Anno 4 - Giorno 140
Domenica, 01 agosto 2010
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Non è che tu abbia le idee tanto chiare...ma sei sicuro di esserti ben informato sulla tessera, bert?:eh?:

Giusto, indignamoci!
E per RIBELLARCI contro tutto questo cosa si è deciso di fare? Di...

Accadde oggi... 1 agosto
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22/07/2010 Primo allenamento (foto M. Guerriero)
Il Pianeta in trasferta
Fine delle trasmissioni

Scrivo la parola fine alle trasferte di questo strano eppure meraviglioso campionato.
La scrivo con la morte nel cuore per aver dovuto abbandonare, forse troppo presto, un sogno.
Ma l’ultima di queste lunghe, faticose ed emozionanti trasferte ci fa capire una volta di più, cos’è il calcio per questa città, quanto tanti di noi amano questa squadra e la seguono con entusiasmo nonostante la categoria in cui siamo penosamente retrocessi.
Siamo un migliaio a Lamezia, pieni di entusiasmo, colorati e pieni di calore verso i nostri calciatori che devono affrontare sul campo un’altra difficile battaglia.
L’impresa non riesce, complice forse il caldo, la stanchezza per le tre partite in otto giorni e uno spiacevole infortunio del nostro portiere.
La delusione è tanta ma dura poco... alla fine prevale l’amore per i nostri colori e la gratitudine per quei ragazzi in campo che hanno dato tutto fino alla fine. E li stringiamo in un abbraccio virtuale che significa tanto, e loro ricambiano.
Alla fine anche qualche calciatore della Vigor viene sotto il nostro settore ad applaudirci e questa rimarrà una delle cose belle di questa giornata.
Durante il viaggio di ritorno, dopo i primi momenti di sconforto in cui ognuno di noi si chiude in se stesso a piangere per questa occasione persa, pian piano ritorna lo spirito che ci ha sempre accompagnato nei lunghi chilometri percorsi al seguito del Lupo e, puntuali, partono i cori che abbiamo sempre cantato col cuore.
Il più bello di tutti recita così: "che importa se... non arriva questa promozione... che vuoi che sia... in ogni categoria, alè Avellino, io non vivo senza te."

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Basket point
Bilancio di metà stagione

