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AVELLINO - Neanche il tempo di scendere dall’aereo ed era corso ad allenarsi coi suoi nuovi compagni: Puleo aveva voluto fortemente il ritorno ad Avellino e troppi e troppo lunghi erano stati i giorni che lo avevano costretto a “stare a guardare”. Poco più di un allenamento e poi il debutto a Sambiase, dove aveva indossato quella maglia e messo quella fascia da capitano che gli erano sempre appartenuti. Il 13 settembre il ritorno al Partenio, il suo stadio, e poi quell’infortunio maledetto che, sulle prime, sembrava dovesse risolversi in pochi giorni. Invece, un lungo e difficile recupero in attesa di un ritorno in campo che più volte ha dovuto rinviare. La scorsa settimana “riempita” di scatti e di corse senza registrare alcun problema, cosicché la speranza di Simone di riprendere il suo posto in squadra, nella prossima gara contro la Nissa, sembrava potesse trovare approdo nella realtà dei fatti.
Tornato a lavorare in gruppo, ieri, ha dovuto fermarsi per un indurimento del polpaccio, dovuto ad un affaticamento, anche normale per chi è stato costretto a più di due mesi di inattività. Stavolta, a tradirlo è stata l’altra gamba, quella “malata” ha reagito bene ma questo non ha diminuito la rabbia di Puleo: -Sono incazzato nero. Non ce la faccio più a stare a guardare, mi sembra di rubare lo stipendio e di tradire i compagni, la società ed i tifosi. So bene che la squadra sta iniziando a fare quello che ci si aspettava, tranne la brutta giornata con la Rossanese, è da diverse settimane che produce gioco e risultati e “li dietro” i miei compagni stanno dimostrando di poter fare bene anche senza di me, ma io soffro troppo a restare fuori. Forse perché non ho mai patito un così lungo infortunio, forse perché a questa maglia tengo troppo, non lo so, so solo che, ti ripeto, sono incazzato nero, vorrei aiutare i miei compagni ma non posso: speravo di essere a disposizione questa settimana ed, invece, mi toccherà attendere la prossima partita-.
Spiegargli che, a questo punto, sia meglio e giusto attendere ed usare ogni cautela, piuttosto che correre rischi, sembra non servire; nemmeno ascolta e ti ripete: -Sì…lo so, ma io sono venuto ad Avellino per giocare, per fare la mia parte, per dare tutto me stesso e, purtroppo, non riesco ancora a dare niente…-
Non è così, ma come fai a spiegarglielo stasera?
Lo saluti e lui ti dice: -Mi dispiace, scusami con gli altri tifosi..."
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