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Irpinia sotto attacco!

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  • #61
    Trivelle in Irpinia, ora l’ostacolo è il prezzo del petrolio
    Dopo lo stop al progetto per Gesualdo, si è bloccato anche l'iter per Frigento

    Gesualdo – Il pozzo irpino previsto a Gesualdo per ora non si farà, ma l’Irpinia da un mese resta interdetta, tentando di valutarne le conseguenze. L’attesa per il nuovo progetto, informalmente indicato dalla Cogeid a Frigento, confonde gli analisti, che erano psicologicamente preparati a veder autorizzata la perforazione esplorativa, non ad un rinvio giunto peraltro in sordina. Tuttavia, questa restituzione degli atti c’è stata e, al di là delle motivazioni (opportunità politiche, piuttosto che effettive criticità rilevate nell’operazione prospettata nel cuore del Cratere), non si tratta di un passaggio di poco conto. Sull’eventuale futuro dell’istruttoria (a prescindere se sarà a Napoli o a Roma) la restituzione degli atti va considerata dai comitati, dagli amministratori locali e dalla opinione pubblica come una bocciatura. Non aver ottenuto l’avallo tecnico configura questa istanza di perforazione standard “come non compatibile con l’area del Cratere”. A differenza di quanto accaduto in altre zone del Paese, una valutazione di impatto ambientale ordinaria, che non tenga cioé conto della natura sismica ultrasecolare del quadrante, risulta non ammissibile. Non è poco, anche considerando gli obiettivi del Progetto Nusco. Cogeid in Irpinia non è venuto solo per estrarre qualche barile di greggio, ma per dimostrare una presunta continuità tra i giacimenti della Val d’Agri e il sottosuolo ricco d’acqua dell’Irpinia e del Sannio. Dietro l’azione di questa società permissionaria c’è l’interesse strategico del Ministero dello Sviluppo Economico, deciso a ridefinire la mappa mineraria nel Mezzogiorno, dove Basilicata e Sicilia producono ingenti quantità di idrocarburi e gas. Questo è vero sia alla luce di quanto affermato nel settembre del 2013 dal Sottosegretario Ncd Simona Vicari (che, rispondendo alla interpellanza urgente del deputato Luigi Famiglietti in aula, aveva invitato a considerare l’interesse del Mise per l’Irpinia di natura più scientifica che economica), sia se si considera la storia petrolifera dell’Alta Irpinia e dell’Ufita: dal 1935 al 2002 sono stati scavati ben 27 pozzi intorno all’area del Cratere, tutti senza esito. E’ chiaro che nel sottosuolo in questione petrolio vero non ce n’é, come dimostra l’ultima compagnia interessata a Frigento, che ha levato le tende dopo i primi rilievi geologici non invasivi (12 anni fa). A questo punto all’Irpinia conviene incassare il risultato positivo su Gesualdo, capitalizzando la tregua che ne consegue con iniziative e azioni che chiudano la porta definitivamente alle trivelle. Due le strade obbligate: la prima è tutta normativa e va giocata in Consiglio regionale, dove occorre blindare le previsioni del Piano Territoriale Regionale, che escludono qualunque ipotesi di attività mineraria, a vantaggio delle vocazioni agricole, naturalistiche e produttive sostenibili, stabilite dalla legge regionale del 2008 (antecendente al Permesso di ricerca Nusco).

    http://avellino.ottopagine.net/2014/...-del-petrolio/
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    • #62
      Rifiuti a Pianodardine, è caos. Dalla Regione arriva la smentita per la realizzazione dell’impianto di stoccaggio
      Da domani partirà una petizione popolare per la salvaguardia della salute e della dignità dei cittadini