Finito il girone d’andata, è il tempo dei bilanci di metà stagione. Sicuramente positivo quello dell’Air: 80% di salvezza assicurata, sesto posto e Final Eight per il terzo anno di fila, ed infine la sorpresa dell’assegnazione dell’organizzazione di quest’ultimo evento, dopo che tutti i segnali erano in direzione di una riconferma di Bologna. Nel caos attuale della pallacanestro italiana, tra scandalo arbitri, caso-Napoli e lotte di potere, ormai non ci meravigliamo più niente. Ora spetterà a tutte le componenti, società, istituzioni, cittadinanza, rendere questo evento un motivo di orgoglio e non di rimpianto o imbarazzo. Tornando agli aspetti tecnici, l’Air è stata quella che ci aspettavamo: una squadra operaia, che basa le sue vittorie sulla difesa e sul gioco in transizione dove Brown, pur con i suoi eccessi, è un maestro, tanto che le statistiche dicono che Avellino è la squadra dove il contropiede ha la maggiore incidenza nella produzione offensiva. Molta fatica si fa nel gioco a difesa schierata, prova ne sono le difficoltà incontrate contro squadre dalla difesa molto fisica (Siena, Milano) o che inducono gli avversari a “pensare” (V.Bologna).D’altronde il talento della squadra è quello che è, e onestamente, dopo quindici partite, possiamo sentenziare che la scelta di Nelson non è stata felicissima: non per il valore in sé del giocatore, che ha doti atletiche favolose e un’attitudine al sacrificio e al gioco di squadra notevoli, quanto per le sue caratteristiche, in quanto Avellino avrebbe bisogno di un giocatore di maggior talento, con più punti nelle mani. Non è un caso che la produzione offensiva dello statunitense venga principalmente nei primi due quarti, mentre quando la partita si decide, e c’è bisogno di chi fa canestro, Pancotto si affida a Porta o Lauwers. Altrettanto francamente pensiamo che in questo momento sia inutile pensare a un sostituto, a meno che si vogliano inseguire traguardi più ambiziosi della salvezza e, soprattutto, il cambio non comporti un incremento delle spese societarie. Per quanto riguarda i singoli, Brown si è confermato il leader indiscusso delle squadre, e anche le sue forzature devono essere accettate in virtù del fatto che è l’anima tecnica ed emotiva della squadra. Bene l’Akyol post-infortunio, in crescita soprattutto dal punto di vista della continuità. Troutman è in ripresa dopo un periodo di appannamento che ha seguito un avvio strepitoso: a volte denota problemi di concentrazione, a volte cade in falli ingenui, ma il suo lavoro sotto le plance è fondamentale, così come quello di Szewczyk, che non ha molta continuità offensiva e non sta tirando benissimo dalla lunga, ma si è rivelato molto più prezioso del previsto a difesa e a rimbalzo. Ci aspettiamo di più dalla panchina, che ha dato un contributo molto alterno: Porta, Lauwers e Dylewicz, quest’ultimo in calo dopo un buon inizio, forse condizionati anche da continui acciacchi, posso avere un impatto molto più significativo di quello avuto finora. Tra i due italiani da panchina, inaspettatamente più utile l’apporto di Casoli che quello, impalpabile, di Cortese. Dando uno sguardo nel complesso al campionato, si conferma il grande equilibrio alle spalle della solita cannibale: segnale di un campionato che può regalare emozioni perché nessuna partita è scontata, ma che non è di livello eccelso e che fatica a trovare una seria alternativa a Siena perché nessuna delle presunte grandi ha avviato una programmazione simile a quella dei bianco verdi toscani. Così Milano si ritrova appaiata alla sorprendente Caserta dopo il solito avvio ad handicap ma continua a non convincere, la Benetton avvia un progetto giovani senza però una guida in campo (il playmaker, fondamentale) e provvede ad un imbarazzante esonero (anche se affidarsi a Repesa è stata, almeno per quel che sono i programmi societari, un’ottima scelta), la Virtus Bologna è ancora lontana dall’essere competitiva ai massimi livelli e Roma continua ad annaspare vittima delle proprie incomprensibili scelte tecniche. Molto bene Cantù e Montegranaro, come Avellino non attese a questo livello, bene anche la Varese del Pilla, stabile tra le prime 8 Biella, condizionata anche dai molti infortuni, in difficoltà Teramo (per scelte sbagliate, infortuni e partecipazione all’Eurocup), Cremona (cattiva scelta degli esterni americani) e Ferrara (che però con l’arrivo di Ford dimostra di essere viva e lotterà fino alla fine), in ripresa Pesaro dopo un avvio shock. Niente da dire sulla farsa Napoli, pagina nerissima del basket italiano. Cosa aspettarci dal ritorno? Milano al secondo posto, la risalita di Roma, lotta serrata per i playoff che come al solito coinvolgerà molte squadre, probabile invece una volata Cremona-Ferrara per la salvezza. Ma il solito scontatissimo finale…

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Dal libro dei ricordi
L'anno che è passato

L’anno che è passato incominciò nel migliore dei modi, con una notizia “intima e riservata”, direbbe la bambina di “Io speriamo che me la cavo”, portataci il Primo Gennaio da Geremia, Lupone61: “Ho saputo che sono stati pagati gli stipendi a tutto il 30.9.2008 con scadenza al 31.12.2008….Qundi è scongiurato, almeno per ora, la possibilità di ricevere altri punti di penalizzazione. Ogni tanto da questa società arriva anche una buona notizia! Ora, avanti con il rafforzamento della squadra e speriamo che questo 2009 ci porti la prima salvezza (sul campo) in B del 21° secolo!”.

Meno di 12 secondi ed Aldair urlò: “W Lupone61”, aggiungendo anche che “Chi dà buone notizie il primo dell'anno dà buone notizie tutto l'anno”. Il Geremia foriero di buone nuove lo stiamo ancora aspettando, 365 giorni dopo. Ma non è colpa sua, ovviamente.

Il 5 gennaio ci fu l’amichevole con la Paganese dello “Special One dei poveri”, tale Eziolino, ma più che della partita quel giorno si parlò della mancata presenza di Pellicori; assenza che venne interpretata come conferma della sua imminente partenza. L’ufficialità la si ebbe da lì a poco, prima l’annuncio sul sito ufficiale del Grosseto e poi su quello dell’Avellino: scambio Pellicori-Sforzini. Un doppio colpo della nostra dirigenza: partì un calciatore che tanto aveva dato il campionato scorso e ancor di più aveva rotto in questo successivo ed arrivò un attaccante forte e, soprattutto, motivato. Felice Pellicori, felici tutti noi.

