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AVELLINO - A voi che avete amato e amate me, IL LUPO, spiegheranno che nella vita di un uomo ci sono cose più importanti e che la politica abbia altri problemi di cui occuparsi. Cose tanto ovvie, banali, che proprio perché dette vi devono far comprendere come siano usate per coprire pochezza, mancanza di volontà o incapacità.
Che nella vita di un uomo vi siano cose più importanti è certo: c’è la famiglia, c’è il lavoro e altro ancora. Ma a riempire la vita di un uomo provvedono anche le emozioni, anche le passioni; io, IL LUPO, ho dato a voi emozioni uniche e sono stato, e sono, una passione vera. Chi, in nome di un presunto “altro che esclude”, chiede a voi di rassegnarvi e di assistere passivamente alla mia morte è senza anima, senza cuore. Diffidate di coloro che non hanno anima né cuore, perché chi è lontano dai sentimenti, incapace di comprenderli, sarà sempre lontano anche dai bisogni della gente.
Così come è vero che la politica, i politici, debbano interessarsi di tanti altri problemi. Tuttavia, una classe politica avellinese che pensasse di sottovalutare il significato ed il valore mio, paragonandomi ad una semplice e banale squadra di calcio, mostrerebbe di non conoscere la storia di questa terra e di cosa io abbia dato, abbia rappresentato e rappresenti per Avellino e l’Irpinia tutta. Non sa che io vi ho dato una ragione in più per sentirvi orgogliosi della vostra terra, non sa che io ho fatto in modo che mai fossero recise le radici vostre, se le ragioni della vita vi hanno costretto ad allontanarvene; non sa che quando l’Irpinia ha tremato, con la mia presenza, vi ho aiutato a trovare un sorriso in quei giorni di dolore; non sa che grazie a me, finalmente, non è stato più necessario ricorrere all’atlante per sapere dove fosse Avellino; ignora che per me ha parlato di questa città l’Italia intera e avete visto accostare il termine “leggenda” al nome “Avellino”. Non sa che niente e nessuno ha meglio incarnato lo spirito del popolo irpino: io, IL LUPO, capace di soffrire, di lottare, di non piegarsi e, spesso, invece, di far chinare il capo ai “grandi e prepotenti”, con vittorie che non erano mai un fatto soltanto calcistico. Ignora che ho regalato a ciascuno di voi momenti indimenticabili e storie da raccontare.
Ad Avellino, all’Irpinia, a voi ho dato tanto in questo tempo lungo quasi un secolo; altro che semplice "pallone".
Diffidate di quelli che ignorano la storia della terra e della gente che pretendono di amministrare; peggio ancora di quelli che sanno e se ne infischiano.
Sono IL LUPO, ho dato tanto e cosa vi ho chiesto mai, io? Niente. Niente che non fosse il gridare il nome mio e dei miei fratelli: “Lupi…lupi…lupi…lupi…lupi”.
L’avete urlato per quasi cento anni; fatelo ancora, fatelo ora, fatelo più forte che mai. Lottate per me, lottate affinché questi occhi, ora tristi e sofferenti, io non li abbia a chiudere per sempre. Non lasciate che io muoia. Vi prego. E se ciò dovesse accadere, fate che nei vostri giorni futuri non abbiate a dire mai: "l’ho visto morire e non ho fatto nulla".
Sareste peggiori di chi mi avrà ucciso!
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