|
"Stiamo lavorando per voi". Prendendo spunto dal titolo del celebre libro di Luca Goldoni, questo sembra essere il messaggio che Incocciati ed i suoi lupi, questa sera, hanno trasmesso ai tanti tifosi (sulle 5000 unità) accorsi al Partenio per assistere alla gara valevole per il passaggio al terzo turno di Coppa Italia. La filosofia è corretta, ma il passaggio a vuoto nell'esordio alle competizioni ufficiali, inevitabilmente, sarà destinato a mortificare, emotivamente, le piccole-grandi speranze che ciascun tifoso, già, cominciava ad affidare alla Incocciati's band. La strada da percorrere è ancora molta e lo si sapeva indipendentemente dal risultato negativo odierno; la squadra, certamente, avrà bisogno di esser integrata numericamente ed, in parte, calibrata meglio nella sua organizzazione: nella linea difensiva, per esempio, è apparso troppo timido Gaveglia negli inserimenti sulla fascia di competenza; a centrocampo Di Cecco e De Martino, il cui valore individuale, non si discute, sono risultati completamente fuori dai meccanismi tattici predisposti dal Mister, generoso ma confusionario il mediano ex Chievo, lento e macchinoso il secondo; in attacco, a parte un paio di spunti isolati, inconcludente Sestu che, come terzo attaccante di sinistra, rimane o troppo schiacciato sui difensori avversari oppure estremamente prevedibile nella giocata individuale e, dunque, poco funzionale per mettere Pellicori in condizione di finalizzare, con efficacia, il gioco offensivo. Ci sarà da lavorare per Incocciati, senza trascurare i segnali incoraggianti di questo esordio ufficiale che si chiamano, principalmente, Babù. L'ottima prestazione del talentuoso brasiliano, migliore in campo insieme ad un convincente Gragnaniello tra i lupi, non sembra, però, bastare per rendere concretamente credibile, agli occhi dei tifosi andati via delusi ed amareggiati, il conciliante messaggio di cui sopra. Incocciati ha schierato l'Avellino secondo il consueto modulo, il 4-3-3, sperimentato nel ritiro di San Giovanni in Fiore: con Gragnaniello confermato tra i pali, una linea difensiva composta da destra a sinistra da Gazzola, Doudou, Defendi e Gaveglia; a centrocampo il metodista era Romondini con a fianco De Martino, a sinistra, e Di Cecco a destra, mentre in attacco spazio a Babù e Sestu, pronti ad incrociarsi, alle spalle del neo-capitano Pellicori.
Parte bene l'Avellino, determinato e volenteroso, ma la prima occasione da gol trova protagonista la squadra ospite con Gragnaniello che si dimostra estremamente reattivo in uscita sventando con bravura un'opportunità nata, quasi esclusivamente, per una leggerezza difensiva di Doudou. Sul capovolgimento di gioco, l'Avellino risponde, immediatamente, con Pellicori: il centravanti calabrese, ben imbeccato da Sestu, è bravo a girare di testa, ma la sua conclusione esce di un nulla. Questa resterà l'unica giocata degna di nota del talentuoso esterno romano. L'Avellino con il passare dei minuti perde campo ed il pallino del gioco, preferendo agire di rimessa. Intorno al 20' minuto, comunque, c'è da registrare una nuova palla gol per i Lupi articolata su una bella intuizione, in verticale, di Romondini, ordinato complessivamente nella costruzione del gioco, che mette Babù nelle condizioni di evidenziare il pezzo forte del suo repertorio: dribbling sul difensore ed "assistenza" raffinata per Pellicori il quale, però, in area, tira, debolmente, centrale, rendendo, cosi, non difficile, l'intervento del portiere avversario Ambrosio. La Reggiana prova a rendersi pericolosa con i tiri dalla distanza di Maschio e di Ferrari; Gragnaniello si fa sempre trovare pronto e tempestivo negli interventi. La manovra offensiva dell'Avellino vive, principalmente, sull'estro di Babù. Il brasiliano, sulla destra, più volte, tagliando centralmente, supera abilmente i diretti avversari che, loro malgrado, si trovano costretti a fermarlo in modo non regolamentare. Proprio sugli sviluppi di un calcio di punizione, decretato dall'arbitro, signor Damato, per un fallo sul talentuoso brasiliano, Defendi, in scivolata, mette a lato un prezioso assist di Gaveglia. Il primo tempo si conclude con due pregevoli azioni individuali: la prima, di marca bianco-verde, porta la firma di Babù che si libera di un paio di avversari e mette al centro un pallone troppo arretrato per esser raccolto dall'accorrente Pellicori; la seconda di Alessi, per gli ospiti, che conduce un contropiede in superiorità numerica e costringe Doudou ad un fallo tattico sanzionato con l'inevitabile cartellino giallo per l'irruento difensore centrale irpino.
Il secondo tempo si apre e l'Avellino riprende con Babù da dove aveva lasciato. L'ennesima punizione conquistata dall'esterno brasiliano, questa sera, a tratti, incontenibile, non riesce ad esser sfruttata da Pellicori che, di testa, è ancora poco fortunato sull'invitante traversone mancino di Gaveglia. Al 56' minuto bellissima combinazione, tutta ad un tocco, Ferrari-Alessi-Ferrari che si presenta a tu per tu con Gragnaniello che è puntuale nel coprire la porta nell'incontro ravvicinato con l'attaccante reggiano. Con il passare dei minuti l'Avellino sembra soffrire l'intraprendenza e la migliore coesione della squadra ospite che riesce a passare, in maniera rocambolesca, sugli sviluppi di un calcio di angolo con Stefani, velenoso ed abile nell'intervento al punto da mettere alle spalle di un incolpevole Gragnaniello. Incocciati prova a cambiare qualcosa : fuori De Martino e Sestu (fischiatissimo all'uscita del campo) per Koman e Dettori. L'Avellino sembra trarre giovamento dal nuovo assetto tattico, un 4-4-2, più compatto.I due nuovi entrati, estremamente vivaci e visibilmente tecnici nelle giocate, si vanno a posizionare sugli esterni lasciando a Di Cecco e Romondini il compito di presidiare la zona centrale dove Alessi regala una perla d'antologia, anche se, nell'occasione, Maschio, fortunatamente per i lupi, arriva in ritardo per incrociare il delizioso suggerimento del compagno. Si cerca la giocata estemporanea : ci prova Babù che, liberatosi dei suoi marcatori (il plurale non e' un caso n.d.r.), dai venticinque metri centra la traversa con il pallone che rimbalza in campo ad Ambrosio ampiamente battuto, ci prova Koman, dopo una bella serpentina di Dettori, ma la conclusione del talentino ex-Sampdoria trova Ambrosio pronto all'intervento in presa bassa. C'e' il tempo per apprezzare ancora Gragnaniello su conclusione di Alessi dai sedici metri e per annotare l'ingresso di Sirignano per un Gaveglia affaticato, prima che il signor D'Amato sancisca la fine delle ostilità.
L'eliminazione, probabilmente inaspettata per i più, dà fastidio e lascia perplessi; speriamo, solo, possa rappresentare quel sintomo di un malessere latente tale da far elaborare, al più presto, a chi di dovere e nelle rispettive competenze, la cura più opportuna.
|