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Irpinia col cappio al collo

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  • Irpinia col cappio al collo

    Ieri un altro quarantenne si è impiccato.
    Ha scelto di farlo clamorosamente sul posto di lavoro, lasciando attonite tutte le figure professionali operanti nella A. Capaldo s.p.a.

    E' ormai uno stillicidio continuo, giovani che si tolgono la vita egoisticamente !!!

    Un mio amico dice che è una specie di virus contagioso.

    Io invece credo ci siano colpe ben precise da parte della societa' cosidetta civile!!!

    mi sentivo di dividere questo mio pensiero con voi e quindi ho aperto questo TOPIC !!!
    19sigpic12
    "... la veste in folto vello si tramuta,
    passano in gambe le pretese braccia;
    lupo diventa, e ancor della perduta
    forma ritien la manifesta traccia;
    chè nella fronte, già da pria canuta,
    sta quel piglio tuttor d' ira e minaccia;
    scintillan gli occhi e pinta è nella fiera,
    sua complession de l'odio l'arma atroce..."

  • #2
    Che cosa assurda...
    Biohazard is behind you... sigpic beware of it or stay home!

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    • #3
      Caro Sabino,
      la cosa è profonda e non riguarda solo l'Irpinia, ma sicuramente una parte di Italia che soffre di un insieme di cose arrivate con il cosiddetto benessere e consumismo. Un piccolo esempio: qualche anno fa, con un amico stavamo parlando di pesca (eh, sì, tanto per cambiare) quando il figlio, diciottenne, uscì fuori con un "sono depresso" ........... ti ricordi mai se quelli come te e me a diciotto anni si sentivano depressi?
      poi ........... a livello egoistico ............. mamma mia che fine l'impiccagione, sicuramente in quanto dopo che ti sei appeso non hai più possibilità di riprenderti, anche se lotti per evitare la tua fine, ormai sei andato ...........
      e poi l'età della persona ......... quello mi dà i brividi!

      senza nulla togliere a ciò che hai scritto (se ho ben capito il luogo dove è successo ............), questo male è dovuto pure ad un insieme di cose della nostra società, oltre che a qualcosa insito nella nostra mente (generico)

      accidenti, che ennesima brutta notizia

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      • #4
        Bush hai fatto benissimo ad aprire questo topic:
        non si può restare indifferenti a queste tendenze che stanno diventando una vera e propria piaga.
        La cosa sta scuotendo parecchio pure me...troppi suicidi negli ultimi anni.
        Sicuramente le cause del forte incremento sono da cercare nella crisi economica in cui versiamo...che fanno perdere la dignità di una vita normale.
        Sinceramente credo ci siano precise responsabilità a riguardo...ed è la prova che le armi finanziarie possono indurre al collasso di una società peggio di una guerra.
        Ammetto che mi sono pure rotto il caxxo nel seguire le assurde previsioni di PIL (poi puntualmente riviste al ribasso) e tutti gli indici connessi (che a mia avviso valgono poco o niente)...e vorrei che veramente si cominciasse a ripensare ( ma totalmente) il SISTEMA e l'ORDINE ATTUALE poichè una società in cui succedono queste cose va combattuta con tutti in mezzi!

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        • #5
          La crisi , i mali della società, il malessere intimo etc. sicuramente sono concause, ma la cosa che mi turba di più è la mancanza di voglia di lottare della mia generazione e di quelle successive !!!
          Noto una debolezza di carattere in questi gesti ed un egoismo spaventoso.
          Essendo padre a volte mi chiedo se mi sto comportando nel modo giusto, se veramente sto inculcando in mio figlio i giusti valori e se gli sto trasmettendo il giusto interesse alla vita.
          Tornando alla crisi del progresso e del benessere credo che siamo delle generazioni di vigliacchi!!!
          Mi chiedo davvero :" ma se oggi abbiamo tutto e non lo apprezziamo, cosa cazzo dovevano fare i nostri nonni e i nonni dei nostri nonni, vissuti nel dopoguerra, dove non avevano nemmeno un bagno dove poter pisciare?
          Cosa dovevano fare?
          Intanto sono andati avanti ed hanno permesso a noi di vivere nel benessere, e noi invece......"
          19sigpic12
          "... la veste in folto vello si tramuta,
          passano in gambe le pretese braccia;
          lupo diventa, e ancor della perduta
          forma ritien la manifesta traccia;
          chè nella fronte, già da pria canuta,
          sta quel piglio tuttor d' ira e minaccia;
          scintillan gli occhi e pinta è nella fiera,
          sua complession de l'odio l'arma atroce..."