“E cosa vuoi di più dalla vita?”, pensammo allora. Avremmo recuperato, finalmente, De Zerbi, avremmo avuto, altrettanto finalmente, un attaccante e non più un fantasma. “Una punta di riserva”, risposi io e risposero in tanti. “Aubameyang basta e avanza”, disse Pugliese e dissero altri, per la serie ‘o sparagno nunn'è mai guadagno.

Qualche giorno dopo a lasciare l’Avellino fu il Dott. Lanni. Il 7 gennaio l’annuncio ufficiale. Ne fummo dispiaciuti: con il dottore, quel giorno, andarono via anche quelle indimenticabili esultanze, tipiche di un un tifoso grandissimo e mai cresciuto.

Il 10 gennaio quel che avevamo immaginato ci apparve realtà: 4 a 3 sul Modena, splendido De Zerbi, autore di due grandissimi goal, e “presentazione” di Sforzini con tutto il repertorio del centravanti completo, rete compresa. Potevamo credere più che mai ad un 2009 che finalmente ci risparmiasse ciò che i suoi colleghi più giovani ci avevano puntualmente consegnato.

La domenica successiva ci fu la conferma di una squadra che mostrava il coraggio, la fame e la sfrontatezza del suo allenatore, quel Campilongo arrivato a sostituire Incocciati: grande prestazione e pareggio per 1 a 1 sul difficile campo dell’Empoli. Ancora in goal, e che goal, Sforzini su assist di Roberto De Zerbi.

Ma fu nella seconda consecutiva trasferta, il 24 gennaio, a Livorno, che realizzammo che mai come questa volta avremmo potuto salvarci. In casa di una grande, una prova bellissima dell’Avellino ed al fischio finale tanto rammarico si impossessò di noi: al 91mo, su un capolavoro di De Zerbi, Koman sprecò l’incredibile occasione per tornare a casa coi tre punti. “Sognavamo l’America”, per dirla con parole altrui.

Le partite successive, a cominciare dalla sconfitta casalinga con la Triestina, ci riportarono tutti coi piedi per terra: se salvezza sarebbe stata l’avremmo ottenuta faticando e sputando sangue fino all’ultimo secondo dell’ultima gara. Il timbro a questa nostra dimensione lo mise la 24ma giornata: sonora sconfitta patita a Cittadella, 4 a 0 e tutti a casa. Era il 9 febbraio. In seguito registrammo pareggi, sconfitte, la vittoria col Vicenza ed un clamoroso furto subito contro il Mantova: Locatelli e l’arbitro, quel giorno, 9 marzo, scrissero una brutta pagina di sport.

Il 5 aprile, col 3 a 0 rifilato all’Ancona, opera di una convincente prova collettiva e soprattutto del duo delle meraviglie De Zerbi-Sforzini (due reti il primo, una il secondo), si chiuse il nostro campionato, esattamente il giorno nel quale ci appariva nuovamente in discesa il cammino che avrebbe dovuto portarci alla salvezza. Quella vittoria ci ridiede entusiasmo per qualche ora, il tempo di registrare due brutte notizie, commentate così da Aldair "Tutte (ma proprio tutte) le nostre chances salvezza affidate ai gemelli del gol ed entrambi fuori. Eccheccazz!!!!" e così da LupoDan "Ormai 'a jatta nera quanno ci vere si fa 'na rattata". Si trattava degli infortuni di Sforzini e di De Zerbi; non li avremmo visti più giocare, al loro posto Aubameyang e Visconti. Per la serie 'o cane mozzeca 'o stracciato.

Il prosieguo fu semplicemente un aggrapparsi alla speranza folle del tifoso; in realtà, lo pensavo allora, lo penso oggi, il 5 aprile finì il nostro campionato, pur non mancando qualche momento in cui sembrò comparire una “lenza” di sole. Assai tiepida, certo, ma il cuore del tifoso si scalda con poco.

Il 23 maggio ci lasciò per sempre Arcangelo Iapicca, l’indimenticato presidente che portò l’Avellino in serie A. Come erano lontani quegli anni, collocati un angolo del mio cuore, un cuore pieno della sofferenza per l’ennesima retrocessione e della preoccupazione per il futuro che, sentivo, sarebbe stato nero come mai. Ero convinto, non solo io evidentemente, che l’Ill.mo A. D. Signor Massimo Pugliese, che nel frattempo aveva completamente abbandonato squadra e tecnico al loro destino, di lì a poco avrebbe aperto il cassetto e ricacciato fuori quei comunicati e l’intenzione manifestata l’anno precedente e accantonata solo perché Franza “gli aveva rubato l’idea”, regalando a lui ed a noi nuovamente la serie B.

