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In fondo, checché ne dica il signor Massimo Pugliese, che sembra scendere sempre dalle stelle, i tre punti di penalizzazione ce li aspettavamo. Non significa che non siamo rimasti ugualmente amareggiati, ma è certo che, per dirla con espressione antica, nun' è stata 'na mazzata ‘nfront' (è questo il vero capolavoro pugliesiano: allenarci alle disgrazie). Come non è stato una sorpresa il comunicato a commento della sentenza e quel suo modo, un po' così, di gridare all'ingiustizia e di rifare la pubblicità della Mira Lanza, quella di Calimero, con il quale ce l'aveva il mondo intero. In fase di ricorso, magari, e lo speriamo, riuscirà anche ad ottenere il ribaltamento della sentenza di primo grado, facendo sì che chi chiamato a decidere possa sentenziare che soltanto il sequestro azionario abbia impedito a lui di rispettare i termini del dovuto; ma la verità processuale non cancellerà mai la verità storica. Due anni fa noi tifosi avemmo a che fare con una proprietà impegnata a rincorrere un'altra sentenza (ma guarda un po'), quella che ci costrinse a giocarci la salvezza in campo neutro, era una dirigenza concentrata a preparare i play out e costretta ad attendere giugno per conoscere il destino della squadra e della società. Ed è facile immaginare che alle difficoltà economiche di sempre si siano sommate le vicissitudini di un finale di campionato turbolento, così come i tempi contingentati e gli ostacoli che derivano da un sequestro azionario. In ogni caso, non ci risulta che, due anni fa, fu consegnato un misero ed orfano foglio in bianco con su scritto: "Forse, più in là, potremmo cambiare idea e potremmo decidere di presentare quanto richiesto per ottenere la iscrizione. Vi faremo sapere". Stavolta, ed era maggio, all'indomani della sconfitta di Bari, quella che decretava la matematica retrocessione, l'Amministratore Unico, a reti unificate, ha consegnato ai tifosi biancoverdi il "Codice dei Perdenti e dei Perduti", perdente lui, perduti noi che amiamo questa squadra, i cui capitoli avevano identico capoverso: "Lascio". Nei giorni a seguire, non avrebbe rincorso né il Tribunale di Salerno né nessuno degli adempimenti che conducevano alla iscrizione; era troppo impegnato a rilasciare dichiarazioni ed a sfornare comunicati il cui unico comune denominatore era quello del "non iscriverò la squadra". Emblematico quello del 24 giugno in cui dichiarava: "Quest'assemblea ha permesso anche l'azzeramento definitivo delle azioni sottoposte a sequestro giudiziario". Quindi, libero da vincoli giudiziari, avrebbe avuto ben 6 giorni per ottemperare agli adempimenti previsti dalla Lega per l'iscrizione (e 6 giorni, come poi dimostrato di lì a poco, sarebbero bastati per mettersi in regola) ed invece, nello stesso comunicato ci faceva sapere che: "Alla luce di ciò, nel ribadire che la proprietà eviterà il fallimento ma non iscriverà la squadra al prossimo campionato,... bla bla bla". Solo a finale della vicenda Franza-Messina ormai svelato, avrebbe avuto a far due conti e si sarebbe deciso ad integrare la documentazione per l'iscrizione (e delle due l'una: o mentiva allora o mente adesso). Questa è la verità storica. Questa è la verità che ci interessa. I tre punti in meno, così come l'eventuale restituzione di essi, dopo il preannunciato ricorso, nulla tolgono e nulla aggiungerebbero al giudizio che, dopo tanti anni, ciascun tifoso, e non solo, ha maturato su questa proprietà. Si dice che quando il padre tiene "mala capa" i figli debbano usare la testa per sé e per il proprio genitore. L'abbiamo sempre fatto, continueremo a farlo: sapremo stringere i denti ed "abbracciarci" alla squadra. Non eravamo retrocessi quando avevamo un solo punto in classifica, non lo siamo ora con il segno meno. Miseri quei tifosi che a settembre si rassegnano! Tre punti, come i cinque in meno già patiti tantissimi anni fa, si possono recuperare, anche prima di quanto oggi si possa immaginare. Purtroppo, i tre punti che mancano veramente a noi ed all'Avellino, e per i quali occorreranno anni di fatica, dura, anche ad eventuali nuovi proprietari (Ci sono? Dove stanno? Si facciano avanti e possibilmente non dinanzi al bar, tra un caffè ed un "comizio per la piazza") sono stati stracciati, e non certo ieri, dalla attuale proprietà e non dalla Disciplinare: si chiamano "normalità", "immagine" e "credibilità". Provasse a recuperare questi l'ill.mo signor Pugliese, Amministratore Unico... unico... e meno male, perché, per appropriarci di una sua espressione, i tipi così, a stento, si sopportano "in numero dispari ed inferiore a tre".
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