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          • #6
            Originariamente inviato da BUSH1988 Visualizza il messaggio
            La crisi , i mali della società, il malessere intimo etc. sicuramente sono concause, ma la cosa che mi turba di più è la mancanza di voglia di lottare della mia generazione e di quelle successive !!!
            Noto una debolezza di carattere in questi gesti ed un egoismo spaventoso.
            Essendo padre a volte mi chiedo se mi sto comportando nel modo giusto, se veramente sto inculcando in mio figlio i giusti valori e se gli sto trasmettendo il giusto interesse alla vita.
            Tornando alla crisi del progresso e del benessere credo che siamo delle generazioni di vigliacchi!!!
            Mi chiedo davvero :" ma se oggi abbiamo tutto e non lo apprezziamo, cosa cazzo dovevano fare i nostri nonni e i nonni dei nostri nonni, vissuti nel dopoguerra, dove non avevano nemmeno un bagno dove poter pisciare?
            Cosa dovevano fare?
            Intanto sono andati avanti ed hanno permesso a noi di vivere nel benessere, e noi invece......"
            potrei darti ragione..ma il tutto va rapportato ai tempi.
            Probabilmente tra 100 anni si chiederanno come facevamo a vivere nelle nostre condizioni (ad esempio con la paura di morire con qualche malattia che nel frattempo sarà stata debellata).
            Non a caso il più alto numero di suicidi si verifica proprio nelle società per così dire più evolute...

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            • #7
              Altro suicidio ad Avellino, notizia di pochi minuti fa.
              Biohazard is behind you... sigpic beware of it or stay home!

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              • #8
                Originariamente inviato da LUPO DEL FREDANE Visualizza il messaggio
                potrei darti ragione..ma il tutto va rapportato ai tempi.
                Probabilmente tra 100 anni si chiederanno come facevamo a vivere nelle nostre condizioni (ad esempio con la paura di morire con qualche malattia che nel frattempo sarà stata debellata).
                Non a caso il più alto numero di suicidi si verifica proprio nelle società per così dire più evolute...
                L' ho scritto all' inizio del topic!
                La cosiddetta società civile , ha delle enormi responsabilità, sia quella di oggi che quella di ieri o di domani!!!
                Però questo termine ( società civile, evoluta, etc.)
                Non può essere usato per nascondere le nostre debolezze!!!
                Forse dimentichiamo spesso che di quella società ne facciamo parte , il problema fondamentale secondo me è scegliere di farne parte attivamente o meno, ed è quel meno che mi preoccupa!!!
                19sigpic12
                "... la veste in folto vello si tramuta,
                passano in gambe le pretese braccia;
                lupo diventa, e ancor della perduta
                forma ritien la manifesta traccia;
                chè nella fronte, già da pria canuta,
                sta quel piglio tuttor d' ira e minaccia;
                scintillan gli occhi e pinta è nella fiera,
                sua complession de l'odio l'arma atroce..."

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                • #9
                  Le mani sporche di chi sta uccidendo l’Irpinia
                  Politici, politicanti e sindacalisti: maschere mostruose d’un teatro dell’assurdo nel quale s’è consumato il dramma di questa terra

                  Qualche giorno fa, Salvatore Biazzo, ex assessore alla cultura del Comune di Avellino, ci diceva che questa città ha bisogno del coraggio di osare, di provare, di rischiare. Ha bisogno della fantasia necessaria a reinventarsi e rielaborarsi, per valorizzare quello che ha.