Attendemmo poco: il 31 maggio, con la sconfitta casalinga contro l’Empoli si chiuse il campionato ed il 2 giugno il postino biancoverde bussò alla porta dei tifosi e consegnò l’attesa e temuta missiva:
“Al termine della stagione calcistica, comunico ufficialmente l’intenzione che questa proprietà già l’anno scorso aveva maturato e che non aveva poi posto in essere, nella speranza che altri imprenditori manifestassero la volontà di rilevare il club.
Tale intenzione, visti gli impegni legati alle importanti e complesse iniziative imprenditoriali avviate, non può più essere accantonata.

Per questi motivi:
a) La U.S. Avellino, se ancora controllata dall’attuale proprietà, non iscriverà la squadra al prossimo campionato di Lega Pro.
E poi…bla….bla…bla…bla…bla”
.

Cominciò così quella tarantella pugliesiana che sarebbe durata fino al 9 luglio quando l’Ill.mo A. D Massimo Pugliese confermò con un comunicato la decisione di chiudere quella che per lui era una puteca e per noi un libro scritto e letto in anni di amore e passione veri. Venne il 10 luglio, il giorno in cui Pugliese, non senza complici, uccise il lupo e noi. Avevamo urlato “Fate presto”, ci avevano risposto con le slide di una comica fondazione, presentate in una non meno comica conferenza stampa e con cordate certe ("noi siamo seri, preferiamo lavorare in silenzio e non fare campagna elettorale") fatte di cinque imprenditori e poi della metà e poi di uno che era andato a Napoli a cercare soci l’ultima sera utile. Non mancarono neanche “scuuuup biscardiani” (il giorno di Fantoni e chi lo dimentica). La lunga notte del 10 luglio la trascorsi a scrivere la storia di quei quaranta giorni, terminava così: “E fu così che, tra poker, mosca cieca, e giochi di guerra, questi ed altre comparse incappucciate hanno ucciso il lupo ed una storia lunga quasi un secolo. Io non li perdonerò mai. MAI!”

Quaranta giorni, una storia stracciata e poi il senso di vuoto, la paura, la solitudine del tifoso, lo sbandamento, la disperazione. C’era tutto e non le lacrime, però. Per quelle avrei dovuto attendere alcuni giorni, purtroppo: il desiderare che le lacrime bagnino il proprio viso è la certificazione di quanto forte sia il dolore che sta stritolando un uomo.

Dolore che esplose rabbioso il 16 luglio. Quel giorno LupoDan, il più grande cantore della nostra storia ci consegnò “The wolf”, 2’ e 57’’ di struggente passione, di malinconia e di speranza. Dopo un po' guardai quel filmato, sentii freddo e poi urlai sul forum: “Arrestatelo…per il male che ci ha fatto, arrestatelo”. A Daniele i tifosi dell’Avellino devono tanto, io devo anche di più: qualche giorno dopo mi giunse un suo regalo ed un pvt, grazie a lui iniziai a capire ed a credere nel fatto che almeno la speranza che LupoDentrooo potesse ancora vivere la dovevo a me stesso. Mi aggrappai a quella speranza e faticosamente provai a scuotermi.

Si cominciò a parlare di "Lodo dei Poveri", di cordate. Comparvero i Nusco, i Casale, i Taccone, qualche altro e si rifece vivo anche l’Ill.mo A. D. Massimo Pugliese: nun sia mai fossimo riusciti a cancellarlo dalla mente. A conferma delle voci, il 23 luglio, il sito ufficiale annunciò che
“Nella mattinata odierna l’U.S. Avellino ha provveduto a depositare presso la FIGC e la Lega Nazionale Dilettanti richiesta per l’iscrizione al prossimo campionato di Serie D”. Nello stesso comunicato ci informava che ora avanzava una risposta:
“Alla nostra richiesta seguirà la risposta da parte della FIGC e della Lega Nazionale Dilettanti, probabilmente dopo aver interpellato il Sindaco di Avellino”.

E la risposta giunse: “Cumpà…ci vogliono i soldi, mica caramelle. Devi pagare questo…questo…questo e questo… ”.

Come la prese Massimo Pugliese? Ce lo fece sapere con il comunicato del 3 agosto:
“Resto esterrefatto della richiesta pervenutaci dalla F.I.G.C…”

Esterrefatto! L’uomo delle meraviglie si meravigliava, era sbalordito, stupito, trasecolava. Ma esterrefatto è anche sinonimo di atterrito, spaventato. Credo che l’abbia usato in questo senso il termine in questione: quando doveva cacciare i soldi si metteva sempre paura.

