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Ora che siamo tornati in serie B (o forse sarebbe meglio dire... siamo riusciti a sfuggire all'inferno della terza serie), dopo tante ansie e paure, dopo avere vissuto per circa due mesi in apnea, dopo che, comunque, tutto si è concluso nel migliore dei modi, mi piace attirare l'attenzione su una mia riflessione e proporre una modesta indicazione per la stagione che verrà.
La travagliata e, per certi versi, singolare vicenda dell'iscrizione dell'Avellino potrebbe aver determinato in tutto l'ambiente (e quindi sia nella proprietà che nella tifoseria tutta) una sorta di "catarsi", di rigenerazione dei rapporti proprietà-tifo, che può condurre ad un ricompattamento generale nel solco del "tutti per uno, uno per tutti".
In fondo, la stessa sofferenza di questi lunghissimi giorni (generata in maniera brutale dal colpo di follia pura dell'ineffabile Presidente Macalli, con la sua assurda pretesa di vedere cancellata dalla geografia del calcio la nobile e quasi centenaria presenza dell'U.S. Avellino1912) ha accumunato ed unito, come non mai, tutti quelli che amano questa gloriosa maglia. La paura di perdere, magari per sempre, il calcio nella città e nella provincia ha ridestato cuori ed entusiasmi che sembravano ormai sopiti e non più "recuperabili" alla causa biancoverde. Probabilmente, senza questa aspra battaglia condotta contro il nostro Avellino da questo personaggio, il ragioniere di Crema, non si sarebbe verificato il miracolo di un ambiente ricompattato e cementato dalla paura di perdere ciò che tanto si ama e mai avremmo registrato che i tifosi più ostili a questa dirigenza tendessero la mano alla famiglia Pugliese, esortandola a lavorare per il meglio.
Chissà, forse siamo davvero all'alba di un nuovo giorno, l'inizio di un periodo nel quale ogni componente porta il proprio mattone e partecipa alla costruzione di un Avellino diverso, e migliore; spinti da un ritrovato entusiasmo e da una unità di intenti, così indispensabili alle fortune della squadra e dei tifosi.
In fondo, la "favola" dell'Avellino in serie A, di quelle magiche salvezze, autentici miracoli sportivi, furono possibili grazie a tre cose: entusiasmo, spirito di sacrificio ed unità di intenti.
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