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La tornata elettorale che ha bloccato pericolosamente le vicende societarie dell’U.S. Avellino ha condizionato di certo anche le vicende interne all’Air Avellino. Se per l’iscrizione non dovrebbero esserci problemi, in quanto la domanda d’iscrizione e la relativa documentazione sono state regolarmente presentate entro il termine utile dell’1 giugno (sperando ovviamente che risulti tutto in regola), dal punto di vista tecnico si è finora provveduto solo alla scelta del nuovo coach. Cesare Pancotto, marchigiano, 54enne, da oltre vent’anni sulle panchine di serie A, è reduce dalla clamorosa retrocessione con la Fortitudo Bologna, di cui è ovvio condivida qualche responsabilità, responsabilità che però risultano infinitamente inferiori rispetto a chi quella squadra l’ha costruita con il secondo budget dell’intera serie A. In passato ha ottenuto risultati molto positivi a Siena, Trieste e soprattutto Udine, dove nel 2005-2006 porta la squadra al quinto posto assoluto con un record di 22-12, risultato che lo rende uno dei coach più richiesti sul mercato. Le due successive stagioni udinesi in chiaroscuro e l’infelice esperienza bolognese assicurano che sulla panchina bianco verde ci sarà un coach motivatissimo, in cerca di riscatto. Dal punto di vista tecnico, si tratta di un coach molto attento alla fase difensiva, che in attacco propone un basket molto essenziale; dal punto di vista umano, un grande lavoratore, che vive la partita in maniera molto intensa ma molto sereno e onesto nell’analizzarla a fine partita. L’assistente-allenatore, a differenza di quanto sembrava in un primo momento, non dovrebbe essere Tonino Zorzi: sembra che Pancotto, se proprio “costretto” a scegliere un primo assistente diverso da Gianluca De Gennaro, preferisca avere un collaboratore di sua fiducia, ed è anche giusto che sia così, non è produttivo avere collaboratori senza avere la reale convinzione di condividere un progetto insieme. Pancotto è un coach esperto, con le sue idee, non è automatico che voglia avvalersi delle idee di una persona che comunque, ricordiamolo, ha più di quarant’anni di panchina alle spalle.
Per quanto riguarda la costruzione della squadra, tutto procede molto lentamente: ci sono dei contratti in essere molto pesanti, e, prima di aver chiarito bene il destino dei titolari di tali contratti (Cinciarini, Porta, Slay), è difficile si possa operare concretamente. Nel frattempo Warren è finito a Bilbao, Crosariol, dopo che la Scandone avrà esercitato l’opzione per il riscatto, finirà molto probabilmente a Roma, e Radulovic è vicinissimo alla firma con l’ambiziosa Brindisi. Cinciarini ha richieste dalla sua Pesaro, Diener ha tanto mercato, Williams interessa tra le altre alla Virtus Bologna. Da valutare la posizione di Porta, titolare di un preziosissimo passaporto italiano ma anche di un contratto importante. In entrata, uno dei pochi nomi credibili spesi finora è quello di Michele Antonutti, classe 1986, ala di 2.02, che Pancotto ha già allenato ad Udine e che potrebbe scegliere di riabbracciare il suo mentore nella prima esperienza fuori casa, anche per godere di un minutaggio significativo rispetto a quello che gli potrebbe garantire una squadra più ambiziosa.
Fondamentale sarà costruire una squadra equilibrata e con giocatori motivati, ripetendo di ripetere gli errori dello scorso anno: di giocatori ce ne sono a migliaia, l’importante è saper scegliere atleti desiderosi di mettersi in mostra per costruirsi una carriera importante e con caratteristiche compatibili e tali quindi da poter coesistere nel sistema voluto dal coach. Ricordiamo anche che da quest’anno sarà introdotta una modifica regolamentare in base alla quale potranno essere schierati 3 extracomunitari invece di 4 e 3 comunitari. Avellino dovrà tornare ad essere quella che è sempre stata fino a due anni fa, una piazza che deve lanciare o rilanciare atleti e che non punta quindi su giocatori problematici e/o con la pancia piena.
Invitiamo quindi la società ad abbandonare i progetti eccessivamente ambiziosi dell’ultimo anno, che hanno portato anche a più di una difficoltà economica come ammesso dagli stessi Ercolino, e a realizzare che per Avellino lo scudetto è sempre stato e sempre sarà la conquista della salvezza con budget inferiore rispetto a quello di altre squadre. Tutto ciò che viene in più è qualcosa di gradito ma di non necessario; la gente, quella che segue il basket con entusiasmo e passione, si accontenta di vedere la SS Felice Scandone 1948 iscritta al massimo campionato ad ogni inizio di stagione.
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