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    Ultima modifica di hank; 08-06-2015, 00:20. Motivo: portieri, nicola di leo
    "Libertà è la libertà di dire che due più due fa quattro."

  • #2

    ......
    "Libertà è la libertà di dire che due più due fa quattro."

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    • #3
      Originariamente inviato da hank Visualizza il messaggio

      Uff! Ho gli occhi lucidi....

      Il ricordo più vivo è il rigore parato al Torino: prima giornata del maledetto campionato 87/88, eravamo sul 2-1 ed era il 91°.

      Io ero nella Nord, con mio padre ed il suo gruppo, esattamente dietro la porta. Ricordo ancora cosa pensai prima e cosa dissi e come esultai dopo!

      "Bisogna saper scegliere per tempo, non arrivarci per contrarietà."
      F. Guccini

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      • #4
        «La parata di Landucci, l'Avellino è in Serie B». L'eroe di Pescara venti anni dopo - Orticalab.it
        «La parata di Landucci, l’Avellino è in Serie B». L’eroe di Pescara venti anni dopo


        L’ex portiere biancoverde nella stagione ’94/’95: «Una piazza che non si dimentica. Con quel presidente poi... Ricordo che Sibilia mi mise in punizione per un gol preso a Casarano. All’Adriatico fu un’apoteosi»