      «Non c’è nessuna autorizzazione della giunta regionale – ha affermato in una nota Sergio Nappi – Coloro che sostengono il contrario, sindaci e consiglieri comunali, parlano senza cognizione di causa pur di esercitarsi nel rito, ormai abusato, dell’attacco alla Regione». Ieri mattina il consigliere regionale di Forza Italia ha avuto un colloquio con l’assessore all’ambiente, Giovanni Romano sulla presunta autorizzazione che sarebbe stata rilasciata per la creazione di un nuovo sito di stoccaggio nell’hinterland irpino. «L’assessore Romano - ha spiegato Nappi – mi ha confermato che le notizie riportate sono prive di fondamento». Secondo il consigliere, infatti, la società che dovrebbe realizzare l’impianto «ha solo chiesto ed ottenuto dagli uffici locali le autorizzazioni necessarie all’esercizio delle attività per le quali è stata costituita». Una pratica che è prevista dalla legge e alla quale si sottopongono tutte le aziende private del settore. «Né la giunta né l’assessorato all’ambiente – ha sottolineato il consigliere forzista – hanno mai rilasciato un’autorizzazione alla realizzazione di un nuovo impianto di stoccaggio di rifiuti in località Pianodardine. L’Irpinia – ha concluso – ha già dato il suo contributo fondamentale e decisivo per la soluzione delle varie emergenze rifiuti che si sono susseguite negli anni, tutte causate dalle cattive gestioni delle giunte regionali di centrosinistra».
      Tanto rumore per nulla si potrebbe dire dopo aver preso atto delle dichiarazioni del forzista. Le rassicurazioni sui maggiori controlli da parte della Regione «affinché la nostra provincia non diventi la pattumiera della Campania» potrebbero rincuorare solo chi non vive nella zona di cerniera martoriata da amianto e rifiuti. Tra le parole e i fatti ci sono le 20mila ecoballe che dal 2008 che aspettano ancora un “cambio di residenza”. Per non parlare del fiume Sabato, ormai una cloaca a cielo aperto, e dei dati scientifici del Crom che hanno registrato un aumento esponenziale dei tumori.
      Dal comune di Avellino intanto arriva la dura posizione di Alberto Bilotta.
      «L’ipotesi di realizzare un nuovo impianto per lo stoccaggio ed il trattamento dei rifiuti a Pianodardine – ha dichiarato il capogruppo dell’Udc – non può essere definita in altro modo se non come scellerata. Lo dico e lo sostengo non tanto e non solo come consigliere comunale di Avellino, ma soprattutto come cittadino e rappresentante di quest’area della città». Bilotta parla del «più classico degli esempi di una politica sorda rispetto alle istanze dei cittadini». «L’area di Borgo Ferrovia e di Pianodardine è ormai satura – ha evidenziato il consigliere – non è possibile mortificare ulteriormente gli abitanti di questa zona storica della città». Bilotta pensa ad «un altro deciso intervento per porre fine a questa umiliazione continua».
      «Da lunedì – fa sapere l’esponente dell’Udc – partirà una mobilitazione per la sottoscrizione collettiva di tutti gli abitanti della zona a salvaguardia della salute e della dignità dei cittadini, non solo di Pianodardine e Borgo Ferrovia».

      http://avellino.ottopagine.net/2014/...di-stoccaggio/
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      • #63
        https://fbcdn-sphotos-a-a.akamaihd.n...522c6aa3d803fa
        https://www.facebook.com/events/1592941454271096/
        "Libertà è la libertà di dire che due più due fa quattro."

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        • #64
          Tra una trivella ed una discaricarica ogni tanto qualche nota lieta:
          http://www.irpinianews.it/CulturaEve...s/?news=147632
          IRPINIA LIBERA

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          • #65
            «Hic lupi sunt»: a Gesualdo il grido dei No Triv
            Ritorna la mobilitazione contro il petrolio. Gruppi e movimenti da tutta la regione venuti a portare solidarietà ai comitati irpini. Un nutrito corteo in marcia per dire no alle trivelle

            Trecentosessantacinque giorni dopo, sotto il freddo sole di questo pomeriggio di dicembre, è ritornata la mobilitazione dei gruppi, comitati, associazioni e cittadini che si oppongono al progetto di trivellazioni per l’apertura di un pozzo a fini di ricerca ed estrazione di petrolio, a Gesualdo.

            I Comitati che si riuniscono sotto la sigla NoTriv hanno chiamato nuovamente a raccolta l’Irpinia tutta e quanti, anche da fuori provincia, vogliono portare il proprio contributo ideale alla causa, condividendo i motivi di una battaglia combattuta a tutela dell’ambiente. Una battaglia che dura da tempo e che intende salvaguardare un ecosistema sostanzialmente ancora vergine dall’avvio di un processo di sfruttamento dalle ricadute ritenute devastanti.

