| Impegno e cattiveria agonistica sono due cose diverse |
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Martedì 22 Aprile 2008 18:07
Scritto da Poggio
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I tifosi si lamentano dello scarso impegno mostrato dalla squadra in queste ultime partite. Individuato il problema, è iniziata la caccia alle possibili cause. Ecco che sono usciti fuori i tanti luoghi comuni del calcio: stipendi, calciatori con la testa altrove, società assente che non ha interesse a salvarsi e spogliatoio spaccato. Un'analisi razionale della situazione serve a spazzare via questi luoghi comuni. L'Avellino non ha problemi di stipendi. Se fosse stato così a quest'ora avremmo avuto già dei punti di penalizzazione, i giornali avrebbero sparato degli scoop e qualche calciatore si sarebbe lamentato con i tifosi. Visto che tutto ciò non è successo, ci sembra evidente che il problema non esista. Per quanto riguarda la società, sappiamo bene cosa significa una retrocessione. Lo abbiamo visto due anni fa quando abbiamo dovuto fare i salti mortali per iscriverci al campionato di C1. In serie B la mutualità ci fa vivere anche se quest'anno sono venuti meno i diritti televisivi, in Serie C senza nessun tipo di contributo è durissima per qualsiasi società, anche per quelle più sane. La salvezza è vitale proprio per quelle squadre come l'Avellino che devono far fronte ad impegni di rateizzazione con l'erario. Inoltre la retrocessione svaluta il patrimonio della società limitando la possibilità di monetizzare. Avendo chiarito questi fattori esterni alla squadra, che in qualche modo, nella testa di alcuni tifosi, possono determinare un rilassamento generale, crediamo sia opportuno entrare nel discorso relativo ai commenti del dopogara contro il Messina. Nessun calciatore ha il contratto in tasca per l'anno prossimo. Alcuni nostri giocatori sono stati adocchiati e contattati ma gli accordi si fanno il 30 giugno. I calciatori lo sanno benissimo e anzi proprio la consapevolezza di avere un mercato dovrebbe spingerli a mantenere lo standard di rendimento avuto fino a qualche partita fa. Le società interessate ai nostri migliori giocatori valutano proprio i finali di stagione, nei quali i calciatori con maggiore personalità diventano protagonisti per raggiungere l'obiettivo della propria squadra. Certo, nello spogliatoio potranno esserci invidie, screzi e qualche problema di convivenza tra uno o più ragazzi (non amiamo dipingere l'isola che non c'è), però quando si è sulla stessa barca e l'obiettivo è comune, la voglia di emergere è la stessa e il desiderio di convincere ulteriormente i propri estimatori, crediamo siano un'ottima garanzia affinchè ognuno dia sempre il massimo di sé stesso. Nonostante i possibili problemi interni abbiamo notato che in occasione del gol del pareggio contro il Messina, c'è stato un abbraccio colletivo che fa sperare e che smentisce tutte le accuse di strafottenza dei ragazzi. La cosa più sbagliata è dire che i calciatori non si impegnano. Su questo punto bisogna essere chiari. La squadra ha affrontato un avversario che, certo, non avrà giocato alla morte, ma nemmeno ha regalato nulla. Anzi. Il Messina è venuto a fare la sua partita tranquillamente (e chi ci dice che questo non sia stato un gran vantaggio per i siciliani?). Non vinceva da parecchio ed i tifosi non erano tanto contenti. Il Messina non è venuto a fare una passeggiata, altrimenti non avremmo visto quel fallo così brutto di Rea su Paonessa ed all'ultimo minuto invece di scattare verso la porta, Cordova poteva anche fermarsi a centrocampo e dialogare con i compagni. Detto questo…cosa è mancato veramente all'Avellino ? Per noi, oltre ai limiti tecnici e tattici, storici e strutturali, della squadra ed a qualche errore del mister è mancata la cattiveria agonistica, quella che serve in una partita così importante. Ma, e dovrebbe essere patrimonio di chiunque segua il calcio, ne capisca un poco e, soprattutto, non ami alimentare l'inferno badate bene, ribadiamo: scarsa cattiveria agonistica non significa mancanza di impegno. La cattiveria agonistica è sinonimo di aggressività, è quel qualcosa in più che una squadra deve mettere in campo quando sa di essere inferiore. E' quella cattiveria agonistica che ci ha portato a vincere partite come contro il Bologna o a pareggiare a Rimini, a Pisa, a Bergamo o, 9 contro 11, a Trieste. Non è da sottovalutare anche un altro aspetto sempre legato al discorso precedente. Forse ci siamo presentati in campo pensando proprio ad un Messina rinunciatario e "morbido" e questo, inconsciamente, avrà indotto i ragazzi al grave errore di considerare la partita "facile"... come in verità, alla vigilia, sembrava anche a noi tifosi. Anche noi siamo colpevoli! Bisogna ripartire da questo errore di valutazione ed avere maggiore fame. Il compito di noi tifosi deve essere quello di incitare, di sperare e di chiedere alla squadra di mettere in campo tutto quello che ha. Abbiamo bisogno, in questo finale di stagione, di Lupi affamati che, consapevoli di essere inferiori agli altri, sopperiscano ai propri limiti con una rabbia infinita ed una aggressività costante, la stessa che 3 anni ci portò ad uscire indenni dal San Paolo, nonostante 80.000 persone contro ed un avversario di tutto rispetto. Ognuno di noi può fare la sua parte, non solo autoconvincendosi che con la determinazione niente sia impossibile ma, allo stesso tempo, spronando la squadra. Sabato a La Spezia non saranno solo i tifosi ad essere caldi ed indiavolati. Affronteremo una squadra che "butterà il sangue" per raggiungere la vittoria, spinti da uno stadio intero. La sfida sarà doppia: sugli spalti ed in campo; dobbiamo dimostrare di essere all'altezza e superiori a loro. Lo sforzo deve essere di tutti. |
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| Ultimo aggiornamento ( Martedì 22 Aprile 2008 18:43 ) |




