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Griderò sempre "Forza Avellino, Forza Lupi" PDF Stampa E-mail
Venerdì 10 Luglio 2009 17:05
  Scritto da Mimmo Rossi   

AVELLINO - Era da un pezzo che non scrivevo. Forse da oltre un anno. Ma oggi è
importante stare vicino a tutti voi, con il cuore e con la mente.  E' giusto non disperdersi. E' giusto continuare a crederci. Anche se oggi si è chiusa l'ultima pagina di quel favoloso album di ricordi che ha caratterizzato in gran parte la mia vita. Devo molto all'Avellino soprattutto sotto il profilo professionale. Grazie a quella maglia ho deciso di intraprendere un lavoro che oggi conduco in un'altra città della Campania.

Quando ho appreso la notizia, che da mesi oramai era nell'aria, non nascondo di aver ricevuto un tremendo colpo al cuore. Ho chiamato subito Peppe, per rincuorarlo ed in qualche modo rincuorare me stesso. Dovete sapere, cari amici e compagni di questa passione, che l'amore per quella maglia è nato in anni molto lontani, quando ragazzino andavo al Piazza d'Armi. Quando con quella maglia giocavano Riti, Versolato, Trulla, Negrisolo, Selmo, Pellizzaro, Boragine, Toniutto, per non parlare degli arcinoti Mujesan, Ive,  e  tanti, tanti altri idoli di un piccolo tifoso. I ricordi non si accavallano nella mente. Sono chiari, nitidi, precisi, addirittura nitidi nei particolari. Ricordo Rotoni rompersi una gamba con il Pro Vasto nel giorno del taglio del nastro del Partenio.

Ricordo di aver seguito l'ampliamento dello stadio con le gradinate in tubi innocenti. Le sfide con il Lecce, la serie B con Turchetta centravanti, Pinotti in porta, le botte secche e vincenti di Gritti, il gioco corto di Viciani, le esibizioni lungo l'out di Oronzo Pugliese dalla panchina, la modestia di Giacomino Losi , fino all'apoteosi con la serie A. Che gioia. Scrivo e gli occhi diventano lucidi. Erano, per me, gli anni della spensieratezza, delle grandi euforie. Poi la Serie A con il divertimento che divenne lavoro e fatica. I ritiri con il Lupo, con Rino Marchese, con Vinicio, Marchioro, Veneranda, Angelillo, Ivic.  Le serate trascorse a Pontremoli con " 'O lione", in un albergo diventato un eremo per Vignola e compagni. Anni belli, bellissimi, meravigliosi. Anche il terremoto divenne meno duro e straziante con quell'Avellino.

Poi la fase calante, il lento declino. Quello che ho più volte definito, purtroppo, l'inizio della fine. Ed oggi la parola fine è stata scritta. Nei primi anni della A era un ambiente coeso (un termine gettonatissimo di questi tempi). I tifosi facevano  i tifosi, i giornalisti facevano il loro mestiere, i calciatori il loro dovere in campo ed i dirigenti seguivano passo passo le vicende societarie, come dei buoni padri di famiglia. Ma al momento opportuno eravamo tutti unitissimi perchè si doveva raggiungere un solo obiettivo, quella salvezza che per noi era uno scudetto. Poi il declino. E sappiamo bene a chi attribuire determinate responsabilità. Tifosi disuniti, stampa che andava per fatti suoi, dirigenti affaccendati in altre faccende e calciatori spesso abbandonati al proprio destino. L'inizio della fine, insomma.

Ho deciso di rappresentarvi le mie sensazioni a caldo, perché so che chi mi leggerà è gente che non si è mai tirata indietro nel fare la propria parte. Per essere tifoso fino all'ultimo. Contribuendo economicamente alla causa, ma anche con l'ardore e l'amore per quei colori meravigliosi. Non dovete, e se mi consentite, non dobbiamo, disgregarci, proprio ora. Anzi ora piu' che mai bisogna essere vigili, attenti affinchè il nuovo Avellino riparta con il piede giusto.

Un'ultima considerazione. Vorrei tanto che sulla maglia della squadra che partirà dai dilettanti ci fosse una stellina, piccola, ma percettibile, di colore nero, per ricordare a noi che abbiamo amato e seguito il grande Avellino, ma anche alle nuove generazioni, chi ha sacrificato, come la stragrande maggioranza della tifoseria onesta, le migliori domeniche della prpria vita. Quella stellina dovrà servire a ricordare l'alta moralità di gente che, fino ad oggi, ha sempre sborsato fior di quattrini per seguire la squadra del cuore, sacrificando la famiglia, sobbarcandosi chilometri e chilometri per seguire la squadra del cuore. E vorrei tanto che quella stellina fosse la cometa per ritornare al più presto nel firmamento del calcio.
Chiedo scusa se mi sono dilungato. Vi abbraccio tutti affettuosamente e gridero' sempre "Forza Avellino, Forza Lupi".