| Tutti in piedi per questo Avellino! |
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Domenica 06 Gennaio 2008 20:41
Scritto da La Redazione
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Quattro vittorie, cinque pareggi e dieci sconfitte è finora il bilancio dell’Avellino in campionato; un risultato certamente incoraggiante anche alla luce del pessimo inizio di torneo, quando, nelle prime otto partite, i lupi avevano raccolto, non senza un pizzico di sfortuna, appena tre punti. I quattordici punti conseguiti, quindi, nelle ultime undici gare, rappresentano il segnale che si è riusciti, faticosamente, con coraggio, determinazione ed applicazione, ad invertire un rendimento decisamente troppo mortificante per la passione di tifosi impagabili, l'impegno di una squadra sempre volenterosa e gli sforzi di una società, comunque, attiva. Si sapeva che si sarebbe dovuto soffrire, soprattutto all'inizio, e non si trattava di essere pessimisti, contestatori per partito preso ovvero "gufi" della prima ora. Si trattava di realismo e il realismo voleva che, analizzando criticamente la pazza estate bianco-verde, non potessero non emergere indizi di tutta evidenza per comprendere che, con questa squadra, ci sarebbe voluta tanta pazienza. Questa diffusa consapevolezza si scontrava, però, con la preoccupazione ed il timore che l'ambiente, tutto (squadra stessa, proprietà, stampa e tifoseria), difficilmente, sarebbe riuscito a superare le prevedibili difficoltà iniziali senza le consuete e gratuite reazioni isteriche ed impulsive, assolutamente deleterie per le vicende di un campionato che, pur decidendosi in primavera, si porta con sé scorie autunnali, talvolta determinanti e decisive per le sorti della stagione agonistica. Se è vero che la storia insegna (...e lo è), basta andare a guardare, nelle ultime due apparizioni in serie B, dov’era e come stava l’Avellino a questo punto del campionato e dov'è adesso per capire i progressi sul campo. Negli anni passati, di questi tempi, si parlava di acquisti, come oggi, ma con una differenza sostanzialmente significativa: allora si invocavano rivoluzioni ...giacobine, adesso ci si interroga sulla funzionalità ed opportunità di pochi mirati interventi per sostenere ed integrare un gruppo di ragazzi valido e competitivo, ai quali, piano piano, ci si sta affezionando ben oltre le più ottimistiche previsioni della vigilia. L’Avellino, oggi, appare una squadra più solida che nel passato. Questa sensazione non può, quindi, non regalarci una spruzzata di ottimismo. Una percezione del genere, raramente di questi tempi, infatti, aveva avuto cittadinanza ad Avellino in passato perché, ora, a differenza sia della Stagione con Zeman, sia dell’anno di Colomba in panchina, esiste una squadra con un'organizzazione consolidata, con le idee chiare, e seppur non (ancora!) completa, lo è stata abbastanza per lottare, pur considerando i suoi limiti, con ogni squadra in questo torneo. I tifosi si stanno cominciando a divertire ed appassionare, riconoscendo che più di quanto fatto, difficilmente, la squadra di Carboni avrebbe potuto fare e soprattutto perché, inutile prenderci in giro, un tale sforzo è risultato, di fatto, premiante anche in termini di classifica, creando premesse concrete ed incoraggianti per raggiungere un obiettivo, oggi, assolutamente realizzabile per una squadra rivelatasi, per qualcuno a sorpresa, valida e combattiva L'esegesi... della squadra, dunque, suggerisce che la strada scelta, la scorsa estate, dai Pugliese e da Lucchesi appare quella giusta: costruire e valorizzare giovani talenti, le cui ambizioni personali e professionali possano collimare con quelle del progetto Avellino, era il marchio che Presidente ed il Direttore Generale lanciarono in agosto ed oggi appare la virtù, la qualità principale di un gruppo di calciatori che, nelle sue individualità, sta crescendo, giornata dopo giornata, di pari passo con le prospettive in classifica dell'Avellino. In estate bisognava prendersi la responsabilità di cambiare strategie, movimenti di mercato e tipologia di giocatori, rivoluzionando una rosa che, comunque, molto aveva dato in termini di emozioni e soddisfazioni alla piazza. Un simile cambiamento operativo è stato fatto per scelta e probabilmente, in parte, anche per necessità, ma non importa: ciò che importa è che la strada intrapresa appare confortante e promettente. Ora appare vitale non fermarsi, anzi insistere con rinnovata convinzione, sfruttando un margine di manovra maggiore rispetto alla scorsa estate, quando tra rifiuti ed abbandoni la fase esecutiva, apparentemente, sembrava costretta a districarsi tra numerosi problemi di tempistica operativa e credibilità progettuale. Ora tutto sembra più facile; per il prossimo mese, infatti, ci si troverà a confrontarsi con un allenatore che si conosce e che, a sua volta, conosce perfettamente la squadra piuttosto che iniziare, in maniera abbastanza estemporanea, dal nulla come accadde alla fine di