Il 10 agosto, qualche minuto dopo le 19, anticipata di poche ore dalla presentazione del tecnico D’Arrigo, giunse la comunicazione ufficiale della determinazione della Federazione: il calcio ad Avellino ripartiva dalla cosiddetta “Cordata Taccone”. Avellino.12 il suo nome. Non esisteva nulla e c’era tutto da fare. Due giorni dopo iniziammo a conoscere i primi nomi ed i primo volti: Inserra, Romano, Lonardo, De Rosa, De Angelis, De Simone e Viscido, questi i primi sette calciatori di una squadra tutta da costruire e tutta da scoprire.

Intanto, un altro ragioniere, non più Macalli, ma Tavecchio, commissario straordinario, aveva stabilito i gironi ed inserito l’Avellino in quello con le squadre siciliane e calabresi: nel girone I, con altre due campane, la Viribus Unitis ed il Sapri. Poi Acicatena, Mazara, Adrano, Modica…ed io pensai: “Grazie Pugliese, grazie ancora. Che Iddiò ti possa ripagare degnamente”.

Il 14 agosto i calendari: debutto in trasferta, a Sambiase, il 6 settembre. Ormai ero pienamente dentro questa nuova avventura, mi restava ancora da scoprire che tifoso sarei stato e quanto della mia passionalità e del mio modo di vivere il tifo da eterno bambino sarebbero sopravvissuti al “dramma” del 10 luglio.

La risposta la ebbi il 23 agosto. Partita di Coppa Italia, serie D, contro la seconda squadra di Benevento. Rimisi piede al Partenio, il posto di sempre. Pochi istanti di gioco, l’arbitro non fischiò un fallo a nostro favore, scattai di corsa lungo le scale ed urlai: “Curnùùùùù è punizioneeeeeee”. Che bello: ero sempre io, lo stesso tifoso di sempre, le emozioni di sempre, la gioia e la sofferenza di sempre ed anche i capelli sudati come sempre, al termine della partita. Il Papillon dei tifosi: “Maledetti bastardi, sono ancora vivo”.

Prima e dopo il 23 agosto: festa di matrimonio e funerale.

Il 20 agosto, anticipatomi da Gino, poi da una telefonata di Puleo ed infine confermato dal sito ufficiale, il ritorno del calciatore degli ultimi anni della storia dell’U.S. Avellino che più ho apprezzato ed amato: Biancolino tornava a vestire la maglia biancoverde. “Il pitone è qui” urlarono i tantissimi tifosi presenti al Roca di San Tommaso e furono baci, abbracci e foto. Il 25 agosto la rottura, l’addio, “il tradimento”, le feroci accuse ed il funerale di certi sentimenti.

A ripagarmi della collera e della delusione patite, dopo giorni di interminabile attesa, provvide il 3 settembre: mancavano pochi minuti alle 20 quando Simone Puleo mi annunciò il suo arrivo per l’indomani. Il giorno dopo ero ad attenderlo all’aeroporto di Capodichino, in quel luogo che a luglio mi aveva visto consumare una delle ultime illusioni.

Il 6 settembre la prima giornata di questo campionato per noi sconosciuto. Pareggio per 1 a 1 a Sambiase.

La prima vittoria giunta soltanto alla ottava giornata, il 25 ottobre, con un rotondo 4 a 0 al Modica.

Il 22 novembre, secondo tradizione del calcio, ma di Avellino ancor di più, a pagare per la deficitaria classifica, ben al di là di quanto anche il più cauto o pessimista dei tifosi avesse mai potuto immaginare, è il tecnico D'Arrigo, esonerato e sostituito da Marra. Sasà è giovane, è un debuttante, avrà da crescere, ma è una persona seria e desiderosa di legare il suo nome ad un'altra impresa in biancoverde. Spero che gli sia data la possibilità di un lavoro nel tempo.

Il resto è storia recente di una storia giovane e tutta da costruire. Abbiamo appena cominciato a farlo, in questa seconda parte dell’anno che è passato non senza averci prima consegnato l’ultimo dispiacere: la morte di Edio Alvino, la voce storica di domeniche lontanissime nel tempo ma non nei ricordi.

Un giorno anche l’anno che è passato sarà un ricordo, lontano eppure sempre vivo. Un ricordo che continuerà a fare male. Parecchio. Una volta ho scritto: “Gran parte della nostra vita non è l’Avellino, eppure l’Avellino è molto della nostra vita. Di cadute questa nostra squadra ce ne ha regalate tante, ci siamo sempre rialzati, abbiamo saputo leccarci le ferite, accettare le cicatrici, attendere che il tempo le chiudesse e, poi, abbiamo imparato a considerarle parte imprescindibile della nostra anima biancoverde”.