        «La parata di Landucci, l’Avellino è in Serie B. L’Avellino è in Serie B. Amici all’ascolto, l’Avellino è in Serie B». Le parole del collega Carmine Losco tornano alla mente ogni volta il pensiero va alla finale di Pescara tra Avellino e Gualdo, stagione ’94/’95. Le quindicimila bandiere biancoverdi all’Adriatico, lo spicchio biancorosso con le poche centinaia di tifosi umbri. Una giornata calda, uggiosa e interminabile.
        Gli umbri in vantaggio con staffilata su punizione di Tomassini, il pareggio su rigore di Esposito, la traversa, sempre di Esposito, i supplementari, un equilibrio fastidioso, poi i calci di rigori sul fare della sera, la serie che termina in parità con due errori per parte, i penalty a oltranza fino al tiro di Costantini e la respinta di Marco Landucci che fa esplodere lo Stadio Adriatico e un intera provincia. L’Avellino torna in Serie B dopo tre anni nell’inferno della Serie C.
        Gli eroi di quella stagione sono tanti, da Salvatore Fresta a Carmine Esposito, passando per i vari Nocera, Provitali, Carannante. Senza chiaramente dimenticare il tecnico Papadopulo, esonerato a poche giornate dalla fine e poi lui, Marco Landucci. Portiere di esperienza con un passato importante alla Fiorentina. A suon di parate contribuì alla cavalcata dell’Avellino verso la serie cadetta. Impossibile dimenticare quell’ultimo rigore, la sua respinta, la corsa verso i compagni di squadra con le braccia aperte e una gioia incontenibile.
        Landucci è andato via da eroe e tale viene considerato da tutti i tifosi biancoverdi. Quella promozione lo portò all’Inter, come non accettare una proposta simile, dove tuttavia non giocò mai. Poi brevi esperienze di fine carriera. Praticamente Avellino ha rappresentato la sua ultima tappa importante del suo percorso. Dal 2005, Landucci ha avviato l’attività da allenatore. Oggi è un tesserato della Juventus ed è il vice allenatore di Massimo Allegri. Raggiungerlo telefonicamente, tuttavia, è stato facile.
        Marco, se ti dico Pescara, Stadio Adriatico, cosa ti viene in mente?
        «Un tripudio di bandiere biancoverdi. Un intero popolo che si mise in viaggio per vedere quella partita. Quello che ricorderò sempre di Avellino è il pubblico. Non ricordo una trasferta di quella stagione senza i tifosi. Venivano sempre ed in casa, nonostante giocassimo, in Serie C, il Partenio offriva sempre un colpo d’occhio di tutto rispetto. L’affetto era palpabile sia in campo che in settimana vivendo la città. Pescara fu il giusto premio ad una stagione incredibile».
        La squadra era forte. Cosa ti convinse ad accettare proprio Avellino?
        «Mi convinse il presidente Sibilia. Il progetto era quello di vincere il campionato. Sibilia puntò su di me e su uomini di esperienza come Provitali, Fioretti e Carannante. Mi intrigòMi convinse il presidente Sibilia. Il progetto era quello di vincere il campionato. Sibilia puntò su di me e su uomini di esperienza come Provitali, Fioretti e Carannante. Mi intrigò quel tipo di progetto e accettaiquel tipo di progetto e accettai. Fu un bel campionato anche se dovemmo fare i conti con la Reggina di Aglietti. Finimmo il campionato secondi ma tra l’Avellino, la Reggina e la terza classificata c’era un abisso. Era, se non sbaglio, il secondo anno che si disputavano i play off, una bella lotteria meno male che è andata come andata anche perché da quel che ricordo, non fu una delle nostre migliori partite».
        A proposito del presidente Sibilia che ci ha lasciato pochi mesi fa. Che ricordo hai di lui?
        «Ricordo che dei calciatori che partirono per il ritiro ad agosto, nel mese di dicembre ce n’erano ben pochi. Era molto severo perché voleva raggiungere a tutti i costi l’obiettivo. Ho impressa l’immagine di lui che entra nello spogliatoio con la sigaretta al lato della bocca. Era simpatico ma parecchio autoritario. Anche io sono finito fuori squadra per un paio di domeniche e mi sa che ci fu il suo zampino».
        Davvero, ricordaci in quale occasione…
        «Presi un gol strano a Casarano, ricordo questo cross strano dalla sinistra, questa palla altissima. Io accecato dal sole rimasi quasi imbambolato e la sfera finì in rete tra lo scetticismo generale. Pagai quell’errore con un paio di domeniche in panchina. Mi sostituì Galati. Accettai la decisione senza battere ciglio, anzi, continuando ad incitare i miei compagni. Forse anche per questo motivo mi sono ripreso la maglia da titolare».
        Di quella squadra chi ricordi con affetto?
        Ricordo che dei calciatori che partirono per il ritiro ad agosto, nel mese di dicembre ce n’erano ben pochi. Era molto severo perché voleva raggiungere a tutti i costi l’obiettivo«Un po’ tutti. Fabio Lupo in particolare, eravamo gli unici ad aver avuto il permesso dal presidente di abitare ad Avellino per poter portare i figli a scuola. Gli altri li voleva tutti a Mercogliano. Mi sento a volte con Roberto Carannante o con Fioretti. Ma ricordo una squadra di tanti bravi ragazzi. Da Nocera a Esposito, Fonte, Cudini. Un po’ tutti dai…».
        E Totò Fresta?
        «E’ vero, c’era anche Fresta. Che fine ha fatto Totò?».
        Ha lasciato il calcio. Ora vive facendo l’operaio…
        «Se sta bene sono contento per lui. Era un bravissimo ragazzo e dal calcio poteva sicuramente avere più di quello che ha avuto».
        Marco, torniamo a quell’immagine che tutti i tifosi portano nel cuore…
        «Ai calci di rigore non è mai facile. Quella poi fu una serie strana, passammo in svantaggio due volte. Un rigore l’ho parato e un altro è finito sul palo. Abbiamo avuto la fortuna di arrivare al quinto rigore in vantaggio e di segnare tutti quelli battuti nella serie a oltranza. Il nervosismo era palpabile e di sicuro quel pallone scottava. Ho fintato più vuole e mi sono buttato alla mia sinistra. Poi la gioia è stata incontenibile. Talmente tanto incredibile che ho ricordi vaghi. L’abbraccio con i compagni, i tifosi impazziti di gioia. Incredibile».
        La tua esperienza in biancoverde è terminata all’Adriatico di Pescara…
        Mi ha cercato l’Inter e ho accettato di fare il secondo. Se sono arrivato lì a fine carriera lo devo soprattutto all’esperienza che ho vissuto ad Avellino
        «Sì, avevo un altro anno di contratto ma non ho saputo dire di no ad una squadra di Serie A. Mi ha cercato l’Inter e ho accettato di fare il secondo. Se sono arrivato lì a fine carriera lo devo soprattutto all’esperienza che ho vissuto ad Avellino».
        Grazie Marco, in bocca al lupo…
        «Crepi, grazie».
        "Libertà è la libertà di dire che due più due fa quattro."

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