                  Ma, si potrà obiettare, Avellino ha poco o nulla da valorizzare. Tuttavia, quel poco è pur sempre un punto di partenza, soprattutto se si considera che è stato col tempo che quel che avevamo si è logorato, divenendo sempre meno. E quel poco, se lasciato definitivamente deteriorarsi, col trascorrere delle stagioni, può diventare davvero nulla.

                  Un discorso che può essere esteso fino ai più remoti confini di una provincia dove, intorno a tante eccellenze di nicchia, sembra propagarsi un vuoto deserto di disperazione. Dalle fabbriche che chiudono a quelle che resistono o che tentano di farlo per impedire il definitivo inaridimento dell’Irpinia, passando per le tante vertenze del lavoro che sfuma o che non c’è, le perle che pure proviamo a raccontare, immaginando e sognando un futuro di rinascita per una terra amata, che non merita di morire, se non altro per la storia di prestigio che ha da raccontare, tra tante ferite e cadute, ebbene quelle perle rischiano di andare in pasto ai porci di chi ha tra le mani il potere di tessere la trama del domani vagheggiato.

                  Se il vino è buono, l’aria pulita e il cibo squisito poco conta per gli abitanti di un’Irpinia che non sanno più vedere la bellezza della loro alcova accoccolata tra montagne d’un verde brillante. Montagne che nulla hanno da invidiare ai luoghi più suggestivi di questo Stivale dal fascino senza tempo. Quegli stessi montanari la cui tempra è sempre più indebolita da una perdita di senso che sta diventando perdita di senso della vita stessa. Lo dimostra una settimana di cronache nere, nerissime, col susseguirsi senza sosta di notizie di suicidi di uomini la cui scelta di abbandonare questo mondo è suonata come la più forte e temibile espressione del nostro ripiegamento. Non è certo solo questo. Non tutto è riconducibile alla desolazione che, fin troppo spesso, ci capita di dover documentare ma, certo, il senso collettivo di ripiegamento che si va insinuando, sempre più profondo e infido, avrà giocato il suo ruolo.

                  Qualcuno, in particolare dalle fila dei sindacati, ha parlato d’un triste primato per Avellino, vista la successione di suicidi nell’arco di pochissimi giorni. Parole rilanciate nello stesso giorno in cui un nuovo capitolo della vertenza simbolo della nostra povertà è stato scritto: un nuovo capitolo di dolorosa sospensione e, magari, disillusione. Ovviamente, parliamo dell’incontro sulla vertenza ex-Irisbus tenutosi ieri nella sede di Confindustria Avellino e che s’è chiuso con un altro rinvio, l’ennesimo. E il prefisso ex che, oramai, precede in maniera stabile il nome dello stabilimento di Valle Ufita, dà il senso di quanto si sia dilatato il tempo nel quale gli operai, e le loro famiglie, vivono tenendo stretto tra le mani quel filo di speranza che si sfilaccia in ogni giorno, ogni settimana, ogni mese che da anni passa senza che una risposta, definitiva, arrivi.

                  E allora, mettendo tutto insieme, guardando come dall’alto di un elicottero che sorvola le macerie nelle quali siamo sprofondati, a quegli stessi sindacati e alla loro controparte politica, a chi, insomma, ha avuto ed ha tra le mani il potere, la responsabilità e la facoltà di tessere le trame del nostro futuro, a loro chiediamo quanto quelle morti pesino sulle loro coscienze. Chiediamo quanto li trafiggano gli occhi spenti, disperati o arrabbiati di uomini e donne che continuano ad aspettare risposte. Ci chiediamo se sentano le spalle gravate dai macigni di quelle macerie che si sono lasciati alle spalle calpestando il suolo d’Irpinia. Ci chiediamo se e quanto si sentano responsabili d’aver insegnato agli irpini lo stile dell’elemosina e della pietà, dell’attendismo e della remissione. E ci chiediamo dove trovino il coraggio di scrivere che per questa terra non c’è più tempo, che bisogna agire, intervenire. Ci chiediamo se siano consapevoli che quelle parole sono rivolte ad essi stessi. E valgono per tutti: non solo una parte.