            Diverse le sigle di associazioni e movimenti presenti: dai NOTAV del Sannio, ai gruppi che si oppongono all’apertura di un inceneritore a Giugliano, passando per la sinistra antagonista napoletana del Carc. A Gesualdo si sono spostati, come annunciato, anche i membri del Comitato “Luce sull’Eliseo”, giunti nel paese dell’Alta Irpinia, dopo la chiusura, in mattinata, della seconda giornata di lavori nell’ambito dell’iniziativa “Stati Generali sulla Gestione dei Beni Comuni”. Ai movimenti si sono affiancate la CGIL e una rappresentanza CISL. Di contro, a questo appuntamento è quasi del tutto assente la politica: uniche forze presenti il Partito per la Rifondazione Comunista, Sinistra Ecologia e Libertà e Movimento Cinque Stelle.

            Il corposo e festante corteo, circa 1000 persone, si è dunque mosso dalla piazza delle fiere di Gesualdo raggiungendo, al ritmo di musica e cori, il luogo designato per l’apertura del pozzo.

            http://www.orticalab.it/Hic-lupi-sun...ualdo-il-grido
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            • #66
              Irpinia, territorio "di vino" non di petrolio
              Qual è l’idea di sviluppo che c’è per questa terra? Anzi, esiste un’idea alla base delle politiche seguite? Esiste un progetto complessivo? La risposta è no

              Una provocazione, un’idea diversa di Irpinia. È quella per la quale si battono i Comitati "NoTriv" che si sono ritrovati in Piazza a Gesualdo per riaccendere i riflettori su una questione rispetto alla quale la politica, nazionale e regionale, sembra avere emesso la sentenza definitiva. Quella che per i movimenti dell’Alta Irpinia e dell’intera provincia risuona come una insindacabile condanna a morte, una violazione inaccettabile di quella verginità.

              Un’idea diversa di Irpinia e di futuro, un’idea diversa di sviluppo che passi attraverso una valorizzazione di quel che c’è al di sopra di una terra feconda e non al di sotto di essa: la sua uva, coi suoi vini, i pascoli che alimentano le greggi dal cui latte nascono formaggi eccellenti. Per i "NoTriv", non è certo il nero letale del petrolio. Un’idea diversa di Irpinia simboleggiata dal vino “estratto” da quella trivella in legno montata, per gioco e per provocazione, appunto, dagli organizzatori del corteo. Uno strumento simbolico e innocuo contrapposto agli infernali mostri in acciaio che dovrebbero squarciare il ventre della terra irpina.

              Una battaglia, quella condotta a difesa degli equilibri dell’“ecosistema Irpinia”, che si inserisce nel più ampio quadro delle tante lotte che si conducono a difesa dell’ambiente in altri punti di una regione sofferente come la Campania. La Campania dell’emergenza rifiuti, degli inceneritori e, ora, anche la Campania del petrolio. C’è un unico filo conduttore che attraversa e tiene insieme tutte queste proteste, queste battaglie, la mobilitazione di fette agguerrite di popolazione da una provincia all’altra: qual è l’idea di sviluppo che c’è per questa terra? Anzi, esiste un’idea alla base delle politiche seguite? Esiste un progetto complessivo elaborato a partire da una visione globale delle potenzialità che la Campania avrebbe da sfruttare e valorizzare, sia sul piano artistico-culturale che naturalistico ed eno-gastronomico? A guardare le condizioni in cui versa il tessuto economico campano appare evidente che la risposta è no. Di esempi se ne possono fare tanti per ricordare quello che la politica, in tanti anni, non ha fatto.

              Una politica, fatte salve alcune eccezioni, sostanzialmente assente ieri a Gesualdo. Assente perché per molti si tratta di una battaglia ormai persa, una partita per la quale è inutile cercare di tirare fino al novantesimo: il risultato è segnato. Assente anche perché non avrebbe potuto esserci. Era assente il Pd dello Sblocca-Italia, provvedimento del Governo Renzi col quale il risultato di quella partita è stato deciso.

              Eppure i colori e le voci di Gesualdo, ancora una volta, ci hanno riconsegnato il ritratto di un’Irpinia tenace e che cerca di resistere a quelli che percepisce come i guasti prodotti da un’azione politico-amministrativa poco lungimirante, soprattutto come sviluppatasi a partire dal terremoto e dalla successiva ricostruzione. Gesualdo, ancora una volta, ci ha consegnato l’immagine di una comunità militante, capace di mobilitazione e di rivendicazione.