Quel giorno io voglio esserci.

Buon anno al lupo, buon anno a voi!

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Ven, 30-07-2010 13:51
Goleada nel primo test al Partenio

Termina con il punteggio di 17-0 il primo test che i lupi versione 2010-2011 hanno disputato al Partenio contro la formazione Allievi. Test poco probante, da cui sono però emerse interessanti indicazioni relative al posizionamento di alcuni elementi nello scacchiere immaginato da mister Marra. Nella prima frazione, infatti, sono scesi in campo Marruocco tra i pali, Meola e Cascella sulle corsie laterali, Puleo e Nocerino coppia centrale, D'Angelo e Ricci centrali di centrocampo, Vianello e Panatteri esterni di centrocampo ed Esposito a supporto di Vicentin. Interessante quindi il ruolo ritagliato dal trainer biancoverde a Panatteri, che si è ben disimpegnato ed è apparso tra i più in forma. Nel secondo tempo spazio agli altri componenti della rosa ad eccezione di Caso, che si è limitato a svolgere giri di campo. Le reti sono state messe a segno da Scandurra (5), Vicentin (4), Panatteri e Fanelli (3 a testa), Nocerino e Viscido. Brivido per un'improvvida entrata di Esposito su Marruocco, che in quel momento difendeva i pali degli Allievi: per fortuna nulla di grave per entrambi

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Precampionato
Gio, 22-07-2010 10:43
Primo allenamento al Partenio per i lupi.

AVELLINO - E' iniziata ufficialmente alle 10 di stamattina l'avventura dell'Avellino 2010-2011. Sotto gli sguardi della dirigenza al gran completo e di una cinquantina di tifosi, si sono presentati agli ordini di mister Marra 21 elementi. Assenti solo Vicentin, in arrivo in giornata dall'Argentina, e Balzano, che si unirà alla truppa soltanto a Cascia. Lavoro prevalentemente atletico quello sostenuto da Puleo e compagni, con numerosi giri di campo alternati a lavoro con la palla nella fase di recupero. Partitella finale di venti minuti che si conclude in pareggio, 2-2, con reti di Ricci (suo il primo gol stagionale), Emanuele Esposito, Scandurra e Nocerino. Non ha partecipato alla partitella Vianello, che si è fermato a svolgere esercizi addominali, mentre Cascella si è fermato dopo pochi minuti a scopo precauzionale dopo un colpo ricevuto al piede destro.

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(U.S.) Avellino (19)12
Lun, 19-07-2010 11:54
Tessera del tifoso: comunicato della Curva Sud

Pubblichiamo di seguito il comunicato emesso dalla Curva Sud di Avellino a proposito della "Tessera del tifoso":