                  È chiaro allora che il convincimento d’essere nel giusto è tale da impedire di vedere quanto le loro mani siano sporche del sangue e del sudore d’una terra che è stanca. Una terra che, più dei suoi politici, politicanti, rappresentanti e falsi profeti, maschere mostruose di questo teatro dell’assurdo, sente il peso dei macigni da loro scaricati sul nostro presente, rubandoci il futuro.

                  I tristi primati di cui parlano sono, prima di tutto, i loro.

                  http://www.orticalab.it/Le-mani-sporche-di-chi-sta
                  Questa è la mia vita,
                  sostenere te in ogni partita!


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                  • #10
                    sì, ancora io
                    no, non sono certo che la possibilità di avere tutto sia una delle cause; certo invece essere una delle cause la modalità del lavoro, difficile da avere, difficile da mantenere, impossibile a livello di stress e tante altre sfaccettature che prima non c'erano, non ultimi gli orari di lavoro, turni eccetera; mettiamo insieme queste cose ed una possibile disarmonia casalinga potrebbero fare un cocktail mortale per chi, a livello psicologico, è più debole e si abbandona a pensieri non proprio logici
                    personalmente anche quando sono un po' giù difficilmente mollo l'osso (o quello che preferisci) senza lottare, pur soccombendo, mai domito, e così via, ma non siamo tutti uguali e ciò che ci sta insegnando il nostri tempo è sempre meno "essere" e sempre più "sembrare", facendo così che non siamo più quelli che realmente siamo ma quello che appariamo
                    cosa che, Sabino, a me e te non ci riguarda (ed anche altri ragazzi del forum come noi), ma non è così per tutti
                    p.s.: è anche un mio coetaneo .......... e tu sapessi, anche se indirettamente, quanto la cosa inizi a darmi noia ...........
                    Ultima modifica di ilmaremmano; 25-07-2014, 14:00.

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                    • #11
                      Originariamente inviato da 1912 Visualizza il messaggio
                      Le mani sporche di chi sta uccidendo l’Irpinia
                      Politici, politicanti e sindacalisti: maschere mostruose d’un teatro dell’assurdo nel quale s’è consumato il dramma di questa terra

                      Qualche giorno fa, Salvatore Biazzo, ex assessore alla cultura del Comune di Avellino, ci diceva che questa città ha bisogno del coraggio di osare, di provare, di rischiare. Ha bisogno della fantasia necessaria a reinventarsi e rielaborarsi, per valorizzare quello che ha.

                      Ma, si potrà obiettare, Avellino ha poco o nulla da valorizzare. Tuttavia, quel poco è pur sempre un punto di partenza, soprattutto se si considera che è stato col tempo che quel che avevamo si è logorato, divenendo sempre meno. E quel poco, se lasciato definitivamente deteriorarsi, col trascorrere delle stagioni, può diventare davvero nulla.

                      Un discorso che può essere esteso fino ai più remoti confini di una provincia dove, intorno a tante eccellenze di nicchia, sembra propagarsi un vuoto deserto di disperazione. Dalle fabbriche che chiudono a quelle che resistono o che tentano di farlo per impedire il definitivo inaridimento dell’Irpinia, passando per le tante vertenze del lavoro che sfuma o che non c’è, le perle che pure proviamo a raccontare, immaginando e sognando un futuro di rinascita per una terra amata, che non merita di morire, se non altro per la storia di prestigio che ha da raccontare, tra tante ferite e cadute, ebbene quelle perle rischiano di andare in pasto ai porci di chi ha tra le mani il potere di tessere la trama del domani vagheggiato.