              E, seppure possa essere tardi per dire no al petrolio, l’esperienza maturata in quel senso potrebbe in qualche misura restituirci un modello di partecipazione necessario a tenere vivo lo spirito e il senso civico di una terra che ha bisogno di svegliarsi e di riscoprirsi, di ridestare la propria consapevolezza per concretizzare quell’idea alternativa di sviluppo simboleggiata dalla trivella che estrae vino e non petrolio.

              http://www.orticalab.it/Irpinia-terr...di-vino-non-di
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              • #67
                https://www.youtube.com/watch?v=ZB7V...ature=youtu.be
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                • #68
                  "ESSERE SUPERSTIZIOSI È DA IGNORANTI, NON ESSERLO PORTA MALE"

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                  • #69
                    Pianodardine, via libera della Regione all’impianto per i rifiuti speciali: insorgono le associazioni


                    Via libera dalla Regione alla realizzazione della nuova struttura di trattamento e stoccaggio rifiuti non pericolosi a Pianodardine.
                    La Aliberti Donniacuo srl, società di Montoro, ha ricevuto l’approvazione del progetto per il trattamento rifiuti giornaliero di massimo 9 tonnellate e una messa a riserva di massimo 45 tonnellate quotidiane. I lavori dovrebbero essere esercitati per i prossimi otto anni. L’autorizzazione è arrivata nonostante le numerose proteste delle varie associazioni presenti sul territorio della Valle del Sabato e dei vari primi cittadini dei comuni della zona, basandosi sulla motivazione inerente alle “quantità e la qualità dei rifiuti da trattare che non producono significativi impatti ambientali; l’attività lavorativa consiste nella sola cernita e selezione degli imballaggi dei prodotti conferiti senza contatto con l’ultimo involucro che di fatto racchiude la materia organica di natura alimentare e che pertanto non trattasi di attività di trasformazione di materiale organico”. Anche il Consiglio Comunale di Avellino aveva ampiamente osteggiato l’eventualità oltre a preannunciare il ricorso nel caso la Regione avesse dato l’ok definitivo al progetto.


                    “L’amministrazione comunale – ha dichiarato l’assessore Ruberto – ha contrastato questo tipo di insediamento sulla base di una valutazione complessiva sullo stato della zona di Pianodardine che non può continuare ad essere appesantita da ulteriori impianti di trattamento rifiuti. Verificheremo sul campo se l’attività non avrà alcun impatto ambientale.”


                    Hanno alzato le barricate anche i comitati presenti sul territorio che preannunciano battaglie contro l’avvio dell’impianto.

                    http://www.irpinianews.it/pianodardi...-associazioni/

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                    • #70



                      Progetto Esplorazione Petrolifera Gesualdo-1, 13 Comuni interessati(#Gesualdo, #Frigento,#Villamaina, #Sturno, #Paternopoli, #Flumeri,#Fontanarosa, #MirabellaEclano,#SantangeloDeiLombardi, #RoccaSanFelice,#TorelladeiLombardi, #Grottaminarda,#CastelBaronia), 64kmq, 48mila Abitanti... IL PRIMO POZZO è previsto a Gesualdo, in un sito vicinissimo al Centro Urbano.
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                      • #71


                        Pozzo Gesualdo-1. La misura dell'assurdo
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                        • #72
                          Basilicata e petrolio, due inchieste e quasi cinquanta indagati: un affare per soliti noti, ma inquinamento per tutti

                          Ambiente & Veleni
                          L'ultima indagine della Procura di Potenza sul Centro oli val d'Agri di Viggiano offre uno spaccato su quella che doveva essere un'opportunità di ricchezza regionale e nazionale ma che invece si è trasformata in un business per pochi e noti imprenditori, protetti (o comunque non ostacolati) da politica e istituzioni. A febbraio la Dda ha voluto far luce su un presunto traffico illecito di rifiuti, ora si parla anche di emissioni in eccesso: in tutto sono quasi 50 gli indagati, tra colletti bianchi, ex dirigenti dell’Arpab, funzionari regionali e provinciali