NOI NON CI ABBONIAMO. NOI NON CI TESSERIAMO!
Dopo l'esclusione di una ventina di squadre, a breve saranno resi noti i verdetti della FIGC sulle richieste di ripescaggio in Lega Pro. Ormai è chiaro, come dichiarano importanti esponenti dell’AS Avellino, che tra le squadre ripescate ci sarà anche la società biancoverde.
L’ammissione alla Lega Pro porta con sè una novità, a cui tutte le società si dovranno adeguare, nel bene e nel male, e che sta rivoluzionando il mondo del calcio: la tessera del tifoso.
Voluta fortemente dal Ministro Roberto Maroni, e contestata non solo da tutte le tifoserie italiane, ma anche da personaggi pubblici come Daniele De Rossi, Fabrizio Miccoli, Maurizio Zamparini e addirittura dall'ex CT della nazionale Marcello Lippi, la tessera del tifoso dovrebbe essere uno strumento di "fidelizzazione" del tifoso, e cioè non solo una tessera con cui il semplice cittadino viene preventivamente schedato per un reato che non commetterà mai, e che quindi attesti la sua buona condotta, ma anche una vera e propria carta di credito che si appoggia sui vari circuiti bancari come Mastercard, Poste Pay e Visa, e con cui sarà possibile acquistare non solo biglietti e merchandising della propria squadra, ma anche oggetti di altri tipi, come ad esempio le ricariche delle tessere per il digitale terrestre per guardare da casa le partite. Nulla di più. La violenza negli stadi così non sarà combattuta perché senza tessera non possiamo abbonarci, ma possiamo comprare i tagliandi domenica per domenica, non andare in trasferta nel nostro settore, ma in quello delle squadre che ci ospitano, mettendo a contatto diretto le due tifoserie. In poche parole è l’ennesimo scempio perpetrato per far disinnamorare i tifosi e allontanare la gente dagli stadi. Il calcio è ormai visto come uno show, come una commedia teatrale, come un film al cinema, come i giocolieri in un circo.
Non bastava il biglietto nominale? Non bastavano i tornelli? Non bastava il DASPO? Non bastavano le telecamere a circuito chiuso? Non bastavano le manganellate gratuite a cui ormai ci siamo dovuti abituare? Nel grado di perversione dei politici e dirigenti italiani si è voluto arrivare anche a questo, a privarci del nostro amato calcio e dell’unico luogo di aggregazione di massa e popolare in Italia: le curve degli stadi. Noi siamo ultras e non criminali. Noi siamo ultras e non schiavi di banche e società. Noi siamo ultras perché amiamo la libertà. E questa libertà ci viene tolta definitivamente sopportando l’umiliazione di una schedatura preventiva e la sottomissione forzata al calcio moderno, quello delle televisioni, degli sponsor, del doping e dei miliardi e non quello che amiamo noi, quello degli atleti che corrono, delle squadre che si battono con valore, delle maglie sudate, delle bandiere, cori, striscioni e fumogeni in curva.
Per amore dell’Avellino, e per ringraziare questa società che sta facendo tanto per risollevare le sorti del calcio avellinese, volevamo mettere in campo una imponente e storica campagna abbonamenti per la stagione 2010/2011, ma a queste condizioni non ci stiamo. Niente e nessuno viene prima della libertà e dignità dell’uomo e dell’ultras. Per questo, colmi di amarezza e rabbia, con il cuore che piange, dichiariamo ufficialmente che la CURVA SUD DI AVELLINO non aderirà alla tessera del tifoso, e di conseguenza non sottoscriveremo l’abbonamento dell’Avellino. Sosterremo sempre la squadra e i colori della nostra città, fuori e dentro lo stadio, quando ci sarà concesso. Compreremo i biglietti domenica per domenica, seguiremo la nostra squadra ovunque anche a costo di stare fuori dallo stadio, ma non ci tesseriamo. E in segno della nostra libertà e del rispetto che abbiamo per questo grande e immenso valore, lasceremo la più totale facoltà di scelta agli ultras avellinesi che vorranno sottoscrivere la tessera del tifoso. Noi siamo liberi e rispettiamo la libertà degli altri.
"L’Avellino siamo noi" abbiamo gridato. D’ora in poi, insieme a tutti gli ultras d’Italia, vogliamo gridare “IL CALCIO SIAMO NOI!”


Curva Sud Avellino


NO ALLA TESSERA DEL TIFOSO
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(U.S.) Avellino (19)12
Gio, 15-07-2010 11:24
Malato per l'Avellino ? Curati al Partenio.

AVELLINO - Parte oggi la campagna abbonamenti per la stagione 2010/2011 per il prossimo campionato nazionale dilettanti a cui di diritto è iscritto l’Avellino ma sempre con la speranza che dalla prossima settimana lo stesso abbonamento valga anche in caso di riammissione in Lega Pro. Si, perché questa campagna abbonamenti ideata e progettata per la serie D sarà valida, senza modificare ne i prezzi ne le modalità di sottoscrizione, anche in seconda divisione di Lega Pro (ex serie C2).

Questa mattina nella sala stampa dello stadio Partenio di Avellino il vicepresidente della società biancoverde, Alberto Iacovacci,  ha illustrato, nel corso di una conferenza stampa, la nuova campagna abbonamenti. I prezzi saranno: Tribuna Montevergine laterale € 220,00, Tribuna Montevergine Centrale € 300,00, Tribuna Teriminio € 150,00 e infine CURVA SUD a € 80,00. Inoltre la società si riserva la quota di cento tessere per soci sostenitori e dieci tessere VIP i quali possono accedere nella tribuna Montevergine Centrale e godono anche del posto auto all’interno dei parcheggi dello stadio. Sarà possibile sottoscrivere l’abbonamento tre giorni a settimana: il martedì dalle ore 18:00 alle ore 20:00, il giovedì sempre dalle ore 18:00 alle 20:00 e il sabato dalle ore 10:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 17:00, presso i botteghini dello Stadio Partenio. Per abbonarsi bisogna avere con sè una copia del documento di riconoscimento (possibilmente carta d’identità) e si ritirerà la tessera al seguito di una seconda comunicazione della società.