                      Se il vino è buono, l’aria pulita e il cibo squisito poco conta per gli abitanti di un’Irpinia che non sanno più vedere la bellezza della loro alcova accoccolata tra montagne d’un verde brillante. Montagne che nulla hanno da invidiare ai luoghi più suggestivi di questo Stivale dal fascino senza tempo. Quegli stessi montanari la cui tempra è sempre più indebolita da una perdita di senso che sta diventando perdita di senso della vita stessa. Lo dimostra una settimana di cronache nere, nerissime, col susseguirsi senza sosta di notizie di suicidi di uomini la cui scelta di abbandonare questo mondo è suonata come la più forte e temibile espressione del nostro ripiegamento. Non è certo solo questo. Non tutto è riconducibile alla desolazione che, fin troppo spesso, ci capita di dover documentare ma, certo, il senso collettivo di ripiegamento che si va insinuando, sempre più profondo e infido, avrà giocato il suo ruolo.

                      Qualcuno, in particolare dalle fila dei sindacati, ha parlato d’un triste primato per Avellino, vista la successione di suicidi nell’arco di pochissimi giorni. Parole rilanciate nello stesso giorno in cui un nuovo capitolo della vertenza simbolo della nostra povertà è stato scritto: un nuovo capitolo di dolorosa sospensione e, magari, disillusione. Ovviamente, parliamo dell’incontro sulla vertenza ex-Irisbus tenutosi ieri nella sede di Confindustria Avellino e che s’è chiuso con un altro rinvio, l’ennesimo. E il prefisso ex che, oramai, precede in maniera stabile il nome dello stabilimento di Valle Ufita, dà il senso di quanto si sia dilatato il tempo nel quale gli operai, e le loro famiglie, vivono tenendo stretto tra le mani quel filo di speranza che si sfilaccia in ogni giorno, ogni settimana, ogni mese che da anni passa senza che una risposta, definitiva, arrivi.

                      E allora, mettendo tutto insieme, guardando come dall’alto di un elicottero che sorvola le macerie nelle quali siamo sprofondati, a quegli stessi sindacati e alla loro controparte politica, a chi, insomma, ha avuto ed ha tra le mani il potere, la responsabilità e la facoltà di tessere le trame del nostro futuro, a loro chiediamo quanto quelle morti pesino sulle loro coscienze. Chiediamo quanto li trafiggano gli occhi spenti, disperati o arrabbiati di uomini e donne che continuano ad aspettare risposte. Ci chiediamo se sentano le spalle gravate dai macigni di quelle macerie che si sono lasciati alle spalle calpestando il suolo d’Irpinia. Ci chiediamo se e quanto si sentano responsabili d’aver insegnato agli irpini lo stile dell’elemosina e della pietà, dell’attendismo e della remissione. E ci chiediamo dove trovino il coraggio di scrivere che per questa terra non c’è più tempo, che bisogna agire, intervenire. Ci chiediamo se siano consapevoli che quelle parole sono rivolte ad essi stessi. E valgono per tutti: non solo una parte.

                      È chiaro allora che il convincimento d’essere nel giusto è tale da impedire di vedere quanto le loro mani siano sporche del sangue e del sudore d’una terra che è stanca. Una terra che, più dei suoi politici, politicanti, rappresentanti e falsi profeti, maschere mostruose di questo teatro dell’assurdo, sente il peso dei macigni da loro scaricati sul nostro presente, rubandoci il futuro.

                      I tristi primati di cui parlano sono, prima di tutto, i loro.

                      http://www.orticalab.it/Le-mani-sporche-di-chi-sta
                      Come sempre va a finì che a questi che detengono il potere ... NISCIUNO A VOTATI!!!
                      19sigpic12
                      "... la veste in folto vello si tramuta,
                      passano in gambe le pretese braccia;
                      lupo diventa, e ancor della perduta
                      forma ritien la manifesta traccia;
                      chè nella fronte, già da pria canuta,
                      sta quel piglio tuttor d' ira e minaccia;
                      scintillan gli occhi e pinta è nella fiera,
                      sua complession de l'odio l'arma atroce..."

