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Sembra di essere tornati indietro nel tempo, sembra di rivivere il calcio di una volta. Non mi ricordo quasi più quando è stata l'ultima volta che ho fatto il biglietto direttamente al botteghino del settore ospiti poco prima dell'inizio della partita. Niente tornelli, nessun prefiltraggio, nessun controllo con il metal detector. Questa è la serie D, questo è il campionato Dilettanti, questa è la nuova realtà in cui ci siamo drammaticamente ritrovati dopo le tristi vicende di questa estate della nostra squadra. E queste sono le uniche cose piacevoli nel corso di questa prima esperienza in trasferta di quest'anno. In verità sono soddisfatta anche dell'ottimo pareggio, ma questa è l'altra storia.
La storia della trasferta invece è un po' meno bella. Siamo pochi, troppo pochi... raggiungiamo a stento le 50 unità nel settore ospiti e siamo solo i cosiddetti “tifosi normali”; gli ultras, i gruppi del Direttivo, quelli che organizzano il tifo non ci sono. Hanno deciso di non seguire questa nuova squadra e non sono partiti per Lamezia. Siamo pochi e silenziosi, a parte qualche “Lupi Lupi” che parte spontaneo e che ci sta sempre bene e il fatto (bellissimo) che siamo vicinissimi al terreno di gioco e possiamo, alzando un po' la voce, parlare ai calciatori in campo e loro ci possono sentire benissimo e, di tanto in tanto, si voltano verso di noi e ci sorridono con lo sguardo. Ma siamo troppo silenziosi e questo non va bene. Allora mi rivolgo agli altri: “Ragazzi, i cori li sappiamo a memoria, proviamoci” E così, di tanto in tanto, facciamo partire qualche coro e quasi tutti i presenti sugli spalti si accodano e cerchiamo di dare un senso alla nostra presenza in quello stadio. Ma non è facile, non è facile sostenere il tifo per novanta minuti e questo fa capire quanto sia importante, nel bene e nel male, la presenza del tifo organizzato in una partita. Noi ci abbiamo provato e, anche se non siamo riusciti nell'arco dell'intera partita a totalizzare più di 10 minuti di tifo, siamo orgogliosi di essere riusciti almeno per quel poco e, soprattutto, abbiamo avuto la soddisfazione di sapere da un amico che era in tribuna che ci siamo fatti sentire.
Quello che comunque non abbiamo fatto mancare ai calciatori in campo è stato il nostro sentito e caloroso applauso a fine partita per ringraziarli di aver lottato fino all'ultimo nonostante l'evidente calo fisico dovuto al ritardo di condizione. E loro, i calciatori, hanno ricambiato.
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