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Ciao Azeglio

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  • Ciao Azeglio

    Ci ha lasciato il grande Azeglio Vicini! Evvero, diventammo solo terzi in quel mondiale dove conquistammo i cuori di tutta una nazione........... ma la sua nazionale mi fece emozionare come mai più nessuna dopo la sua (e quella finale contro la grande Germania ce la saremo strameritata)! Altri tempi, altro calcio.........ciao Azeglio, riposa in pace!
    Ultima modifica di Guglielmo Tell; 31-01-2018, 10:55.

  • #2
    Posto questo bellissimo articolo per i più giovani........per farvi capire chi era Azeglio Vicini e cosa era il calcio in quei tempi..........ammetto che leggendolo mi sono emozionato! Buona lettura!

    " È morto a Brescia l'ex commissario tecnico della Nazionale Azeglio Vicini. Avrebbe compiuto 85 anni a marzo. È stato il tecnico degli azzurri ai Mondiali di Italia 90 ed è rimasto ct fino al 1991 prima di lasciare la Nazionale ad Arrigo Sacchi.

    Gran terra di allenatori e soprattutto ct la Romagna: Edmondo Fabbri, Azeglio Vicini, Arrigo Sacchi. Azeglio Vicini la Romagna la portava ovunque con la sua simpatia, la sua umanità, la battuta pronta, la voglia di scherzare e sdrammatizzare il calcio. "Oè, ma facciamoglieli vedere no, questi azzurri a questi giovanotti che sono venuti a salutarci a migliaia!" E così a Salerno, al vecchio Stadio Vestuti, ordinò che i vari Zenga, Vialli, Mancini, Giannini, Baggio - la sua nazionale - si infangassero tutti corricchiando in allenamento lungo quella fascia di campo ricoperta di pozzanghere. Perché tutti potessero vedere e quasi toccare, i loro beniamini. Sia pure irriconoscibili e infangati dalla testa ai piedi. Gli azzurri. "Visto? Gli azzurri sono sempre al servizio della gente!".

    Diceva sempre "gli azzurri", come fossero carabinieri preposti a servire il buon nome dell'Italia e del calcio italiano. E portava la divisa della nazionale con grande orgoglio, sempre a posto, stirata, fresca, perfetta. Come un prefetto, un questore, un funzionario pubblico al comando della squadra più bella e importante del calcio italiano: la Nazionale. Altri tempi. Come Enzo Bearzot Vicini aveva lo stesso identico spirito di servizio e rapporto d'amore con la Nazionale, che per decenni ha cresciuto i suoi allenatori all'Università di Coverciano e poi avviati piano piano a guidare tutte le squadre azzurre. Fino alla più grande: la Nazionale maggiore. E già l'Under 21 - dopo l'Under 23 - era una grande nazionale, seguitissima, amata, popolare.

    Quando l'avventura di Bearzot giunse naturalmente al termine dopo Mexico '86, non ci fu alcun travaglio nella scelta del nuovo ct. La successione era matematica e già fatta, e Azeglio Vicini, ct dell' Under 21, ne prese naturalmente il posto, travasando nella nazionale maggiore una squadra bellissima, ricca di talento, conosciutissima. Mancini, Vialli, Zenga, Giannini, Donadoni, Bergomi, Ferri, solo per citarne alcuni. Gli Europei '88 in Germania e Italia '90 furono due grandi entusiasmanti avventure, vissute insieme a una squadra giovane, aggressiva, che l'Italia condivideva e amava. Il calcio di Vicini era all'italiana ma già molto moderno, e gli inserimenti di Maldini subito, Baggio e Schillaci poi ne avrebbero fatto una squadra all'avanguardia, che letteralmente scoppiava di classe. E che non vinse forse proprio perché mancava di un po' di quel cinismo delle grandissime squadre.

    A Italia '90, il Mondiale delle notti magiche, la Nazionale pagò il prezzo di trovare sulla sua strada l'Argentina di Maradona, e a Vicini rimase sempre il cruccio che il San Paolo e Napoli non avessero adeguatamente appoggiato e sostenuto, se non addirittura fischiato, la Nazionale in semifinale. Ne nacque una gran polemica, ma Napoli rifiutò sempre l'accusa di aver tradito l'Italia per Maradona.

    Aveva particolare passione, Vicini, per i numeri e le statistiche. E in tempi in cui gli smartphone non esistevano portava sempre in tasca un'agendina dove appuntava partite, formazioni, marcatori, gol, assist, tutto. "Allora. Luca, Luca, Luca (Gianluca Vialli, ndr), tu non mi fai gol dal... dal...": ma ovviamente lo sapeva benissimo anche a memoria. Grande intrattenitore, i suoi ritiri non erano ancora chiusi a chiavistello, gli piaceva il contatto col pubblico, i giornalisti, la tv. Se Bearzot era per definizione un papà burbero, Vicini per definizione era, al contrario, uno zio simpaticissimo. La moglie Ines, che portava spesso con sè, aveva la discrezione ma anche il ruolo di first lady. Faceva molto famiglia, gruppo, ambiente. E viaggiava spesso accanto a lui in prima fila sull'aereo azzurro.

