Anno 5 - Giorno 332
Giovedì, 09 febbraio 2012
Benvenuto, Visitatore.
Attualmente sul Pianeta:
 7828 visitatori e 568 utenti online

Ultime discussioni

La Juve sconfigge ancora una volta il Milan nella prima semifinale d'andata di Coppa Italia. A San Siro i bianconeri vincono con una doppietta del figliol prodigo Caceres (da applausi il suo...

Dimms Control | Centro geotecnico ingegneristico di intervento e di controllo sulle strutture e sul territorio - Laboratorio Geotecnico
Home Editoriali Il commento Molto è stato fatto, altrettanto resta da fare
Molto è stato fatto, altrettanto resta da fare PDF Stampa E-mail
Martedì 12 Agosto 2008 09:22
  Scritto da La Redazione   

Massimo Pugliese, all'atto della riammissione dell'Avellino in serie B, dixit :

"Costruiremo una squadra dignitosa"


Sarebbe superficiale e scorretto, in questo momento, riflettere se l'elemento valutativo di una simile dichiarazione di intenti corrisponda alla realtà dei fatti posta in essere. Se non altro perché, ragionevolmente, la squadra, progettata dalla proprietà e dallo staff tecnico-dirigenziale, appare, ancora, decisamente lontana dall'avere una forma concretamente intellegibile.
Numerosi appaiono i nodi da sciogliere, gli interrogativi cui dare una risposta, per poter capire, nel suo insieme, come verrà arredata una casa della quale, oggi, si va, ancora, considerando la struttura portante (vedi le intricate vicende di Pellicori e Sestu dove "il dirsi addio potrebbe esser solo un gioco che domani non vale" per ………cantarla alla Eugenio Bennato).

Molto è stato fatto. Ma altrettanto, però, resta da fare.

E le difficoltà operative con le quali la società è chiamata a confrontarsi, quotidianamente, rendono questa parte conclusiva del lavoro, già di per sé delicata perché determinante per gli esiti di questa stagione, ancora più problematica.
Non è un mistero, infatti, che molti giocatori non appena avvertano la possibilità di ruotare nell'orbita dell'Avellino si sentano quasi minacciati.
L'istinto di sopravvivenza è umano e scatta quasi immediatamente, facendo allertare, repentinamente, i procuratori per cercare una via di fuga.

L'altro dato di fatto, assolutamente critico, è certificato dalla tempistica.
Negli ultimi anni l'Avellino ha avuto la sua squadra completa (?) solo dopo la prima giornata di campionato e cosi probabilmente sarà anche quest'anno.
Non è soltanto di completare la squadra nei tempi, emotivamente, richiesti dalla tifoseria ed auspicati dall'allenatore, che, poi, sono quelli di chi, solitamente, raggiunge l'obiettivo sportivo prefissato, ma di realizzare un'idea con calma, provando ad ottenere ciò che ci si prefigge e non prendere esclusivamente quello che si può.
Una contingenza operativa che, peraltro, vincola, in alcuni casi, ad accettare acquisizioni a titolo temporaneo per le quali, a fronte dell'investimento operato, non vi sarà, comunque vada, alcun ritorno patrimoniale consistente se non nella misura di un contenuto premio di valorizzazione.
Ci piacerebbe,dunque, alla fine della fiera, essere smentiti, ma anche in questo calciomercato l'Avellino non riuscirà a vivere una ordinaria normalità: tesserare, cioè, i giocatori che va cercando secondo una strategia logica definita nei contorni.

La società, sia chiaro, sta facendo il massimo in relazione alle proprie limitate possibilità economiche. Dovrebbe risultare confortante, inoltre, pensare che, alla luce di questa oggettiva problematicità, non si sarebbe potuto agire con maggiore decisione; forse, discrezionalmente, qualche opportunità sarebbe potuta esser valutata diversamente, ma, al momento, niente più di questo e niente che non possa esser opportunamente integrato e calibrato nei prossimi venti giorni con operazioni dirette a rendere un complesso di giovani, ma acerbi, talenti in una squadra davvero competitiva per l'obiettivo-Salvezza in un campionato reso più complicato da una possibile penalizzazione a seguito della tormentata iscrizione al campionato di Prima Divisione.

Per dare uno sguardo concreto al futuro prossimo, l'Avellino sembra sfogliare l'album del passato, dal momento che appare oramai definito il ritorno di Domenico Di Cecco.
Un giocatore esemplare per impegno, per attaccamento alla maglia, per dedizione e professionalità; ma lo sarà anche per caratteristiche tecnico/tattiche nello scacchiere che Incocciati sta faticosamente articolando ?
Appena potremo, gireremo la curiosità al Mister che, però, non vorremmo, oltre il modulo, mutuasse, dalla Nazionale di Donadoni, potenziali equivoci tattici.
La sensazione, infatti, che Di Cecco e Dettori possano, alle nostre latitudini, ripetere le incertezze dell'impiego contemporaneo, in un centrocampo a tre, degli azzurri De Rossi e Pirlo, è presente ed oltremodo fastidiosa anche e proprio per la considerazione che si ha circa il valore dei due giocatori.

Quella di Di Cecco, comunque, non è l'unica trattativa in via di determinazione; ve ne sono altre che, pur rappresentando opzioni di indubbia e riconosciuta qualità, destano analoghe perplessità in un discorso di insieme.
Giubilato, ventilato obiettivo per blindare la linea difensiva, pur essendo un difensore centrale apprezzabile, marcatore roccioso ed arcigno, tra le altre cose, mancino come Defendi, non risulta quel giocatore capace di guidare tatticamente un reparto arretrato giovane ed inesperto, per la categoria, come quello che presenta, al momento, l'Avellino.
Dello stesso Di Vicino, altro giocatore fortemente accostato ai lupi in queste ore, nessuno si sogna di disconoscere qualità tecniche ed imprevedibilità negli ultimi venticinque metri, ma sembra per caratteristiche più un'alternativa a Babu' ( con il quale si assomiglia per tipologia di gioco, nonchè per piede di calcio) che l'esterno offensivo mancante nel tridente di attacco. Quello che, per intenderci, da sinistra sarebbe chiamato a tagliare verso il centro incrociando sia i movimenti del funambolico brasiliano, sia quelli della punta centrale.

Il progetto di Pugliese, un grosso nucleo di giovani talentuosi guarnito da pochi calciatori più smaliziati, è intrigante, ma più facile a dirsi, che a realizzarsi con la doverosa attenzione.
Non trovare i giusti accorgimenti tattici, tecnici ed emotivi significa, di fatto, mortificare l'apprezzabile lavoro (leggi Koman, De Martino, Dettori, N'Ze, Gazzola) realizzato fino a questo momento e mandare allo sbaraglio ragazzi che, anche in questi pochi giorni di ritiro, stanno, già, manifestando, nitidamente, le loro notevoli potenzialità.
L'Amministratore Unico, come tutto lo staff, siamo convinti sia consapevole che si debba acquistare.
Ed è proprio questo, l'acquistare... "bene", il compito che attenderà la società nei prossimi giorni. L'ambiente, tutto sommato, sembra pazientare.
Ora non deluderlo resta una precisa responsabilità di chi, queste scelte, è chiamato a fare con la ragionevole prudenza dei parsimoniosi, ma anche con la risoluta sagacia dirigenziale degli scaltri.

Ultimo aggiornamento ( Martedì 19 Agosto 2008 10:21 )