                          La grande illusione tramonta inesorabilmente sulla val D’Agri. A colpi d’inchiesta, un indagato dopo l’altro. Il petrolio “pulito” non esiste, meno che mai nella Lucania felix, dove dicono ce ne sia tanto da non riuscire a pomparlo su. La sostanza neppure è cambiata: l’oro nero resta attaccato a chi lo maneggia, coi pozzi che arricchiscono gli altri e avvelenano chi gli sta intorno. Questo dice lanuova puntata dell’indagine della Procura della Repubblica di Potenza sul Centro oli Val D’Agri che due giorni fa ha portato all’emissione di altri 37 avvisi di garanzia in tutta Italia: novedipendenti dell’Eni, una decina di imprenditori, quattro ex dirigenti dell’Arpab, funzionari regionali e della Provincia di Potenza, varie società del settore ambientale e due rappresentanti del Tecnoparco. Presto l’elenco potrebbe allungarsi andando a toccare esponenti di spicco della politica locale.
                          L’indagine era venuta alla luce a febbraio dell’anno scorso, con un primo “blitz” dell’Antimafia che indagava per traffico illecito di rifiuti, e si è via via allargata alleemissioni in eccesso dell’impianto Eni di Viggiano. Niente meno e proprio qui, in un angolo della Basilicata tra appenino lucano e campano dove lo sguardo si perde nel verde della piana agricola fino a sbattere contro la ‘Lucania saudita‘, l’agglomerato di tubature, invasi e camini che hanno trasformato un comune di 3.500 abitanti nella capitale nazionale del petrolio, il paesino più ricco d’Europa nella regione più povera d’Italia. Viggiano ospita 20 dei 27 pozzi della val D’Agri, dove il greggio viene estratto, stoccato e spedito alla raffineria Eni di Taranto, lungo un oleodotto di 136 chilometri, per finire in Turchia. Sempre lì c’è il Centro oli dell’Eni, dove il gas viene separato dalla parte liquida, compresso e immesso nella rete Snam. “Viggiano: la città di Maria, del Petrolio e della Musica”, recita il sito dell’amministrazione. Non necessariamente in quest’ordine, dicono i valligiani.
                          Il coperchio sollevato dalla Procura fa intravedere il fondo scuro e denso del barile, dove affoga un’altra storia italiana che ha i nomi cambiati ma trame analoghe a quelle dell’Ilva, del petrolchimico di Porto Marghera e delle centrali di Porto Tolle e di Vado Ligure. Le denunce ignorate. Gli avvisi di garanzia a imprenditori sempre “benedetti” e portati in palmo di mano dai politici, le istituzioni e i tecnici che abdicano al ruolo di tutori e controllori diventando, con le loro “distrazioni”, i primi garanti dell’impunità di chi facendo soldi inquina. E inquinando ne fa di più. Lavoratori e residenti stretti nel feroce ricatto tra il posto, l’abbaglio di una ricchezza sussidiata e la salute. Perfino la Curia e l’università, che si regge anche sui fondi delle royalty petrolifere, celebrano i fasti dell’età dell’oro nero. Non manca proprio niente.
                          “Nella Valle dell’Agip hanno venduto un sogno che si è trasformato in incubo”, spiegaMaurizio Bolognetti, collaboratore diRadio Radicale e autore dei libri Le mani nel Petrolio e La peste italiana. Il Caso Basilicata. “All’ombra delle trivelle e dei pozzi – spiega – l’imprenditoria lucana ha costruito intere carriere e fortune. Tutti hanno assecondato la follia di consentire attività di estrazione idrocarburi a ridosso di dighe, centri abitati, sorgenti, aree a rischio frana e a rischio sismico, in zone protette a ridosso di parchi. Folle autorizzare l’ubicazione di uno stabilimento a rischio incidente rilevante, qual è il Centro Olio Eni, a ridosso di un invaso di importanza strategica come il Pertusillo”. Ma chi denunciava i rischi e le ombre, in questi 25 anni di storia italiana, veniva preso per matto. “Le multinazionali dell’oro nero – spiega Bolognetti – in questi anni hanno sponsorizzato di tutto: feste patronali, sagre, tornei di calcetto, film, rappresentazioni teatrali. Pane, circo e inquinamento. Oltre ad aver inquinato tutte le matrici ambientali, hanno inquinato le coscienze”.
                          L’inchiesta condotta dai pm Francesco Basentini e Laura Triassi parte dai reflui di produzione. Sotto accusa è il trattamento delle acque che non si riescono a smaltire per reiniezione nel pozzo Costa Molina 2, in località Montemurro e vengono inviate all’impianto di depurazione di Pisticci per poi finire nel Busentoe nel Mar Ionio. Il sospetto degli investigatori del Noe è che per anni questa componente sia sta trattata in maniera scorretta, alterando i codici Cer dei rifiuti per far passare le autobotti indenni dai controlli, trascurando così la presenza di elementi tossici non trattati che esponevano al rischio di contaminazione l’ambiente e i lavoratori del Tecnoparco Valbasento, la società mista pubbico-privata incaricata della depurazione delle acque.
