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11 maggio 2003

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  • #16
    Originariamente inviato da Crazy Wolf Visualizza il messaggio
    Piccola curiosità. Ma è stato questo l'anno in cui abbiamo avuto lo sponsor Stream TV?
    No, era il 2000/2001....

    "...Soy una raya en el mar, fantasma en la ciudad, mi vida va prohibida dice la autoridad... Solo voy con mi pena, sola va mi condena, correr es mi destino por no llevar papel... Perdido en el corazón de la grande Babylon, me dicen el clandestino, yo soy el quiebra ley..."

    http://www.youtube.com/watch?v=P7kZsCgE5lQ

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    • #17
      belle foto della stagione 2002/2003

      http://www.corriereirpinia.it/photog...id=18&pg_id=13
      "Libertà è la libertà di dire che due più due fa quattro."

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      • #18
        Originariamente inviato da hank Visualizza il messaggio
        belle foto della stagione 2002/2003

        http://www.corriereirpinia.it/photog...id=18&pg_id=13
        Tutte belle tranne questa

        http://www.corriereirpinia.it/public...0campo_640.jpg

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        • #19




          grazie a mister no! http://forum.pianetabiancoverde.it/member.php?u=213

          Ultima modifica di hank; 23-01-2014, 01:21.
          "Libertà è la libertà di dire che due più due fa quattro."

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          • #20
            Originariamente inviato da hank Visualizza il messaggio
            E' un piacere condividere
            "che hai fatto in tutti questi anni Noodles? sono andato a letto presto"

            http://it.youtube.com/watch?v=g88XK09fdn8

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            • #21
              https://www.facebook.com/61851901482...if_t=notify_me
              "Libertà è la libertà di dire che due più due fa quattro."

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              • #22
                http://avellino-calcio.it/avellino-2...upo-in-serie-b
                "Libertà è la libertà di dire che due più due fa quattro."

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                • #23
                  che bel ricordo!

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                  • #24
                    A Crotone il destino splendido e crudele di Cecere: «Le 10mila bandiere in festa e la retrocessione ma Avellino è la mia storia»

                    L’ex portierone biancoverde rievoca la promozione conquistata in Calabria: «Tutti davano il Pescara favorito, fecero male i conti. Avellino mi è rimasta nel cuore, la mia carriera si fonda su quella maglia»