    Sarà ricordato Vicini come un bravo ct e per quelli che allora seguivano la nazionale come straordinario raccontatore di barzellette, soprattutto in romagnolo. Purtroppo le più divertenti non sono riportabili. "Allora c'è un giovanotto in tempesta ormonale che fa dei sogni un po' bollenti e decide di concedersi, vero, un'avventura, diciamo così, sexy a Bologna...". Il suo calcio era leggero e non c'era alcuna drammatizzazione. Al presidente democristiano Antonio Matarrese, che la scelta di Vicini l'aveva ereditata dal predecessore Federico Sordillo, piaceva portare in giro la Nazionale, come un suo giocattolo, per tutte le città italiane, soprattutto al Sud. E guai a chi osava contestare il primato azzurro. Però voleva anche una nazionale vincente e quella non gli bastava più. Purtroppo per Vicini, fu infatti proprio Matarrese a far patti con Berlusconi per avere una nuova bandiera azzurra da sventolare in Italia e nel mondo.

    Arrivò fino al 1991 infatti Vicini, quando, fallita la qualificazione agli Europei 1992, fu sostituito da un altro grande romagnolo: Arrigo Sacchi. Cinquanta chilometri sulla via Emilia e da Cesena si passa al vate di Fusignano. Cambio di panchina e cambio di filosofia. Anche se bisogna dire che a Vicini mancò veramente solo la vittoria e mai praticò un calcio catenacciaro e primitivo. Anzi. Ma i tempi stavano cambiando, e dunque gli anni 90 volevano altre storie e altri ct. E Sacchi, che - rivoluzione! - non veniva dalla scuola federale, era veramente il massimo allora. Una stretta di mano e sacchismo fu.

    Fu anche un bel calciatore, Vicini, una figurina Panini, azzurrina anche quella, della Sampdoria anni 50/60. Il suo miglior amico il fido centravanti di quei tempi Sergio Brighenti, modenese, suo secondo in azzurro e sempre vicino a lui. "Sergiooo! Mò facciamogli ben vedere come si calcia un pallone nella porta a questi azzurri!". Il destino di Azeglio fu scritto tutto, fin da quando nacque (1933), nel nome: era uno slogan naturale all'unità d'Italia. E c'è stato un momento, allegro e felice, in cui l'inno della nazionale era veramente "Romagna mia".




    Ultima modifica di Guglielmo Tell; 31-01-2018, 11:09.

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    • #3
      Concordo, fu una gran bella Italia quella.
      Vicini seppe trovare i giusti equilibri tra la coesistenza di giocatori tecnici (Baggio, Giannini, Donadoni) e una difesa solida che pagò caro un errore (forse l'unico, rigori a parte) del suo portiere.
      E poi era un Signore.
      "ESSERE SUPERSTIZIOSI È DA IGNORANTI, NON ESSERLO PORTA MALE" (E. De Filippo)

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      • #4
        Originariamente inviato da Aldair Visualizza il messaggio
        Concordo, fu una gran bella Italia quella.
        Vicini seppe trovare i giusti equilibri tra la coesistenza di giocatori tecnici (Baggio, Giannini, Donadoni) e una difesa solida che pagò caro un errore (forse l'unico, rigori a parte) del suo portiere.
        E poi era un Signore.
        Gino, quei terzi posti ad europei e mondiali gridono ancora vendetta.......le nazionali più forti di quei tempi le avevamo noi, l'Olanda dei "milanisti" e la Germania degli "interisti" .........peccato che che proprio noi rimanemmo a secco! Azeglio, per quello che aveva dimostrato con i suoi ragazzi, avrebbe meritato un titolo.......

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        • #5
          italia 90 le mie prime lacrime di delusione per il calcio a livello nazionale ma anche la mia prima nitida esperienza di calcio inteso come patria quella patria che io oggi non riconosco più

          R.I.P. IN PACE MISTER

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          • #6

            R.I.P. Azeglio, mi hai fatto amare una maglia che adesso non amo piu'. Di patria adesso ne ho un'altra, molto piu' piccola, molto meno abitata ma molto piu' amata dai suoi abitanti rispetto a quella che ho amato con uguale fervore fino a qualche anno fa ma che ora ripudio e a cui guardo con indifferenza. Una nuova vera patria che ci ha lasciato andar via e che non vuole che torniamo ma che nonostante tutto amo alla follia! Nonostante questo il passato non si cambia e ti ringrazio di avermi regalato le mie prime gioie calcistiche e le prime delusioni che mi sono servite per assorbire meglio quelle il futuro calcistico aveva in serbo per me.
            Che il Signore ti abbia in gloria!
            IRPINIA LIBERA

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            • #7
              per lui una prece la dico

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