                          Corleto Perticara con lo scheletro del Centro Olio in costruzione. A regime altri 50mila barili Problema: quando dici Tecnoparco intendiMichele Somma, presidente della petrolizzataConfindustria lucana per la quale il greggio è da sempre un affare importante. E’ anche un affare di famiglia. Il padreFaustino Somma, noto imprenditore potentino deceduto l’anno scorso, aveva gettato le basi dell’impresa tra le sue tante attività che spaziavano dalla siderurgia alla finanza, dal calcio e alla politica. Il figlio Michele è amministratore delegato e socio del Tecnoparco. Insieme ad altre 10 persone risulta indagato da febbraio dell’anno scorso per traffico illeciti di rifiuti petroliferi nell’asse Centro Oli (Viggiano)- Tecnoparco (Pisticci Scalo). ll sospetto degli inquirenti dell’Antimafia è che dal 2010 ad oggi quegli scarti di produzione petrolifera dell’Eni siano stati smaltiti in modo non corretto e poi sversati nel fiume Basento, dopo essere passati per l’impianto di smaltimento del Tecnoparco. Ma questo non ha impedito a Michele Somma di partecipare, nelle vesti di presidente di Confindustria, alla lunga trattativa tra Stato e Regione sulla destinazione delle risorse dei petrolieri per la Basilicata. La notizia dell’indagine a suo carico era nota da quattro mesi, come nulla fosse la politica lo accoglieva a quel tavolo. Tappeti rossi per lui.
                          Cova – La fiamma perenne Ma anche per i Criscuolo, un altro cognome che tiene assieme i due filoni principali della maxi-indagine. Sono una fiorente dinastia di imprenditori campani che hanno trovato il loro personale Texasin Basilicata. Pasquale Criscuolo, 57 anni e vari incarichi in Confindustria, detiene una galassia di imprese operanti nel settore (F.lli Criscuolo, Criscuolo Eco- Petrol service, ConsorzioMiva, Tesal, Outsourcing, Tecnologia & Ambiente, Cori). La stampa locale si è sbizzarrita a passare in rassegna le curiose partecipazioni in alcune delle società del gruppo, dove comparivano la moglie del direttore generale del dipartimento ambiente della Regione, quella del presidente nazionale di Assomineraria beni e servizi, e i figli del sindaco di Corleto e di un consigliere regionale del Pd. Ebbene i Criscuolo – la sorella di Pasquale, Carmela, e l’anziano Giuseppe – sono tra i 37 indagati dai pm di Potenza.
                          L’inchiesta bussa anche alla casa del controllore. Dove piovono nuove tegole. Molti funzionari regionali e Arpab indagati per questa vicenda sono anche rinviati a giudizio per disastro ambientale nella vicenda Fenice, inceneritore di San Nicola di Melfi, nato vent’anni fa e oltre a servizio della Fiat di Melfi. L’indagine sulla val D’Agri ipotizza anche emissioni in eccesso dell’impianto della compagnia di San Donato, in via di potenziamento anche grazie a due autorizzazioni arrivate nel giro di tre mesi. Vengono indagati tutti i vertici dell’Arpab, i vecchi (Raffaele Vita e Aldo Schiassi) e i nuovi (i funzionari Bruno Bove e Rocco Masotti). Sotto la lente i tanti pareri tecnici forniti negli anni per contenere le ansie e gli allarmi di residenti e ambientalisti sulla nocività delle emissioni dell’impianto che ora sono oggetto dell’attenzione dei magistrati. “I livelli degli inquinanti, soprattutto idrogeno solfato, sono inferiori ai limiti previsti dalle norme”, ripeteva ancora pochi mesi fa il direttore Bove. “Abbiamo a cuore i temi dell’ambiente che preserviamo con continui controlli e ammodernamenti”, gli faceva eco Roberta Angelini, responsabilie sicurezza e ambiente del Distretto Meridionale Eni (Dime). Entrambi sono indagati, proprio per quei pareri. Non a caso la mattina stessa del blitz al Centro Oli sono stati effettuati campionamenti da sottoporre ai tecnici della Procura. In altre parole: sono stati fatti ora quei controlli che la Regione Basilicata e l’Arpab avrebbero dovuto eseguire già da molto tempo per tutelare i cittadini lucani.
                          Il copione termina con l’ormai ex direttore dell’Arpab che in corner denuncia la Regione, cioé chi lo ha nominato, per non aver finanziato la strumentazione idonea a fare monitoraggi e campionamenti puntuali nelle aree a rischio. Gravissimo, certo, ma perché tacere per un anno e mezzo? Durante il quale, per altro, la “distrazione” del controllore ha raggiunto punte di eccellenza assoluta. Ad esempio quando Schiassi chiama ad occuparsi di rifiuti un altro indagato per “traffico e smaltimento illecito di rifiuti”. Non è uno scherzo. Il 30 aprile scorso ha nominatoGaetano Santarsia dirigente ad interim dell’ufficio Suolo e rifiuti del dipartimento di Matera nonostante fosse indagato da un mese dalla Dda di Potenza. I nomi di entrambi allungano oggi il registro stilato dagli inquirenti lucani che conta ormai una cinquantina di indagati. E più l’elenco si allunga e più l’illusione tramonta. E la notte color petrolio si mangia la val D’Agri. Ieri, poi, mentre in Comune si stava tenendo un incontro per parlare delle fiammate registrate al Centro Oli (proposto un laboratorio mobile per tenere sott’occhio l’attività), nell’impianto si è sviluppato un principio di incendio: lavoratori evacuati e fiamme spente nel giro di 15 minuti. Nessun ferito, nulla di grave. Ma nuova tensione, altra tensione.

