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Il Presidente Spinelli, decidendo di lasciare la sua splendida barca attraccata nel porto di Livorno, si è preso, di fatto, un bell'impegno: navigare nel ribollente entusiasmo livornese, infatti, comporta l'obbligo(!) di costruire una squadra da promozione immediata. Il che, con un mercato abbastanza risicato e parsimonioso, non è facile. E curiosando, a lume di naso... nel campo altrui, sarebbe, forse, più opportuno concentrarsi su una lunghezza d'onda differente, perché in Serie B nulla è riconosciuto per nome o blasone, tutto è da conquistare con sudore, fatica e determinazione. L'intelaiatura appare, comunque, abbastanza convincente anche se resta da vedere il destino di qualche "big", al momento, con la valigia in mano: pensiamo, per esempio, a Pulzetti un mediano a lungo corteggiato e lusingato da squadre di serie A ed al centrale difensivo Grandoni altro cardine di un Livorno che fu, ma che potrebbe riciclarsi e bene nel Livorno che sarà, sempre che abbia voglia e cattiveria necessaria per mettersi in discussione in un campionato tremendamente insidioso come è la serie B.
L'allenatore Leo Acori, dopo aver accarezzato il sogno di allenare la Lazio in serie A, si è ritrovato, in questa stagione, ad allenare, ancora una volta in serie B, ma in una piazza oltremodo ambiziosa e passionale come Livorno. Un'avventura certamente intrigante; il Tirreno, infatti, appare decisamente un mare meno tranquillo... dell'Adriatico, ma lasciare Rimini appariva, oramai, un passaggio obbligato per un allenatore che vuole dimostrare di esser un tecnico preparato e "navigato" per gestire realtà ambiziose. Da evidenziare il ricorso alla difesa a quattro che, a Livorno, ha quasi il sapore di rivoluzionario, dal momento che (a parte l'esperienza con Donadoni) la storia della squadra amaranto (da Osvaldo Iaconi passando per Mazzarri, Mazzone per giungere a Orsi e Camolese) sembra descrivere l'impiego esclusivo dei tre difensori centrali. Ma c'è di più, perché, a Livorno, Acori ripeterà l'esperimento riuscito a Rimini: quello, cioè, di aver due terzini molto propositivi in fase offensiva. E se il paragone tra il Bonetto amaranto ed il Regonesi romagnolo, sulla fascia sinistra, è presto fatto, altrettanto si potrà dire per il versante opposto dove l'ex allenatore del Rimini si ripromette di trasformare Rosi in un novello Baccin, da esterno di centrocampo molto dinamico a terzino disciplinato nella linea di competenza, sempre pronto, però, a sostenere la manovra offensiva attraverso continue sovrapposizioni.
La probabile formazione

Occhio a... Diamanti, cadeau raro e prezioso (da ammirare ...per la categoria) ma anche arma micidiale, a disposizione di Acori, per scardinare con una giocata le difese avversarie. Dalla sua consacrazione come fantasista del Gol, dipenderà molto la forza del vento che alimenterà la nave livornese. E' arrivato tardi, per l'indiscutibile talento, al calcio che conta ed ha preferito rimanere in B con il Livorno piuttosto che riprovare l'avventura in A con squadre di medio livello; Diamanti è il classico giocatore che nelle giornate di vena furoreggia, ma appare, viceversa, impalpabile, quasi abulico, in quelle di anonimato. Con Tavano e Danilevicius (o Paulinho) può costituire un tridente offensivo micidiale.
L'azzardo Con la partenza di Amelia verso Palermo, un altro pezzo della vecchia guardia amaranto è andato via; ora a difendere la porta è stato promosso De Lucia, un portiere dalla ottime doti fisiche, ma oltremodo deludente, alla luce delle sue indubbie qualità, nelle ultime apparizioni. Ad Avellino lo ricordiamo bene; crediamo, viceversa, che egli si ricordi nitidamente, ma con meno entusiasmo, di un certo... Kutuzov !
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