L’obiettivo della società, come ha dichiarato il vicepresidente, è quello di arrivare almeno alle tremila tessere vendute: “Abbiamo costruito una squadra forte e competitiva, mi auguro che i nostri tifosi siano vicini alla squadra perché per noi sono fondamentali”. 

Si è discusso anche dell’entrata in vigore della tessera del tifoso che da quest’anno varrà per tutte le categorie. Un po’ forviante la risposta in questo caso: “In serie D non è prevista e quindi per ora non pensiamo alla tessera ma ad altre cose più importanti, ma in caso di ripescaggio, come ci auguriamo e speriamo, non possiamo fare altro che adeguarci alla legge e alle normative ministeriali”. Problema serio questo per chi sottoscrive prima della riammissione l’abbonamento. In seconda divisione di lega pro per sottoscrivere l’abbonamento bisogna esibire la tessera del tifoso, e quindi tutte le sottoscrizioni prima della riammissione non saranno valide. Bell’impiccio per una società che fino all’ultimo non saprà in che campionato giocherà e non sarà pronta, come tantissime altre società, a questa novità per il mondo del calcio.

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(U.S.) Avellino (19)12
Ven, 25-06-2010 17:40
Il segno sul cuore.

AVELLINO - È il giorno tanto atteso. Quello della presentazione del nuovo nome e del nuovo logo. E l’atmosfera non poteva che essere quella delle grandi occasioni. Preparata e studiata nei minimi dettagli da una società attenta, meticolosa, sveglia e vogliosa di fare bene dentro e fuori dal campo. Era da tempo che non si vedeva uno staff così giovane, preparato e che fosse capace di allestire e programmare una società seria.

Il calcio ad Avellino non è finito, la storia non è finita e oggi si è scritto un altro bellissimo capitolo di questa favola. Dietro al tavolo tutta la dirigenza, quella “vecchia” dell’anno scorso e quella “nuova” che subentra per via di quell’accordo voluto all’inizio di questa avventura che sancisce la rotazione annuale delle cariche. Accanto a loro un tabellone bianco coperto da un drappo verde che lascia trasparire solo una scritta: il segno sul cuore. Quando quel drappo viene giù tirato via da Walter Taccone e Marco Cipriano esce il “nuovo” logo e il “nuovo” nome della società: AS AVELLINO 1912 e quel lupo che tutti amano.

Quando la conferenza stampa entra nel vivo i soci, presidente e direttore sportivo si mostrano calmi, sicuri, ottimisti. Mai una volta la parola lega pro, quasi per scaramanzia la chiamano “categoria superiore”, mai una polemica, mai una frecciata anche se ce ne sarebbero tante da fare. Parlano di futuro, di quel che sarà l’Avellino del domani. E ne parlano con autorevolezza, con la calma che ha solo chi sa che sta facendo le cose per bene e nell’interesse di una intera provincia. Parlano del logo, della scelta di questo logo e di questo nome, tracciano brevemente i punti salienti della nostra storia, parlano di marketing cosa quasi nuova ad Avellino. Sarà allestito un punto vendita del materiale ufficiale dell’Avellino, saranno intavolate nuove trattative per gli sponsor che vogliono legare il proprio nome a quello dell’AS Avellino, sarà programmata una nuova identità visiva. Parlano dello stadio Partenio e della volontà da parte del Presidente di incontrarsi con le autorità competenti per discutere dell’ampliamento dell’impianto di via Zoccolari. E infine delle nuove cariche societarie. Marco Cipriano il nuovo Presidente, Alberto Iacovacci il suo vice e Massimiliano Taccone come Amministratore Delegato. Inutile dire che alla parte tecnica restano Nicola Dionisio come direttore sportivo e Salvatore Marra come allenatore.

È anche l’occasione per parlare di calcio giocato. Anche qui è chiaro come si sta programmando in maniera serie e scrupolosa il futuro. Vengono annunciati gli acquisti di Scandurra e Panatteri, forse (aspettiamo l’ufficialità) di Marruocco. E qui Nicola Dionisio è sicuro, forte: “Al 24 giugno abbiamo undici riconfermati e tre acquisti. Lavoriamo con calma e con ordine per vincere in D o fare un campionato medio alto in una categoria superiore se arriverà il ripescaggio”.

C’è una cosa buona, ottima direi: l’avellinesità. La si sente. Si sente innanzitutto l’orgoglio di essere avellinese, un senso di appartenenza che lega società, squadra e tifoseria e che è quella marcia in più per fare bene.

Quel lupo e quel nome sono il segno sul cuore. Questi atteggiamenti sono quelli tanto auspicati da tutti per portare Avellino e l’Avellino dove meritano.

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