                          http://www.ilfattoquotidiano.it/2015...tutti/2277553/

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                          • #73
                            Petrolio. Governo al lavoro per evitare il referendum: modifica in legge di stabilità. Ma i "No Triv" non si fidano...





                            Molto probabilmente sarà la legge di stabilità lo strumento con cui il governo andrà a modificare il decreto Sblocca Italia per evitare il referendum chiesto dal comitato ‘No Triv’. La soluzione tecnica in ogni caso arriverà per lunedì prossimo. Matteo Renzi infatti non demorde rispetto all’obiettivo prefissato insieme al ministero dello Sviluppo Economico e al ministero dell’Ambiente a fine novembre, quando la Cassazione ha dato il suo ok ai sei quesiti referendari. Oggi e domani sono in corso riunioni tra il ministro Federica Guidi, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri Claudio De Vincenti, che sta curando la pratica per Palazzo Chigi, il ministro Gian Luca Galletti e rappresentanti delle regioni. Ma il comitato ‘No triv’ non ci sta: chiede che sia invece permessa la consultazione referendaria, vera garanzia contro le trivellazioni.
                            Già l’anno scorso il governo aveva modificato l’articolo 38 dello Sblocca Italia attraverso la legge di stabilità, per vanificare i ricorsi delle Regioni in Corte Costituzionale sulle competenze in materia di trivellazioni. Quest’anno dovrebbe accadere qualcosa di simile, con un emendamento del governo alla manovra. Obiettivo: annullare la richiesta di referendum, sulla quale la Consulta si esprimerà il 13 gennaio.
                            E’ una corsa all’ultimo minuto, per evitare una consultazione che parte fortedell’appoggio di ben 10 regioni, un fronte largo e trasversale che va dal M5s alla sinistra parlamentare ed extraparlamentare fino a pezzi della Lega e anche del Pd sui territori, circoli cattolici, Legambiente e Greenpeace e altre sigle. Un voto insomma che potrebbe rivelarsi spina nel fianco per il governo. Che infatti ora vuole correre ai ripari, senza però riuscire a convincere i comitati. Almeno per ora.
                            I No triv insistono che il referendum resta la via migliore. “La strada referendaria è l'unica che possa fornire solide garanzie: gli effetti dell’abrogazione, in questo caso, sarebbero diversi da quelli che si avrebbero qualora il governo o il parlamento intervenissero con atto normativo - dice Enzo Di Salvatore, il costituzionalista che ha materialmente scritto i sei quesiti - Se si arrivasse all’abrogazione referendaria, il Governo o il Parlamento non potrebbero reintrodurre le norme abrogate. Questa certezza, invece, non ci sarebbe se quelle norme venissero abrogate con decreto-legge o con legge. D’altra parte l’esperienza insegna: nel 2010 il decreto Prestigiacomo aveva vietato la conclusione dei procedimenti in corso per il rilascio dei permessi di ricerca e delle concessioni di estrazione in mare; nel 2012 Monti ha rimosso quel divieto”. Enrico Gagliano del Comitato referendario No Triv spiega che "se il Governo fosse in buona fede e volesse ripensare il ruolo delle energie fossili a livello nazionale, dovrebbe procedere con la modifica legislativa in blocco e senza aggiungere altre norme".
