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L'inferno non è qui ! PDF Stampa E-mail
Domenica 06 Aprile 2008 12:07
  Scritto da La Redazione   
Violentando le leggi del calcio, la prima della quale dice che nessun allenatore ha la bacchetta magica e la seconda raccomanda di inserire nella formula del cambiamento il fattore tempo, indispensabile affinché il lavoro produca risultati, ci hanno voluto far credere che il paradiso fosse qui, giunto, d'incanto, ad Avellino nell'istante preciso in cui il vecchio tecnico saliva in macchina per lasciare la terra dei lupi e far ritorno nella terra dei chiacchieroni toscani.

Un paradiso nel quale i difensori, finalmente, sistemati a quattro non concedevano che briciole agli avversari; un paradiso nel quale il centrocampo ora si dimostrava capace di mostrare manovre e schemi che potessero fare a meno dei piedi di Anastasi; un paradiso nel quale Salgado, ora sì, poteva fare il Salgado...un paradiso nel quale si vedevano giocatori, ritemprati nella testa e nello spirito, capaci di spezzare le reni alla Grecia, finalmente liberatisi dal gravame di un tecnico che li "allenava a perdere" (Pedullà-pensiero).

Questo e tanto altro ancora. Ed in questo "altro ancora" ha trovato spazio tutto ciò che servisse ad illuminare con luce nuova e migliore il vecchio pianeta Avellino, per mesi tenuto nel grigiore, se non nelle tenebre; finanche il fatto che, ora, ai calciatori venissero spiegate le caratteristiche di squadra e dei singoli che avrebbero incontrato di lì a poco (si narra che Calori non dicesse neanche il nome della squadra avversaria, figurarsi se la studiasse e relazionasse ai suoi calciatori).
Abbiamo provato, in punta di piedi, a sollecitare gli abitanti del paradiso a non lasciarsi trasportare dai narratori di favole ed a guardare la realtà, una realtà in cui c'era spazio per l'apprezzamento, serio, sincero, del lavoro che stava (sta) svolgendo Calori, evidenziando i pochi ma significativi cambiamenti reali e positivi che ora si registravano grazie ad un giovane tecnico umile e coraggioso, voglioso di lavorare e serio.

Tutto inutile, siamo stati travolti (derisi?) da quanti hanno voluto che si andasse oltre, da quanti volevano che si spiegasse che ora avevamo risolto il problema del (i) portiere (i), risolto il problema degli esterni di difesa e della difesa, passando da tre a quattro, risolto il problema di un centrocampo, nel quale con un Porcari (e si sapeva) che, causa somma di cartellini gialli accumulati, sarebbe mancato assai spesso, con un Conticchio ritornato dopo una operazione e mesi e mesi di inattività, con un Anastasi in condizioni precarie (e qualche tribuna...per scelta tecnica), a cantare e portare la croce centralmente c'era il solo Di Cecco, grazie ad un giovane primavera di 19 anni; risolto il problema (ma questo è stato veramente mai un problema, anche con Carboni?) della sempre possibile "giornata no" di uno (o entrambi, come ieri) tra Salgado e Pellicori, con Cipriani che avrebbe segnato direttamente da Bologna, dove è in cura ( e dovrebbe averne non per poco) o con Paonessa, il prodigy mortificato dall'incapacità del vecchio tecnico di utilizzarlo sulla famosa giusta mattonella.

Ne abbiamo sentite e lette di tutti i colori, buon ultima, nei commenti prima della gara, allo stadio, che "una cosa è certa (ma quante certezze, mio Dio-ndr-), ora, potrà anche capitare che si possa giocare non bene e non vincere qualche gara, ma partite come quella col Frosinone o con l'Ascoli non le perderemo più, perchè questa squadra ora sa stare in campo e sa accontentarsi, vedi Modena".

Tutto inutile, non siamo riusciti a frenare quelli de "il paradiso è qui". Ma non sarà questo ad impedirci di provare a fermare quelli che, ora, "l'inferno è qui".

L'inferno non è qui, non credete a questa gente. Calori non è diventato un incapace solo perché, ammesso che sia così, ammesso che sarebbe cambiato qualcosa (il che è tutto da dimostrarsi), ieri ha continuato a tenere in campo un Maietta, inguardabile, "maltrattato" da quel Danilevicius a noi noto, ha continuato a tenere quattro difensori ed un centrocampo in balia del Grosseto, ha insistito, nonostante l'evidenza degli scarsi risultati, con Sestu a sinistra e si sia adeguato all'andazzo generale, come se dopo venti minuti fosse già tutto scritto. Calori ha ottenuto i risultati non per grazia divina. Lasciamolo lavorare in pace, ci sarà tempo (ahimè, accadrà) per dare sfogo alla mania tipicamente avellinese di creare il nuovo scemo del villaggio. E non trasmettiamogli le nostre paure, in primis quella di non farcela; sarebbe controproducente assai.

L'inferno non è qui, anche se all'inferno andrebbero mandati quelli che, tra tutti i fantasmi in maglia biancoverde presenti (??) ieri sul campo, hanno scelto proprio quello che ha il ruolo più delicato, il portiere, ridicolizzandolo, sbeffeggiandolo, umiliandolo...affinché la sagra del "facciamoci tanto male" con la storia dei portieri abbia a continuare. Rimettiamo Gragnaniello? De Marco? Pantanelli saprà riscattarsi a Vicenza.

L'inferno non è qui perché Anastasi almeno ha rimesso piede in campo ed avrà voglia e mezzi per riprendere per mano questa squadra. Lo stesso Conticchio ha debuttato dall'inizio, mette minuti nelle gambe e non può aver dimenticato come si gioca a calcio. Pellicori e Salgado sono stati travolti dalla pochezza generale ma non valgono poco e lo hanno abbondantemente dimostrato.

L'inferno non è qui o, almeno, non più di quanto ve ne sia altrove, in quelle squadre che, ormai è evidente, partecipano al nostro campionato. Un campionato che terminerà l'ultimo secondo dell'ultima partita. Ma questo si sapeva già. Quattro allenatori coinvolti, con il rifiuto di Pioli fanno cinque, squadra costruita tardi ed in mezzo a "tutto e di più", altro che la Rai, porte chiuse, per squalifiche e tornelli, campo neutro, calciatori giunti dopo gravi infortuni e mesi e mesi di inattività, ritiro non effettuato, mercato di gennaio fatto prendendo un giovincello per una zona nevralgica falcidiata, centrocampo, un difensore su cui pendeva la spada di Damocle di un giudizio sportivo, un calciatore (Cipriani) che non giocava da tempo, con infortuni in serie che avevano tarpato le ali di una carriera che sarebbe stata diversa e, tanto per gradire, "qualcosa si era rotto nello spogliatoio", per dirla con le parole dell'ex capitano, ora nuovamente capitano, De Angelis... e se lo dice lui.

Il calcio o, se volete, 'o pallone è 'na cosa semplice. Si sapeva che questo sarebbe stato il nostro campionato e questo è: duro, difficile, di grande sofferenza fino all'ultimo secondo dell'ultima gara utile. Vi hanno detto che "il paradiso è qui", vi diranno, dopo la batosta di ieri, che "l'inferno è qui"; non credete a questa gente. Fanno solo del male. In un senso e nell'altro. Dopo la gara col Grosseto, qui non c'è nessun inferno, c'è solo da lavorare e soffrire, in campo,....e tifare e soffrire, sugli spalti.
Ultimo aggiornamento ( Domenica 06 Aprile 2008 23:53 )