| Le ferite invisibili |
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Lunedì 04 Agosto 2008 08:36
Scritto da LupoDentrooo
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Si cade, ci si fa male, ci si rialza, si riprende a pedalare sulla bicicletta della vita. A volte restano le cicatrici, testimonianza delle cadute, del dolore provato, delle ferite. Saremmo gli stessi senza queste cicatrici? E potremmo dire di amarci veramente, per quel che siamo, se immaginassimo di ignorarle, magari riuscendo a farle scomparire dalla carne? In fondo, ciascuna di queste cicatrici, mentre ci ricorda di una caduta, di un dolore, di una ferita, è anche la testimonianza di ciò che abbiamo sempre amato fare: correre, vivere. Gran parte della nostra vita non è l’Avellino, eppure l’Avellino è molto della nostra vita. Di cadute questa nostra squadra ce ne ha regalate tante, ci siamo sempre rialzati, abbiamo saputo leccarci le ferite, accettare le cicatrici, attendere che il tempo le chiudesse e, poi, abbiamo imparato a considerarle parte imprescindibile della nostra anima biancoverde. A ben guardare, queste ferite non sono mai state insopportabili ed, anzi, ci hanno aiutato ad assaporare la bellezza delle gioie che il lupo ci ha saputo dare. Vivremmo con la stessa identica intensità questa nostra “malatìa” se non avessimo conosciuto tante sconfitte, quelle amare retrocessioni, i patimenti e le mortificazioni? Piatte sono le pianure: non richiedono fatiche immani per affrontare quelle salite dure che spezzano le gambe e che ti fanno dire, tante volte, “non ce la faremo mai”, ma non consegnano neanche la gioia che regala una cima raggiunta. Noi siamo gente di montagna, non possiamo amare le pianure. E l'Avellino ha per simbolo un lupo, un animale che vita facile non ha mai avuto e mai avrà. Pensiamoci, quando tutto ci appare troppo insopportabile; ripensiamo a certe notti, quelle in cui abbiamo faticato a prender sonno, costretti a rincorrere quei momenti di paura, nei quali la lunghezza dei momenti era pari soltanto alla grandezza della paura che la nostra storia potesse finire qui. Facciamolo! Senza timore di apparire dei poveri fessi, incapaci di comprendere e pronti così, stupidamente, a predisporsi ad altre cadute, ad altre ferite, ad altre cicatrici, regalateci da dirigenti non all’altezza. Che c’è di male ad aver paura della notte? Che c’è di male a sentire la stanchezza che si impadronisce della nostro corpo e della nostra mente? Io, spesso, assai più di voi, ho paura e mi sento stanco ed impasto tutto con la rabbia; ma, poi penso a ciò che diceva Jean Paul Sartre e comprendo: “Temo a volte il buio della notte e la stanchezza che si impadronisce del mio corpo e della mia mente, ma so che il giorno svelerà i segreti delle ombre e il mio viaggio potrà continuare.” Sì, comprendo che, nella vita, dalle cadute che lasciano ferite ci si rialza, che le ferite che lasciano cicatrici col tempo guariscono, sempre; quelle che dobbiamo veramente temere e sfuggire, perché da esse non si guarirà mai, sono le ferite invisibili: un viaggio che non ha più passi è una ferita invisibile. Il nostro viaggio può continuare: U.S. Avellino1912. |
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| Ultimo aggiornamento ( Lunedì 04 Agosto 2008 08:40 ) |




