| La virtù dei forti |
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Lunedì 26 Marzo 2007 22:31
Scritto da Velleio Patercolo
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Quando tira aria di Caporetto, meglio sfoderare l'arma del lucido realismo. I miracoli li invocano quelli dell'ultima spiaggia e non si capisce perché c'è già malsano profumo da redde rationem. La resa dei conti è ora? Forse, ma non ci riguarda. Per una volta, possiamo accomodarci serafici nella sala d'attesa e invocare con calma qualcosa (un evento, un granello di sabbia qualunque, un intoppo) che può accadere. Hai visto mai che una volta tanto possiamo coniugare il livore alla pace? Basterebbe mettersi ad ammirare gli eventi con la rabbia divertita di chi sa che, stavolta, il cerino ce l'hanno in mano gli altri. Quelli a cui finora ha detto (o hanno detto) tutto bene sanno che possono sbagliare un colpo e mezzo: godiamoceli, scrutiamoli col sorrisetto sardonico che somiglia a un ghigno. Non siamo i soli ad aspettarli al varco e viene da pensare che negli isolotti artificiali dei loro regni calcistici disimpegnati, un principio di dissenteria ce l'abbiano anche loro. Vi sembrano così sicuri e tronfi? Sarà, ma il cinismo del loro fondoschiena e della favolose entrature di cui godono non li rende diversi da picari bracaloni. Adesso è il loro turno. Dall'altra parte del fiume, mettiamoci la faccia beffarda dei giorni migliori, ora che possiamo dirci cazzuti e che non ci sentiamo più accerchiati, incupiti da quella sindrome che ci ha avvelenato per mesi. Celebriamo intanto questo principio di concordia. Il resto verrà, in un modo o in un altro, da sé. Vale questa sicurezza nuova più di ogni tabella, più di ogni calcolo; vale pure più della constatazione che, comunque finisca questo spicchio di stagione, i più forti siamo noi e che la forza è una pallottola che possiamo esibire, senza paura, nell'extrema ratio degli spareggi. Guai a pronunciarli? E perché? Facevano paura due anni fa, dinanzi allo spauracchio innominabile e col fiatone di un duello da rodersi il fegato. Ora non è un dramma evocarli, né è il segnale di un abbandono sussurrato. Semmai, è il modo per mettersi lì, con calma stizzosa, con l'ottimismo della volontà che ci dice che è solo questione di tempo. Gli altri, conviene ammonirli che se non ce la fanno ora, addio sogni di gloria. Così, pacifici accademici in feluca, noi aspettiamo il nostro momento. Non importa quando: prestissimo o un po' più in là, non ci rimane che avere la bava alla bocca. |
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| Ultimo aggiornamento ( Martedì 27 Marzo 2007 11:56 ) | |




