| 15a giornata: il Messina |
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Venerdì 30 Novembre 2007 16:32
Scritto da Redazione
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Dal Moggi al... domani, questo il nome del nuovo progetto che il Presidente Franza sta, faticosamente, cercando di portare avanti quest'anno a Messina. Dopo aver trascorso tre stagioni in serie A, l'aver perso il sostegno concreto di un gruppo di collaboratori strategicamente determinante si è rivelato una cambiale estremamente difficile da onorare; e, dunque, dopo l'ultimo travagliato campionato, la squadra peloritana è tornata a rappresentare il cuore della Sicilia sul palcoscenico della serie B. Franza, criticato, più o meno comprensibilmente, dal suo stesso ambiente, ora è chiamato (leggi costretto, dall'assenza di interlocutori credibili cui cedere la società) a ripartire con un profilo, nonostante valori tecnici abbastanza oggettivi, forzatamente più basso; di conseguenza, non riesce a raccogliere il consenso e l'entusiasmo di una tifoseria, la cui lontananza dalla squadra si può misurare, con crudele realismo nel nuovo stadio da 40mila posti trasformatisi, di fatto, in una specie di cattedrale nel deserto. Gasparin e Favero, chiamati a formare l'essenza del nuovo gruppo direttivo, rappresentano professionalità organizzative e tecniche estremamente valide, ottime basi per costruire un programma nuovo a medio-lungo termine, ma l'emarginazione dal contesto dirigenziale di Valentini, figlio del presidente del credito sportivo, ha rappresentato la perdita di una risorsa "relazionale" vitale per rendere operative strategie già premianti in altri contesti. La rosa, come accennavamo prima, complessivamente appare valida. Valutando, infatti, attentamente i nomi dei giocatori a disposizione di Di Costanzo, si potrebbe rimanere, anche, sorpresi alla luce di una posizione in classifica poco lusinghiera. Il tecnico, reduce dalla buona esperienza sulla panchina di Venezia, sembrerebbe, almeno sulla carta, avere a disposizione un buon cocktail di calciatori, solo che l'aspetto motivazionale di qualche elemento, potenzialmente deflagrante per la categoria, rimane un rebus ancora da sciogliere positivamente. Due nomi su tutti: Parisi e Zanchi. Il primo, siciliano doc, è un laterale sinistro che molti giustamente hanno paragonato a Roberto Carlos per le fucilate su punizione ed i cross sempre taglienti... ma anche per l'applicazione difensiva ed un carattere abbastanza lunatico. Il secondo è un atleta di grande affidabilità, difensore centrale bravo negli anticipi ed abile nei duelli in quota, adattabile anche a terzino destro se non addirittura a schermo protettivo davanti alla difesa. Non è quel fuoriclasse su cui Ancelotti era pronto a giurare, tanto da averlo fortemente voluto nella sua Juve, ma un giocatore che, in serie B, è chiamato a rappresentare un punto di riferimento in campo (... e nelle sue vicinanze) e a non deludere aspettative legittimamente molto elevate. Il reparto difensivo, peraltro, si completa con nomi altrettanto prestigiosi: Galeoto, magari non più il pendolino sull'out destro di qualche anno fa, ma un giocatore estremamente dinamico che con il passare degli anni ha mostrato una sempre maggiore attenzione verso diagonali difensive che ad inizio carriera erano... una vera alchimia; Manitta, un portiere salito al proscenio forse più per il gol rifilato al Castrovillari, tanti anni fa, che per un rendimento davvero convincente, nonostante mezzi soprattutto atletici fuori dal comune. Le assenze di Giosa e Rea indurranno Di Costanzo a schierare Mariano Stendardo come altro difensore centrale in compagnia di Zanchi; un giocatore, probabilmente sconosciuto per i più, ma che gli addetti ritengono potenzialmente molto più forte del fratello, attuale difensore centrale titolare nella Lazio di Delio Rossi. A centrocampo vista le assenze forzate del mediano Coppola, un califfo a queste latitudini calcistiche, e degli esterni Schetter e Lazzari, Di Costanzo sarà costretto ancora a perlustrare percorsi tattici sperimentati poco e non senza qualche perplessità di fondo. La quadratura del cerchio, ci auguriamo, appaia ancora lontana. Troppo poco compatibili tra loro giocatori, tecnicamente validi, dal passato illustre ed un presente incerto, come Pestrin, D'Aversa e Cordova, i tre chiamati, probabilmente, a presidiare la zona nevralgica del campo, con il cileno, bravissimo nell'assistere i compagni, in posizione più avanzata a fungere da trequartista. In avanti, ancora c'è il ballottaggio tra il talentuoso mancino Moro e Arigò, in appoggio alla coppia Degano-Biancolino: il primo, di vocazione mezzapunta offensiva e dotato di un tiro in porta davvero micidiale, il secondo è semplicemente... il PITONE (!). Sul talento ex Parma e Piacenza, non ancora riuscito a sfondare nel calcio che conta, e su Biancolino c'è abbastanza pressione nell'ambiente messinese: ad essi, infatti, spetta, quasi doverosamente, l'obbligo di dare all'attacco quel pizzico di qualità in più, indispensabile anche a rendere meno viva la nostalgia di Riganò e Di Napoli, due super bomber e due idoli della tifoseria messinese emigrati, per ragioni diverse, verso altri lidi. Un compito delicato, ma, soprattutto, decisivo per le sorti del rinnovato Messina in questo campionato. |
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| Ultimo aggiornamento ( Venerdì 30 Novembre 2007 16:32 ) | |