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                      • #12
                        Le mani sporche sono le nostre, e quelle dei nostri genitori che ci hanno inculcato la suddidatanza, il posto fisso, a macchina bella etc.etc.
                        Continuiamo ad ignorare che il destino delle generazioni dopo la nostra è nelle nostre mani, e noi ce ne sbattiamo altamente, pensiamo al " particulare ",e ci fottiamp tra di noi.
                        La collettività non è concepita nel nostro vocabolario ne nel nostro modo di fare!!!
                        I politici ,gli imprenditori, i sindacalisti e via dicendo, non sono altro che la perfetta rappresentanza di chi gli affidato la possibilità di gestire il proprio e l' altrui futuro.
                        Quando parlo di vigliaccheria mi riferisco proprio a questo! Al fatto di sfruttare ed essere sfruttati dalle conoscenze dall' avere e basta senza capire il perché!!!
                        E poi? Poi succede che al primo intoppo si cade e non si ha più la forza di rialzarsi!!!
                        Questo è quello che manca , la voglia di lottare per conquistati qualcosa, non per chiederla!
                        Manca la voglia di lottare insieme per un diritto personale o collettivo che sia.

                        Tanto basta che sto buono io!!!...............…...........
                        19sigpic12
                        "... la veste in folto vello si tramuta,
                        passano in gambe le pretese braccia;
                        lupo diventa, e ancor della perduta
                        forma ritien la manifesta traccia;
                        chè nella fronte, già da pria canuta,
                        sta quel piglio tuttor d' ira e minaccia;
                        scintillan gli occhi e pinta è nella fiera,
                        sua complession de l'odio l'arma atroce..."

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                        • #13
                          come giustamente diceva bush oggi rispetto ai nostri nonni abbiamo tutto ma ci siamo chiesti questo tutto cos'è? avere 3 telefonini a testa, 20 maglia,2 macchine,soldi da spendere,ecc ma la cosa che ci manca un poco a tutti è la possibilità di arrivare nella vita e di conseguenza si perde la gioia di vivere. Cioè prima potevi partire da 0 e se ne avevi le capacità potevi arrivare a 100 non c'era tutta questa burocrazia assurda,tasse succhia sangue e soprattutto nessuno ti ostacolava usando o la solita frase (ma che te miso a fane?) oppure ti ostacolano in maniera subdola e non legale per paura di perdere i propri guadagni (i giornali qui li vendo io) quindi la non realizzazione nel lavoro ti porta a non poterti creare una propria famiglia (bamboccioni? campaci tu con 7/800 euro al mese sta grande str....) e una propria indipendenza (una cosa è spendere 50 euro al sabato sera che hai guadagnato tu e un'altra è quella di spenderla ma dovendola chiedere a mamma e papà a 30anni!)