                            "Non si comprende perché si continui a sostenere che l’obiettivo è modificare le norme e non il referendum: è giusto che siano i cittadini italiani a decidere su un tema così importante - aggiunge Stefano Pulcini del Coordinamento Nazionale No Triv - Alcuni delegati regionali si comportano come se fossero delegati del partito che li ha eletti e non delegati del Consiglio regionale di provenienza. Sorprende che le opposizioni non abbiano nulla da dire al riguardo. I delegati hanno un vincolo di mandato e se non condividono la scelta effettuata dal consiglio regionale che li ha eletti devono dimettersi dal loro ruolo".
                            Più caute le regioni. Michele Emiliano chiede un “incontro urgente a Renzi sui temi ambientali non più rinviabili”. Dalla questione del “gasdotto Tap alla revisione della Procedura VIA nazionale per la ricerca di idrocarburi nell'Adriatico”, spiega il governatore pugliese chiudendo la sua relazione alla conferenza Onu sull’ambiente, ‘Cop 21’, che si conclude domani a Parigi. “Ci aspettiamo che il governo attivi un percorso partecipato, in grado cioè di verificare con le regioni le norme contestate, e di cambiarle in maniera coerente con il contenuto dei quesiti referendari. Altrimenti il percorso referendario andrà avanti e si esprimeranno i cittadini”, dice Piero Lacorazza, presidente del consiglio regionale della Basilicata, tra i più attivi a chiedere la consultazione popolare.

                            http://www.huffingtonpost.it/2015/12...m_hp_ref=italy


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                            • #74
                              Renzi boccia Iannace. Sì ai nuovi impianti eolici in Irpinia

                              No del Governo all'emendamento anti-eolico spinto dall'ex Consigliere

                              Una mossa che va nell'ottica di togliere alle Regioni ulteriore controllo sul mercato delle rinnovabiliAvellino. Irpinia, insorgono i comitati antieolico mentre festeggiano le aziende impegnate nel mercato del vento. Il Governo Renzi ha deliberato l'impugnativa per la legge della Regione Campania numero 6, nella quale rientra anche la moratoria per l'eolico in Regione Campania.
                              L'emendamento che risale ad aprile, ribattezzato Iannace per riprendere il nome del consigliere che lo ha proposto, di fatto bloccava il rilascio per tutte le future autorizzazione ad impianti eolici nell'attesa di individuare le aree nelle quali non è possibile realizzare altri impianti. Perché soggette a vulnerabilità ambientale.
                              La mossa rientra in una serie di provvedimenti che vogliono incidere sul mercato delle energie rinnovabili. Estromettendo, in larga parte, l'incidenza delle Regioni sull'argomento. In questa direzione vanno anche le nuove normative che regolano il flusso dei fondi destinati alle energie rinnovabili.
                              Il provvedimento che include la bocciatura della moratoria anti-eolico per ora è stato solo trasmesso attraverso la nota del Consiglio dei Ministri, e serve la pubblicazione della delibera dell'esecutivo per renderla ufficiale. Però, è chiaro, come la volontà di Renzi e del suo governo vadano in questa direzione. Inoltre, è bene chiarire, che anche durante il decorso della moratoria, i movimenti intorno al rilascio delle concessioni non si sono mai del tutto arrestati.

                              http://www.ottopagine.it/av/attualit...-irpinia.shtml

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