agosto. Bisogna sottolineare, inoltre, che, allora, la squadra, praticamente appariva ben lontana dal configurarsi come tale. C'era un gruppo variegato (...e demotivato) di calciatori; immagine lontana anni luce dal quadro attuale maggiormente lusinghiero e dotato di appeal sicuramente differente. Lucchesi e Carboni hanno, quindi, ragione: questo gruppo non deve esser stravolto, perché ha dimostrato di avere le qualità tecniche ed umane per raggiungere l’obiettivo prefissato; deve esser "aiutato" ed "integrato" (cit.) ma non snaturato o mortificato con l'arrivo di troppi giocatori. Quando si afferma che sostituire gli infortunati sarà il tratto caratterizzante, non esclusivo, del nostro mercato, lo si dice ragionevolmente. Gli infortuni sono stati davvero tanti ed influenti e lucidamente sembrano esser il problema tecnico da affrontare con efficacia ed immediatezza. Essi rischiano di zavorrare pesantemente il proseguo della stagione: Defendi, Stella, Conticchio i più gravi, senza trascurare i problemi di Di Cecco, Anastasi e Kenesey, ovvero la potenziale usura per giocatori iper-utilizzati come Porcari, Pellicori e Sestu. Bisogna riconoscere, infatti, un grande merito allo staff tecnico nel suo complesso ed ai giocatori, capaci, nelle evidenti difficoltà, di stringere i denti e di presentarsi alla palla al centro di ogni gara, in una condizione fisica sempre accettabile. "Il gioco di prestigio", però, non potrà protrarsi troppo a lungo, ed il trucco potrebbe svelarsi proprio nella parte finale del torneo, quando non ci sarebbe più spazio o tempo per magie improvvisate. Cosa aspettarsi, dunque, per il prossimo mercato, considerando che di soldi, in giro, ce ne sono pochini (...l’unica affermazione di Lucchesi alla quale non facciamo fatica a credere). Quelli stimati (...ufficiosamente) per essere investiti nella squadra dovrebbero, comunque, risultare sufficienti per i tre/quattro innesti di cui si parla, almeno uno per reparto. L'acquisto più urgente sembra quello di un centrocampista centrale (già prima di Natale ai lupi è stato offerto Amodio in forza al Treviso), capace di rappresentare un’alternativa a Di Cecco, Anastasi e Porcari ed in attesa del pieno recupero di Conticchio, un giocatore, quest’ultimo, sul quale si è puntato forte ad inizio stagione, ma la Sfortuna ha deciso di colpire pesantemente sin dai primi giorni del suo arrivo. Piace fantasticare che a gennaio possa arrivare persino un regista, anche se, al momento, rimane una prospettiva,non si sa quanto concreta, che può essere esaltante nel tempo breve dell'eco dei nomi strillati (Budel, Biso e Bernardini) più che sussurrati, ma diventare potenzialmente frustrante a lungo periodo per equilibri tattici tutti da verificare sul campo. La recente esplosione del reparto avanzato non illude nessuno: occorre una punta capace di coesistere alternativamente con Pellicori e con Salgado, encomiabili per impegno fino a questo momento. "L’obiettivo è Greco" (cit. ...presidenziale) del Chievo Verona: capire quanto sia vicino o lontano è esercizio troppo problematico da svolgere; è certo che l’Avellino ha rapporti privilegiati con il giocatore e con il suo procuratore, un buon feeling con Sartori, direttore sportivo dei clivensi ed argomenti sufficientemente validi per chiudere una trattativa prestigiosa, ma, conseguentemente, affatto semplice. L'ultimo acquisto sarà certamente un mancino abile a giostrare sulla fascia sinistra, preferibilmente, impiegabile sia come terzino in un 4-4-2 che come esterno di centrocampo in un 3-5-2. Merce rarissima di questi tempi. Circolano nomi nobili, ai quali, almeno per il momento, non avendo conferme concrete, pare inutile dare sponda. Di certo, questo appare l’acquisto più delicato sia per la difficoltà di trovare un giocatore con quelle caratteristiche, sia perché questo appare un ruolo abbastanza scoperto attualmente nella rosa. De Angelis, infatti, si sta, sempre di più, trasformando in marcatore, sfruttando il suo prezioso senso tattico, e Sirignano, anche se più dinamico rispetto al capitano, è un giocatore che si adatta a fare terzino, in una interpretazione, comunque, utile per la sua evoluzione da difensore centrale. Oltre ciò sarebbe pericoloso andare. E’ naturale e comprensibile che il tifoso gradisca "il nome" o "il colpo ad effetto" e guardi alla categoria della squadra di provenienza ….ed a gratificarlo almeno idealmente, sotto questo aspetto, ci pensa, in modo divertente, la girandola di voci e sussurri che riecheggiano abitualmente in periodo di calcio-mercato; a Lucchesi, Crespini & co, viceversa, spetta un compito diverso, più difficile; a loro si chiede "soltanto" di portare a casa ...lupi, capaci di risultare funzionali ed utili alla storia di questo branco; non eè un compito facile, lo si sa, ma c'è molta fiducia sul fatto che, questa volta, ci possano pienamente riuscire. |
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| Ultimo aggiornamento ( Lunedì 07 Gennaio 2008 15:26 ) |




