|
AVELLINO - Dopo che in Consiglio Federale aveva chiesto la non iscrizione dell'Avellino, dopo che aveva, con forza, richiesto la votazione e votato per la cancellazione del club irpino, dopo aver salutato la determinazione del CF con la quale si riconosceva l'iscrivibilità della società con il più classico "ma non finisce qui", dopo aver rilasciato interviste di fuoco nelle quali, nella migliore delle ipotesi, dava degli incompetenti ai professionisti della Co.Vi.So.C. ed, in ogni caso, spiegava come e perché la documentazione dell'Avellino fosse zeppa di gravi irregolarità, dopo aver chiamato alla "Guerra Santa" le dirigenze del Cesena e del Manfredonia (ma da lui abbiamo sentito anticipare anche di Cremonese e Ravenna che avrebbero firmato una sorta di Quadruplice Alleanza), dopo questo ed altro ancora, Macalli, rag. Mario, colui che aveva dichiarato guerra, ottenuto il centro del campo di battaglia ed arringato le sue truppe, come Russel Crowe nella scena iniziale de "Il gladiatore", a battaglia perduta fa sapere, tramite Tuttosport che lui "non c'entra" e non accetta questo modo di "approcciarsi alla vicenda" personalizzando una questione ed indicando in lui il capo dei rivoltosi. Figurarsi, proprio lui che "dal mancato ripescaggio dell'Avellino aveva da perdere", come Presidente di Lega Pro, per discorsi legati alla mutualità ed altro.
Signori, questo è Mario: il ragioniere che divenne Presidente, il Presidente che divenne gladiatore, il gladiatore che divenne...coniglio.
Eppure aveva detto: "Ma io andrò fino in fondo a questa storia".
|