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Home Editoriali Il commento E ci costringono a chiamarlo... DERBY
E ci costringono a chiamarlo... DERBY PDF Stampa E-mail
Domenica 13 Novembre 2011 07:35
  Scritto da La Redazione   

Il termine derby viene utilizzato, in ambito sportivo, per contraddistinguere alcuni eventi che destano particolare importanza.
L'origine del termine è alquanto dibattuta. Secondo quanto riportato da Wikipedia, una ipotesi la fa risalire alla competizione tradizionale tra le due squadre della città inglese di Ashbourne nel Derbyshire. Un'altra teoria, molto più accreditata, prevede che l'origine del termine sia da rintracciarsi nella corsa equestre inglese chiamata The Derby, ideata da Edward Stanley, dodicesimo conte di Derby, il 4 maggio 1780 all'ippodromo di Epsom.

Fatto sta che il termine derby è usato nello sport moderno e soprattutto nel calcio, per definire sfide tra squadre della stessa città (stracittadine) o della stessa zona geografica. Il termine viene anche impiegato per gare che oppongono squadre che, per questioni geografiche, sociali o politiche hanno fra loro una rivalità storica molto accesa.
La definizione, quindi, mal si attaglia sulla partita tra Benevento e Avellino. La vicinanza geografica è abbastanza significativa (sebbene a giusto rigore il termine derby, stra-abusato in tempi recenti, andrebbe impiegato per le sole stracittadine), ma la forte rivalità esiste solo da una delle due parti e l’importanza della partita, sia nella storia del calcio (anche solo campano), sia nella fattispecie di quest’anno, appare davvero modesta.

Il solo dato di quanto poco si siano incontrate le due squadre negli ultimi 40 anni e praticamente sempre per manifesta differenza dei valori in campo in favore dell’Avellino, la dice lunga su quanto sia “tradizionale” e sentito il match sotto la montagna di Mamma Schiavona.

Tuttavia, non si può non prendere atto del fatto che sulla sponda giallorossa le cose vengano vissute in maniera completamente diversa: una vera ossessione anti-avellinese, figlia e segnale di una forte invidia e un sofferto rancore accumulati nel recente passato, fa sfoggio di sé senza pudore nelle tante manifestazioni plateali ma anche un po’ goffe dei beneventani. Pertanto, come spesso capita, una guerra non dichiarata deve essere accettata quando il nemico ce la impone!
In vero, gran parte della nostra tifoseria, fatti salvi quelli che vivono o lavorano a cavallo delle due città, mal si adatta al clima di guerra costruito dai sanniti nelle rare occasioni di incontro, e anche la risposta in termini di biglietti per il settore ospiti del Santa Colomba è in linea con una partita che non ha il sapore dell’evento (almeno per noi).

L’Avellino si prepara dunque a questo “match della vita” giocato dai sanniti, con la serenità di chi sa bene che la partita sia solo una tappa di avvicinamento all’obiettivo stagionale (che è la permanenza in categoria, punto di “ri”-partenza verso traguardi più prestigiosi negli anni prossimi). Ben differente sarà lo stato d’animo dei sanniti (peraltro dotati di un tasso tecnico “sulla carta” decisamente e vistosamente superiore a quello dei nostri), i quali sono già alle prese (all’inizio di Novembre!) con la sensazione dell’ennesimo fallimento sportivo incombente (solo un punto in più dei nostri in 11 giornate di campionato) e con l’aggravante di un ambiente isterico pronto a rovesciare su di loro una illogica pressione da “derby” ossessionato.

I nostri viceversa scenderanno in campo con la serenità di chi occupa una posizione in classifica in linea con le aspettative e ha raggiunto un livello di crescita accettabile, seppur da incrementare ulteriormente, anche perché consci di una base di partenza ancora troppo inesperta o immatura. Una vittoria (o anche un pari) sarebbero una ulteriore tappa del processo di maturazione, e verrebbero accolte con la giusta e contenuta gioia;una sconfitta sarebbe invece una nuova delusione da mandar giù, seppur a ricaduta non immediatamente preoccupante per la classifica.
Difficilmente, ci saranno ulteriori motivazioni a far da sfondo alle sensazioni degli avellinesi, così impegnati come siamo a ricostruire la squadra dei nostri sogni. Quella squadra, cioè, che negli ultimi quarant’anni ha navigato per ben altri lidi e si è cibata di ben altre rivalità!

Forza LUPI, FORZA AVELLINO!

Ultimo aggiornamento ( Domenica 13 Novembre 2011 09:02 )