                    «Prima di cominciare l’intervista devo fare una premessa. Avellino rappresenta la mia storia calcistica, è stata un’esperienza in cui ho dato tutto ed in cui ho ricevuto tantissimo. In biancoverde sono riuscito ad esprimermi al massimo delle mie potenzialità. Ho avuto modo di poter raccogliere vittorie indimenticabili, e penso alle promozioni, e di subire sconfitte che, nonostante gli anni, mi bruciano ancora e penso allo spareggio perso contro l’Albinoleffe. Ho vissuto tutto, nel bene e nel male. Ma quello che porto con me di Avellino non riguarda solo l’aspetto sportivo. I rapporti umani che si sono creati in quegli anni, la stima con la piazza, la serietà che mi è sempre stata riconosciuta, sono cose che porterò con me per sempre. Ora possiamo cominciare…». A parlare è Domenico Cecere, portiere dell’Avellino dal 2002 al 2007. Lo contattiamo per parlare di Crotone-Avellino, in ricordo della vittoria del campionato di C1 di nove anni fa, ma anche per parlare del suo trascorso in Irpinia, dei suoi ricordi.
                    Mimmo, lunedì sera c’è Crotone-Avellino. Impossibile non pensare al campionato 2002/2003. Cosa ricordi di quel giorno di maggio?
                    «Quella dello Scida fu una gioia immensa, che coronò un campionato giocato a livelli altissimi. I tifosi dell’Avellino aspettavano quella promozione da circa dieci anni e noi la conquistammo al termine di una stagione in cui lavorammo duramente. La tifoseria ci fu molto vicina, più noi crescevamo, più loro si stringevano a noi. In casa c’era spesso il pienone ed in trasferta c’erano migliaia di irpini pronti a sostenerci. Erano incredibili, venivano ovunque. È emozionante pensare ai diecimila che arrivarono a Crotone per festeggiare con noi. Demmo il 101% per vincere quella gara e conquistare la B. Eppure non eravamo i favoriti, tutti dicevano che sarebbe stato il Pescara a vincere il campionato. Beh, avevano fatto male i conti. A Crotone si chiuse un cerchio: il primo posto andò a chi lo meritava. Festeggiammo con le migliaia di tifosi arrivati fin lì, poi tornammo in città per abbracciare tutta la piazza. Sono passati dodici anni, ma mi emoziona ancora parlarne…»
                    L’anno dopo vivesti l’altra Crotone. Quella che segnò l’arrivederci alla serie cadetta, dopo un anno maledetto…
                    «Retrocedemmo a Bergamo, poi il destino ci volle allo Scida per l’ultima di campionato. Il calcio è una ruota, spesso crudele, che ti mette avanti a certe situazioni impossibili da prevedere. Il Catania aveva un turno di squalifica del campo da scontare, quindi lo affrontammo a Crotone. Io non giocai, Zeman schierò Anania, ma l’amaro in bocca ci fu lo stesso pensando che, circa un anno prima, eravamo su quel terreno di gioco a festeggiare la promozione. L’anno di B fu ricco di delusioni, fu strano, non riuscimmo a far bene. Capimmo che il nostro destino era segnato, già dal termine del girone d’andata. Ma per me Crotone resta lo stadio dove conquistammo la B, nulla potrà sporcare quel ricordo».
                    Hai modo di seguire l’Avellino? Come trovi la squadra?
                    «Certo che seguo il lupo. Quest’anno, purtroppo, in maniera minore rispetto all’anno scorso. Ho visto qualche partita e so che la squadra è partita maluccio, ma ora si sta risollevando. La partenza stentata ha risentito, secondo me, delle scorie dell’anno scorso: la promozione in A era ad un passo, la delusione per essersi fermati su una traversa ha un po’ complicato le cose, almeno all’inizio. C’era ancora da metabolizzare qualcosa. L’organico è ottimo e poi c’è Tesser, un allenatore esperto, una bravissima persona. Le sue squadre sono quadrate, tignose e l’Avellino sta cominciando a prendere quella forma. Spero che si ritorni al punto dell’anno scorso. Poi nulla sarà precluso».
                    Da ex portiere, cosa pensi di Frattali?
                    «Lo conosco benissimo. Ci siamo incontrati più volte da avversari, soprattutto quando era a Frosinone. Mi ha sempre fatto un’ottima impressione, anche da giovane. È nel periodo della sua maturazione, come ogni portiere arrivato alla soglia dei trent’anni. Lui ha mantenuto le aspettative».
                    Tornando al tuo passato in Irpinia, non è stato sempre rosa e fiori...
                    «E’ vero, in sei anni ci sono stati due momenti di frizione con l’ambiente. Il primo strappo accadde a Mugnano. Era l’anno di Zeman e ci allenavamo lì, in campionato andavamo malissimo e venivamo da alcune sconfitte consecutive. I tifosi, delusi, vennero a contestarci, e ci fu qualche battibecco con me. Sia chiaro, io ero deluso più di loro. Poi chiarimmo tutto, sia io che i tifosi avevamo espresso i nostri sentimenti in quel momento buio, non ci fu rancore anzi ci unimmo più di prima. L’altra rottura ci fu nel mio ultimo anno ad Avellino, quando non mi sentivo più di ricominciare dalla C1. Avevo dato tutto, dopo un bel po’ di stagioni dividersi sarebbe stato giusto sia per me che per la società. Non ho mai pensato di vivacchiare, quindi chiesi la cessione: non ci fu accordo con nessuno, quindi restai ai margini della rosa per l’intero anno. Praticamente un separato in casa. Anche in quel caso, l’ambiente comprese la mia presa di posizione e ci fu un grande rispetto verso di me. D’altronde ho sempre dato tutto per la maglia biancoverde. In campo non ho mai fatto mancare la mia buona volontà ed il mio carattere, tant’è che sono stato anche capitano dell’Avellino».
                    Lo stesso carattere che ti permise di sfidare Moggi all’inizio della tua carriera…
                    «Io sono sempre stato consapevole della mia forza e dei miei limiti. Su questo ho fondato la mia carriera: messa in risalto dei pregi e miglioramento dei difetti. Sono sempre stato un giocatore con una forte personalità e ho sempre fatto trasparire la mia grinta, soprattutto quando mi sono giocato delle possibilità importanti per migliorare il mio percorso professionale. All’inizio della mia carriera firmai una procura con il figlio di Luciano Moggi, Alessandro. Ad un certo punto del nostro percorso insieme non mi sono sentito gestito al meglio ed ho deciso di interrompere il rapporto. Ero al Bisceglie, sapevo che su di me c’era l’interesse della Salernitana di Delio Rossi, che poi sarebbe andata in A l’anno successivo. I Moggi mi spinsero a firmare con il Pescara prima che il mio rapporto con la società pugliese finisse. Ad un certo punto il presidente mi chiama in sede: “Ti ho venduto alla Salernitana”, mi disse. Moggi mi disse che tutto si sarebbe risolto e mi fece firmare anche con i granata. Dovetti poi recedere da quest’ultima firma ed accettare controvoglia il Pescara: Viscidi, l’allenatore degli abruzzesi, aveva già scelto il titolare ed era Paolo Bordoni. Io non giocai quasi mai e persi la possibilità di poter andare in A. Prima, però, revocai il mandato con Moggi jr. Facendo questa cosa, ridussi del 75% le possibilità di poter sfondare, ma non me ne pento. Sono cresciuto nel Napoli di Maradona, ho fatto benissimo ad Avellino e Messina. Non rimpiango nulla, sono orgoglioso delle squadre in cui ho giocato e della carriera che ho fatto perché ho costruito tutto senza l’aiuto di nessuno».
                    Grazie Mimmo, a presto.
                    «Grazie a te. Forza Lupi».

                    http://www.orticalab.it/A-Crotone-il...no-splendido-e

                    Finchè vivrò
                    Canterò
                    Forza Avellino
                    Ti sarò sempre vicino...

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                    • #25
                      Grande Mimmone, ricordo ancora la sua parata decisiva nella finale con il Napoli.

                      Un signor portiere, allora era da alta B, con il crollo del livello generale degli ultimi anni se fosse in attività ora sarebbe un portiere di serie A.
                      "Bisogna saper scegliere per tempo, non arrivarci per contrarietà."
                      F. Guccini

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