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                          • #14
                            Vive da quarant'anni sotto un ponte - Ottopagine.it Avellino «Una tempo gli Avellinesi venivano al Fenestrelle a sciacquare i panni e tanti erano quelli che, nei caldi giorni d’estate, facevano persino il bagno. Queste acque, allora, erano limpide e chiare non come adesso che, fra immondizia e rifiuti di ogni tipo, è impossibile guardare il fondo». A parlare è Mario, ottant’anni, dei quali quaranta passati a coltivare un orto poco distante dagli scavi del castello di Avellino, uno sputo di terra sulle sponde del Fenestrelle. Il regno di questo avellinese solitario si trova poco al di sotto del ponte che porta a San Tommaso, in Via Palombi.
                            La figura di Mario è storta e smilza, la tuta alta fin sopra all’ombelico, i capelli bianchi arruffati e il sorriso sornione. E’ seduto su un muretto e ci guarda con diffidenza.
                            «Cosa volete?»
                            Noi, messi un po’ in soggezione dai racconti degli abitanti del posto che ci hanno descritto un anziano irascibile e solitario col vizio della bottiglia, gli comunichiamo le nostre intenzioni. Mario ci guarda, sorride, poi cambia lestamente espressione.
                            «Parlare? Parlare, qui non c’è niente di cui parlare».
                            Le espressioni del viso che si accavallano impetuose e disordinate saranno una costante del nostro breve incontro con l’ insolito guardiano del fiume: una figura sfuggevole pronta a scattare, riversarsi e poi tacere, un po’ come le acque del Fenestrelle increspate dal vento. Mario è sublimazione del microcosmo che gli gravita intorno, un ambiente spartano ed essenziale: un tavolaccio di legno, una baracca di lamiera, un paiolo dal quale proviene un odore forte e dolciastro, della legna accatastata in piccoli mucchi. A colpirmi è un arco di gerani rossi di straordinaria bellezza, poco distante dalle riva del fiume, pensare che Mario li abbia piantati e curati tutti da solo mi fa sorridere, la sua è quasi una sfida alla solitudine e al tempo. Il due cani accovacciati a terra, Giorgio e Giorgia, sollevano stancamente le palpebre per capire la ragione della nostra intrusione. Su questa sponda del fiume il tempo scorre placido, assorbito dal verde della vegetazione, cullato dalla carezza lenta ma costante del Fenestrelle.
                            «Eppure, non è sempre stato così – racconta Mario - quando da queste parti veniva ancora il professore Luongo ( il vecchietto che appariva agli angoli di Avellino con dei cartelli che invitavano i genitori ad occuparsi con più attenzione dei loro figli) , più di trent’anni fa, le sponde del fiume erano molto popolate. Il professore aveva una baracca dove portava i suoi cani. Era un uomo straordinario, dotato di una sensibilità fuori dal comune. Ricordo quando suonava il clarinetto: i cani come ipnotizzati lo seguivano lungo le sponde del fiume e anche io mi fermavo ad ascoltarlo. La musica di Luongo aveva qualcosa di speciale, parlava di terre lontane, era figlia del cuore».
                            Mario si alza e guarda in direzione del fiume, i suoi muscoli sono tesi e la testa leggermente inclinata verso l’alto. Inizia a muovere le mani ondeggiandole elegantemente come fronde di rami nodosi e il vento che gli scompiglia i capelli compie la trasfigurazione: ora l’uomo del ponte, al quale il tempo non ha lesinato il suo tocco ineluttabile, è di nuovo ragazzo, quando i pomeriggi in riva al Fenestrelle erano allietati dalla musica che si disperdeva fra lo scroscio delle acque e le fronde mosse dalla brezza estiva.
                            «Il professore – continua - mi invitava spesso a cena e ogni volta era una festa: fra un boccone di caciocavallo e un buon bicchiere di rosso, arrostendo la carne all’aperto, mi spiegava di come Avellino stava cambiando in peggio. Mi diceva che i ragazzi si stavano incattivendo, non avevano rispetto per gli anziani e per una città che si era scordata di loro. Così, con la politica che se ne fotteva, presto Avellino sarebbe diventata un deserto. Che persona che era il professore, sempre paziente, anche quando provava ad insegnarmi a suonare lo strumento e io mi rivelavo uno studente pessimo».
                            Mario oggi passa la sua vita fra il Centro Storico, dove alcuni amici lo ospitano, soprattutto d’inverno, e le sponde del Fenestrelle, dove ha montato il suo giaciglio di fortuna. Poche coperte sdrucite, coi cani sempre intorno e l’orto da coltivare. Ma senza troppe speranze: «Con quest’acqua – dice Mario - è impossibile far crescere le verdure. Coltivo solo le piante che mi piacciono, i fiori non possono togliermeli né tassarli. Questa parte di città è stata abbandonata: dove prima bisognava chiedere permesso per passare,ora ci sono solo io e questi cani. Hanno avvelenato il fiume, l’aria e la terra, è morto tutto quello che cresceva intorno».
                            «Perché hai deciso di rimanere?»
                            «Non lo so. Questo fiume ora è immondizia, mi fa schifo, eppure non riesco ad andar via. Questa è casa mia e non voglio lasciarla per nulla al mondo».
                            Andrea Fantucchio
                            (foto su gentile concessione di Pellegrino Tarantino)
                            "Libertà è la libertà di dire che due più due fa quattro."

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