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Mercoledì 03 Giugno 2009 16:47
  Scritto da La Redazione   

Dopo la pubblicazione del Comunicato n° 1 (…..? N.d.r.) da parte dell’Amministratore Unico dell’Avellino, Massimo Pugliese, finalmente (!) è emerso ciò che tutti paventavano, ma che lo stesso Amministratore Unico, in più di una circostanza, anche recentemente, aveva risolutamente smentito, e cioè che la proprietà, legittimamente, non ha intenzione di iscrivere la Unione Sportiva Avellino 1912 s.p.a. al prossimo campionato di Lega Pro di Prima Divisione.

Con la speranza di non dover assistere al consueto teatrino estivo con cordate che, giornalmente, spuntano come fiori di Ibisco e che, altrettanto fugacemente, spariscono il giorno seguente, proviamo a condividere uno spunto di riflessione su quelli che potrebbero essere gli scenari prossimi, consapevoli, però, che la presa di posizione di Massimo Pugliese non appare un bluff, come, probabilmente, non lo era lo scorso anno, quando solo la mancata iscrizione del Messina di Franza ha indotto il Patron a tornare sui suoi propositi di abbandono.

La preoccupazione, la paura, è, ragionevolmente, tanta.
Imprenditori concretamente interessati non ce ne sono: Pasquale Casillo, al quale è stata offerta anche la Salernitana, ha, al momento, una trattativa ben avviata per l’acquisizione del Foggia sia in caso di promozione in serie cadetta, sia di permanenza dei Satanelli in terza serie con tanto di cifre ben articolate (sui sei milioni di euro nel primo caso, sui due milioni di euro nel secondo), il fratello Aniello, al di là di un “pour-parler” con Salvatore Pugliese (che, tra le altre cose, è l'unico della famiglia a non esser concretamente coinvolto nella gestione dell’U.s.Avellino) non è andato; si vocifera di imprenditori emiliani veicolati politicamente in Irpinia, ma, questa voce, pregiudizialmente, ha il sapore di una boutade elettorale, oppure l’ultima, in ordine di tempo, descrive il possibile intervento da parte di un imprenditore campano già impegnato nel mondo dello sport.

Quello che resta l'unico dato oggettivo è l’intenzione della famiglia Pugliese di voler sostenere altre attività imprenditoriali piuttosto che l’Avellino. E da qui dobbiamo, ahinoi, partire.
C’è chi ha parlato, in caso di mancata iscrizione al prossimo campionato di LegaPro Prima Divisione, di fallimento; chi di applicazione del Lodo Petrucci Bis; chi ha intravisto, eventualmente, un approdo, quasi fisiologico, nel prossimo Campionato Interregionale; chi, viceversa, ha prospettato l’opportunità pratica di una fusione con altra sociètà e chi, infine, ha trovato nella acquisizione di un titolo sportivo una potenziale soluzione per le nostre problematiche.
La risposta ai tanti dubbi ed alle tante incertezze che aleggiano sul futuro dell’U.S. Avellino 1912 si può, almeno in parte, trovare analizzando l’art.52 delle Norme Organizzative Interne Federali che, per alcuni punti di questa, comunque, triste ed avvilente situazione, detta paletti certi.

Il primo riguarda la natura giuridica del titolo sportivo.
Esso risulta “il riconoscimento da parte della FIGC delle condizioni tecniche sportive che consentono la partecipazione ad un determinato campionato” e quindi non rappresenta certo, l’oggetto di un diritto patrimoniale nella disponibilità della società sportiva. Non può, dunque, esser oggetto di valutazione economica ovvero di cessione alcuna perché in caso di mancata iscrizione, tale attribuzione rientra, di diritto, nella competenza della Federazione Italiana Giuoco Calcio.

L’articolo certifica, certo, la possibilità di una fusione, riconoscendo, contestualmente, alla nuova società o alla incorporante l’attribuzione de “il titolo superiore tra quelli riconosciuti alle società che hanno dato luogo alla fusione”, ma rimanda all'art 20 delle NOIF per stabilirne i vincoli relativi a presupposti (in ambito Professionistico, per esempio, salvo casi di assoluta eccezionalità, le società interessate alla fusione devono avere sede nello stesso comune o in comuni comunque confinanti), requisiti e modalità dell'eventuale approvazione ad opera del Presidente Federale.
L'equivoco, poi, della possibile operatività Lodo-Petrucci bis si spiega con la lettura del comma sei dell’art. 52, cosi come è stato riformato, che restringe l’ambito di applicazione del medesimo, esclusivamente, a società di A e B in caso di mancata ammissione al rispettivo campionato di appartenenza. Ed ahinoi, l’Avellino è ripiombato nella ex serie C e dunque appare escluso dall’applicazione rigorosa del sesto comma dell’art. 52. Anche se, sostanzialmente, la ratio, che sottende il cd. lodo Petrucci bis, troverà una sua piattaforma operativa, pure per società non ammesse ai campionati di Lega Pro, in altro comma dello stesso articolo.

Di conseguenza, alla luce del comunicato di ieri, per capire... di quale morte (sembra) siamo destinati a morire, dando per stabilito e scontato l’impegno della proprietà per evitare il fallimento della s.p.a, condizione, del resto, necessaria per la realizzazione di una delle ipotesi normative descritte proprio nell’art. 52 ultimo comma, arriviamo a quello che potrebbe esser la nostra realtà futura: in caso di non ammissione al Campionato di Lega Pro, il Presidente Federale d’intesa con il Presidente della LND potrà consentire alla città della società non ammessa di partecipare con una propria società ad un campionato della LND, anche in sovrannumero, purchè la stessa società adempia alle prescrizioni previste dal singolo Comitato per l’iscrizione al campionato”.
Due le considerazioni immediate: la prima, per certi aspetti positiva, concerne la nuova formulazione del comma citato che parla di campionato della LND, escludendo esplicitamente l’ambito regionale e cioè per dirla "in soldoni" si potrebbe ripartire dal Campionato Interregionale e non da quello di Eccellenza. Consolazione tanto amara, quanto reale.

Ma ammesso e non (del tutto) concesso, anche alla luce di rapporti decisamente increspati con Federazione e Lega, che le Istituzioni del calcio vogliano accordare tale opportunità all’ U.S. Avellino 1912 s.p.a., quale futuro potrà concretamente avere una società oberata da una esposizione debitoria, che rimarrebbe tale per il pregresso, talmente insostenibile al punto di preferire strategicamente di razionalizzare le perdite non iscrivendo la squadra ad un campionato professionistico ?

A questo ultimo interrogativo, purtroppo, non abbiamo, oggi, una risposta convincente, ma, detto tra noi, auspichiamo di non doverla nemmeno cercare.

Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 03 Giugno 2009 18:59 )