e si avviò...e si avviarono: lui e la sua sciarpa.
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