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Puleo: "Non mi piegano né i problemi né le malignità" PDF Stampa E-mail
Mercoledì 16 Dicembre 2009 00:21
  Scritto da LupoDentrooo   

AVELLINO - Un saluto e poi subito una domanda secca, anzi una frustata,senza giri di parole, come solo tra amici è possibile fare e non in una intervista formale:
“Simo’, gira voce che potresti andare via; dimmi la verità: esiste questa ipotesi?.

La sua reazione è immediata:
“Questa non è una voce è una stronzata. Quando sono venuto qui non ero disoccupato, Avellino è stata ed è una scelta di vita e non un contratto da stracciare solo perché le cose fino ad ora sono andate male, per me e per la squadra. Non è che siccome ci sono problemi io ora scappo. Dovresti saperlo bene ed il fatto che tu me lo chieda mi fa incazzare assai”.

“Incazzati pure, ma io dovevo chiedertelo; vorrà dire che tu mi hai fatto incazzare domenica con l’espulsione ed ora siamo pari”
, provo a salvarmi così dalla sua rabbia.

“Hai ragione, lo so, ho fatto un gravissimo errore, imperdonabile: ho sbagliato, proprio io non dovevo fare quel che ho fatto. Non ci sono scusanti, neanche la grande amarezza che stavo provando per come si era messa la partita”.


Io la conosco bene l’origine di quella amarezza: il martedì successivo alla vittoria con l’Acicatena mi aveva inviato un sms nel quale mi consegnava la sua grande fiducia per la partita di Milazzo. Era convintissimo che sarebbe stata la partita della svolta. L’ottimismo che crolla sotto i colpi della realtà fa brutti scherzi.

Provo a servigli un’altra polpetta avvelenata, stavolta consegnata nel piatto dello scherzo:
“Vabbè, dai che lo hai fatto apposta per andartene in vacanza prima del tempo…”.

Arrivo secondo, terzo o forse quarto:
“So anche questo, mi hanno chiamato mentre ero in viaggio e mi hanno detto delle telefonate e anche oggi mi hanno raccontato che più di uno ha detto che lo avrei fatto apposta a farmi cacciare, così da evitarmi l’ultima trasferta e salire prima a Milano. Questo però mi fa incazzare assai meno della tua domanda. Dopo la storia che mi sarei venduto la finale al Napoli non mi sorprendo più di nulla e di certo non mi arrabbio più di tanto. E poi per chi? Per gente che non sa nulla e che vive solo di queste cose?  Lo sanno che anche durante l’infortunio sono stato sempre ad Avellino accanto alla squadra e che sono stato a tutte le partite? Io domenica sarò con la squadra e con i miei compagni, non li abbandonerò un attimo. Venissero anche loro a Mazara, invece di dire queste cose a telefono. Aiuterebbero la squadra e quei tifosi che ci seguono ancora, nonostante tutto, ed ai quali chiedo ancora scusa per domenica. Non meritavano quella sconfitta, dopo i tanti chilometri fatti”.

Se ho imparato una cosa è quella che la tensione la si sfoga meglio con l’ironia; di rimando:
“Non ho capito, ma perché io la meritavo? Mi avete fatto scassare un’altra radio…mannaggia a voi”.

“No, non la meritavi tu e non la meritava nessuno dei tifosi dell’Avellino. Ho parlato di loro perché è dura arrivare fino a Milazzo e poi ritornare su dopo un tre a zero così pesante. Ora dobbiamo rialzarci, tutti. Non possiamo continuare così, dobbiamo fare quadrato e reagire. Ce la faremo... vedrai”.

Penso all’ottimismo di quel suo messaggio di martedì scorso, penso ad un altro mio amico e gli dico:
“Non iniziare a fare come IL NAPOLETANO, pure lui quando fa i pronostici non li azzecca mai…”

“No, aspetta, io non mi sto nascondendo le difficoltà ed i problemi e non sto facendo proclami: sto solo dicendo che non possiamo e non dobbiamo mollare. Dobbiamo lavorare duro, ma credendoci e non... così... tanto per far passare i giorni. Questo l’ho detto anche alla squadra, oggi. Per me, sul piano personale, è stato un girone di andata tremendo, sotto tutti i punti di vista, l’infortunio ed ora la squalifica, però ho la forza di non piegarmi. Come squadra dobbiamo fare lo stesso: lavorare, crederci e lottare su ogni campo”.

La sua voce, le sue parole mi risollevano e mi danno coraggio. Da domenica scorsa le ore passavano e mi consegnavano sempre più allo scoramento. Penso che potrebbe fare altrettanto con altri tifosi; gli chiedo:
“Simò, posso scrivere di questa nostra conversazione?”

Mi risponde:
“Certo che puoi, non ti ho raccontato mica sciocchezze o cose che dovrei aver paura di far sapere. Sarò a Mazara e non certo a Milano, non mi rassegno io e non si deve rassegnare la squadra, comunque vada io continuerò ad indossare questa maglia. Non mi piegano né i problemi né le malignità”.

Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 16 Dicembre 2009 13:15 )