| L'Avellino siamo noi |
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Martedì 11 Agosto 2009 12:40
Scritto da La Redazione
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Chiudete gli occhi per un attimo e provate a pensare a qualcosa di verde. È una maglia? Tante maglie, una squadra di lupi che corre per calciare un pallone? Qualcuno vi dirà che oggi quella squadra non esiste più, che è parte del passato. Ma rifletteteci bene: stadio Partenio, una delle prossime domeniche di settembre 2009... Proiettatevi lì e immaginate di nuovo di chiudere gli occhi, pensando a qualcosa di verde. Penserete ad una maglia, a tante maglie e ad undici lupi che corrono; e quando li riaprirete, loro saranno lì! Non ci si può bagnare due volte nel medesimo fiume, diceva Eraclito. Perché le acque scorrono e non saranno mai le stesse a lavarci le volte successive, anche se c'inganneremo attraverso le apparenze che sia così. La realtà è in costante mutamento, eppure talvolta facciamo fatica a rapportarci con i cambiamenti. Ci predisponiamo in modo ostile, decretiamo già in anticipo che non li ameremo quanto amiamo il ricordo del passato. Tuttavia, anche quando crediamo che una cosa resti uguale a se stessa, essa è in realtà cambiata decine, centinaia, migliaia di volte senza che ce ne siamo preoccupati. L'Avellino non è mai stato due volte lo stesso, anche quando ha giocato con la medesima formazione di altre partite, perché nel frattempo sono leggermente cambiati i protagonisti: la loro forma, la loro concentrazione, la loro salute mentale, la loro voglia, l'influenza del pubblico, anche solo il loro karma giornaliero, se vogliamo credervi. Le differenze sono ad infiniti livelli, dipende solo dove decidiamo di posare la nostra percezione. Quel che è accaduto in questi giorni è stato un mutamento di una consistenza decisamente più macroscopica. È una svolta importante, epocale. In pochi giorni sono cambiati la categoria, lo staff dirigenziale, perfino la denominazione. Dove trovare allora il quid, l'essenza ultima che ci dica che se anche le molecole sono cambiate, se l'aspetto ha subito una trasformazione, la consistenza intima, impercettibile, quella che nel caso degli esseri umani chiamiamo anima, sia invece sempre la stessa? C'è uno slogan che ai tifosi irpini è sempre piaciuto molto ed hanno sempre ripetuto con orgoglio: "L'Avellino siamo noi!" Cosa questo voglia effettivamente dire, però, è bene discutere. Se inteso soltanto come autoreferenziale attribuzione dei meriti nei momenti di successo, allora rimane una vuota vanteria. Se invece lo prendiamo come punto fermo entro cui può mutare qualsiasi altro elemento della realtà Avellino, ecco allora che troviamo quel quid, quell'essenza vitale intrinseca. Oggi il lupo ha cambiato il pelo. Riparte con la cordata del dott. Taccone, con un nuovo DS molto stimato nell'ambiente che è Nicola Dionisio, con un allenatore del calibro di Francesco D'Arrigo. Presto avrà una fisionomia sempre più definita, ed una squadra con cui scendere in campo per misurarsi con le nuove avversarie. Il campionato è alle porte e non è più tempo di pensare a quel che è stato o che poteva essere. I cambiamenti sono positivi, perfino quelli distruttivi, perché solo dalla staticità non nasce nulla. Esistevano altre opzioni, come esistono per ciascuno di noi quando dobbiamo decidere a quale futuro prepararci per quando saremo grandi. Certo, tutti saremmo altrimenti potuti essere astronauti, pittori, meccanici, insegnanti, commercianti, imprenditori o scienziati. La vita è un mare di opportunità ed in fondo è eccitante poter scegliere. C'era Nusco, con le sue porte e le voci confermate di una grande forza economica (ma anche con un fallimento a Nola, che probabilmente è pesato nella scelta al rush finale). C'era D'Agostino. E c'era Pugliese, o forse sarebbe più giusto dire "c'era una volta". Tutte possibilità che comunque non precludono avvicendamenti futuri, così come un meccanico, se vuole, può mollar tutto e diventare commerciante. Si parla già infatti di una prossima sinergia proprio tra Nusco e Taccone. E logo e sigla sono sempre riacquistabili, così come del resto è già avvenuto in passato. Il mare delle possibilità è lì dinanzi a noi, ci chiede solo di avere coraggio e di salpare anche per questa nuova avventura. Possiamo raggomitolarci attorno all'istintivo sentimento ostile dinanzi al cambiamento, oppure liberarcene e correre a braccia aperte incontro al nostro nuovo futuro. Si riparte dalla serie D, girone I, con una squadra che sarà nuova di zecca o quasi. Qualche "vecchio lupo" potrebbe farne parte, così che anche ai più ostinati, forse, sarà evidente la continuità. Non bisogna infatti dimenticare che è proprio in virtù di questa che non scompariamo o precipitiamo in Terza Categoria, e che invece ci viene riconosciuto di rimanere appena fuori dalla Lega Pro. Non sarà facile. Ci sarà da correre, sudare, soffrire, ululare. Nulla è mai semplice e non può, non deve essere un cambio di denominazione a spaventarci, a tenerci alla larga dal Partenio. Perché l'Avellino siamo noi e questo è il momento di dimostrare che non lo diciamo a vanvera. È il momento di dimostrare che siamo l'elemento di coesione fra qualcosa di verde ed undici lupi. Chiudete gli occhi per un attimo e provate allora di nuovo a pensare a qualcosa di verde. È una maglia? Tante maglie, una squadra di lupi che corre per calciare un pallone? Si chiama Avellino. Avellino e basta. Ci attende allo stadio Partenio per tornare ad essere grande, per crescere con noi e da noi ricevere le spinte decisive verso i prossimi cambiamenti. |
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| Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 12 Agosto 2009 09:08 ) |



